Archivio per agosto 2014

Quel che resta – sull’immagine di Kalosf “La via del ritorno conosce la sua luce…”   1 comment

 

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sulla via del ritorno
sostano gli occhi sull’arcano
mistero del mare in estate;
lame di luce e di nuvole
attraversano l’infinito

argentee onde sinuose,
la diga del tempo si rompe
e l’acqua limpida scorre;
è fredda rugiada celeste
fatta di pietra e duro sale

biancheggia ora l’aurora,
eterna nella notte affonda-
come tremula candela
si scompone in un gioco antico
e d’incanto ancora rinasce

quel che resta del giorno
è una malinconia leggera,
nel crepuscolo si specchia –
la Luna lambisce le stelle
un sogno di sole mai nato

*

Eufemia – 27 agosto 2014

Ascoltando Ludovico Einaudi “Quel che resta”

Pubblicato 27 agosto 2014 da Eufemia Griffo in keiryū, Poesia in metrica, Yama

Les jours   3 comments

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Il cielo ha preso il posto della terra e la notte ha lo stesso colore delle stelle.

L’ estate cede il passo all’autunno e sulle foglie cade l’ultima pioggia d’ agosto.

 

Eufemia – 26 agosto 2014

Pubblicato 26 agosto 2014 da Eufemia Griffo in verso libero

Poesia: “Ricordo d’Estate” – 4 mani   2 comments

Con grande piacere pubblico sul mio blog, la poesia di mia sorella Lucia, scritta a 4 mani con Floriana Antonelli. Grazie, siete state splendide.

Di acqua marina di Lucia Griffo

guardo il mare

Poesia: “Ricordo d’Estate”

“Pensando a ieri,
guardo il mare.
Acqua gelida da scaldare.

Batte sul viso
il sole tiepido
di un’essenza d’estate
che ascolta i ricordi
tornare come l’onda al suo mare.

Sentirti felice.
Ricordo istantaneo.
Sabbia color caramello.

D’azzurro mi rivesto l’anima
che al mare
vuole somigliare.

Respiro lento,
il mare.
Nostalgia.

Tutto ritorna
confine
tra sogno e realtà”
*
Poesia a 4 mani di Lucia Griffo-Poems e Floriana Antonelli- Gli abbracci le parole dell’anima

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Pubblicato 22 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Senza categoria

Storytime   1 comment

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come Alice nelle favole
aggrappata all’aquilone nel vento,
attraverserò stelle luminose
a picco sulla terra e nel mondo
luci innocenti a segnare il cammino
verso ignote destinazioni

*

Eufemia

 

Immagine di Dorina Contras

Pubblicato 17 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Senza categoria

Taggato con

Matin de soleil   2 comments

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Nel tempo dell’Amore
è il silenzio a scandire l’attesa-
le nostre mani attendono l’alba
nel cielo di un’estate
che sa d’autunno
e mattini freddi

Le nubi corrono lievi
nell’infinito spazio
soffiate da un debole vento

Si dissolve la nebbia,
dolce è arrendersi
ad un giorno di sole

*

Eufemia Griffo

Pubblicato 16 agosto 2014 da Eufemia Griffo in verso libero

Le temps- sull’immagine di “Favole” di Victoria Frances   2 comments

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negli abissi del tempo
il fato è come un giocatore
a muovere pedine
corroso dall’ira e dal dubbio

alla fievole luce
d’una lanterna tremolante
s’insinua il crepuscolo
nella malinconia del cielo

l’algida luna osserva
assisa su stelle dorate;
eterna come il sole
che sorge nel ciclo infinito

tra i dedali  dei giorni
s’impigliano fili intrecciati
trame preziose e rare
nodi vestiti d’ infinito

*

Eufemia

11 agosto 2014

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Pubblicato 11 agosto 2014 da Eufemia Griffo in băishù

Taggato con

Lavèrne – sulle immagini di Victoria Frances   2 comments

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 Nelle profonde selve
sulle rive del fiume,
musica d’un antico clavicordo

Alla luce del plenilunio
una  fanciulla brama
pallide  visioni d’amore
nelle  paludi del sogno

Nell’algido abbraccio del giorno
germogliano tenebre oscure –

E le acque  attendono ancora
l’ultimo canto di Lavèrne
perduta per sempre
 nella purezza del sole

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 Eufemia Griffo

10 agosto 2014

 

 

Pubblicato 10 agosto 2014 da Eufemia Griffo in verso libero

Fade to black – dissolvenze in nero   2 comments

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vorrei essere là con te
ad afferrare il lieve bagliore
di stelle d’estate

eppure è la luna stanotte
a sedere sul manto dorato
– infida e oscura –
a tessere trame per gl’ignari amanti
prigionieri del triste Fato

gocciola pioggia sui campi fioriti
immagine solitaria di amori incompiuti

⁀︶

Eufemia  ©
9 agosto 2014 – notte di San Lorenzo

Il titolo della poesia è un omaggio all’omonima canzone dei Metallica “Fade to black”

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Pubblicato 10 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Senza categoria

A scoprirmi Poeta – Premio BRONTËANA III 2014   1 comment

Heathcliff poor and angry

A scoprirmi Poeta
 –da  Heatchcliff all’amata Catherine

la bellezza del mondo
è negli occhi di una donna
nell’incontro della notte-
lo sguardo vaga sulla brughiera
nelle stanze fatte di vento

la violenza del mare
si fa eco nel crudele silenzio
tra le sottili nebbie bianche;
il nome di Catherine è illusione
tenace follia nell’anima dannata

nel vuoto che m’accoglie
le dimore sono cime aguzze
in attesa di primavere e sole;
più in là il cielo si affida alla tempesta
una nube azzurra  si cela nell’ombra

nel freddo marmo di una tomba
le mani sono sporche di polvere
sottile come seta preziosa;
sciolte sono ora le potenti catene
flebili lamenti nelle tenebre

Eufemia Griffo ©

Questa lirica è stata selezionata per il premio
BRONTËANA III 2014 e fa parte dell’omonima raccolta antologica

Le immagini sono tratte dal film

‘Wuthering Heights’ Open Thread ispirato all’omonima opera di Emily Brontë,

meglio conosciuta come “Cime tempestose”

Pubblicato 10 agosto 2014 da Eufemia Griffo in verso libero

Moon – sull’immagine di Victoria Frances   2 comments

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attenderò l’alba
voltando pagine ingiallite
di un libro senza colore;
tra labirinti di parole
è muto il suono dell’amore

cupa luna di vetro
mantello di ombre e di tenebre
siede sul trono di stelle;
a dipingere un nuovo sogno
solo un poeta e lacrime oscure

*

Eufemia

Pubblicato 9 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Yama

Light – Eufemia sull’immagine di Sandro Foti   1 comment

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU e di ispirazione giapponese

sedia

a lungo osservai
il silenzio del cielo
e l’eco della notte

a contar le ore
e le stelle già spente,
naufraghe di tenebre

alte di azzurro
limpide le nuvole,
nel reame del vento

memorie di ieri –
su una sedia di paglia
fogli sparsi di poesia

*

Eufemia

3 – “Light”- poesia liberamente ispirata al mio racconto “This is the day” e all’immagine di Sandro Foti ““Perchè essere felici per una vita intera, sarebbe quasi insopportabile” “

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Pubblicato 8 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Senza categoria

keiryū 渓流 di Eufemia – sull’immagine di Kalosf   1 comment

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU e di ispirazione giapponese

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il tempo è attraversato
di bianca e silenziosa luce
nell’antica cattedrale –
il senso d’eterno si svela
nei raggi obliqui della luna

*

Eufemia

Immagine di Sandro Foti in arte Kalosf

http://kalosf.wordpress.com/

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Pubblicato 8 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Senza categoria

keiryū 渓流 di Eufemia – sull’immagine di Kalosf   1 comment

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU e di ispirazione giapponese

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su nuvole di carta
il cielo si declina in stelle
cullate dal crepuscolo –
per strade luminose d’alba
distese di grano dorato
*

Eufemia

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Pubblicato 8 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Senza categoria

Dal blog “Cinquesettecinque” di Luca Cenisi, il mio articolo sulla Cerimonia del Tè   Leave a comment

Link originale http://cinquesettecinque.com/2014/07/30/la-cerimonia-del-te-o-cha-no-yu-di-eufemia-griffo/#more-880

La cerimonia del tè o “cha no yu”, di Eufemia Griffo

tea«Seduto lontano dal mondo, all’unisono con i ritmi della natura, liberato dai vincoli del mondo materiale e dalle comodità corporali, purificato e sensibile all’essenza sacra di tutto ciò che lo circonda, colui che prepara e beve il tè in contemplazione si avvicina ad uno stadio di sublime serenità.» (Principio di tranquillità del Cha no Yu)

Storia e origine del tè: dalla Cina al Giappone

Il tè è la bevanda più diffusa al mondo, dopo l’acqua ovviamente. È un infuso ricavato dalla foglie della Camelia Sinensis, spesso mescolato con spezie o erbe naturali. Attualmente è una pianta che viene coltivata soprattutto in Giappone, Cina e India.
È difficile datare con precisione l’origine della Cerimonia del Tè, ma quel che e certo e che essa deriva dalla tradizione cinese; la Cina è il luogo più remoto e antico dove è possibile datare i primi usi di questa pianta. Un’antica leggenda narra che il tè fu addirittura scoperto nel 2700 circa a. C. da uno dei tre imperatori della dinastia San Huang.
In un giorno d’estate l’imperatore Shen Nong, si reco in visita presso una regione antica e sperduta del suo impero; per dissetarsi mise dell’acqua a bollire e mentre la preparava, delle foglie secche caddero da un cespuglio nel bollitore dando vita ad una nuova infusione.
Quando l’imperatore assaggio il preparato, lo trovo dissetante, rinfrescante e delizioso. Quel momento dovrebbe mitologicamente segnare la scoperta di questa nuova bevanda. Mitologia a parte, il tè è menzionato per la prima volta nei documenti cinesi intorno all’anno 222. Nel terzo secolo, sotto la dinastia Tang, il tè inizio a diventare talmente popolare che per le sue proprietà rigeneranti, che aiutavano anche a godere di buona salute, fu nominato bevanda nazionale. Tutti i contadini iniziarono a coltivare le piante di tè che venivano poi raccolte, tostate, ridotte in piccoli pezzi e conservate in vasi di porcellana. Per cucinarlo venivano impiegati l’acqua bollente, spezie, cipolla, zenzero o arancio, che venivano aggiunti ai vari infusi per creare variazioni differenti.
Nel 700 circa, Ch’a Ching scrisse il primo libro sul tè, spiegando i metodi di coltivazione e preparazione della bevanda; in seguito questo libro ispirerà i monaci buddhisti Zen in Giappone, che a loro volta lo “adottarono” dando vita a quella che noi oggi chiamiamo Cha No Yu o Cerimonia del Tè. È tra il 960 ed il 1279, durante il dominio della dinastia Song, che il tè fu importato in Giappone dai monaci zen; si racconta che essi trovassero in esso un valido sostegno per la loro vita fatta di estenuanti e difficili pratiche di meditazione.
Il tè in polvere veniva mescolato con semplice acqua e la bevanda così ottenuta, aveva un potere eccitante. Fu il monaco Eisai a portare dalla Cina alcune piante di tè e le relative pratiche di utilizzo; egli lo fece conoscere in Giappone e insegno quelle pratiche che a sua volta aveva appreso e che condussero, poco alla volta, all’attuale cerimonia del cha no yu.
Tuttavia, nel tempo, la Cerimonia perse i suoi connotati spirituali e diventò per gli aristocratici, solo un gioco dove i partecipanti dovevano indovinare l’origine delle foglie di tè che veniva consumato. In questo senso, la cerimonia assunse delle connotazioni ludiche eliminando l’aspetto zen sotteso alla pratica.
La rielaborazione della cerimonia avvenne tra il 1423 ed il 1502 ad opera del monaco zen Murata Shuko che le restituì i suoi aspetti spirituali e le sue connotazioni primarie, ovvero la semplicità e la sobrietà (concetto del wabi-sa).
Nel 1489 Yoshimasa abbandonò la vita politica e dopo essersi trasferito in una specie di villa-tempio (conosciuta col nome di “Padiglione d’argento”), divenne il promotore della cerimonia del tè, facendo diventare il Padiglione d’argento (in giapponese Ginkaku-ji), il luogo di nascita ufficiale del Cha no Yu. Infine fu il maestro Sen No Rikyū a portare avanti l’antica tradizione del tè, organizzando vari incontri che confluivano in veri e propri ricevimenti e che diedero il via alla diffusione dei cosiddetti Maestri del Tè e alle scuole ad essi affidate. A partire da questo momento, il Cha no Yu ( 茶の湯), conosciuto come la Cerimonia del Tè, viene anche chiamato Chado o Sado (茶道, ossia la Via del Tè) e riprende l’antica tradizione zen, basandosi sulla concezione del wabi-cha (侘茶) , ovvero lo stile semplice e sobrio che costituisce il cuore della cerimonia e degli insegnamenti zen. Nel seguire la semplicità e la sobrietà si scorge la vera bellezza di quest’arte, che si va spogliando del suo carattere sontuoso e molto spesso appariscente. Tuttavia essa è intrisa non solo di wabi-cha, ma anche degli altri stati d’animo giapponesi: sabi, aware e yugen. Riguardo alle dottrine e alla spiritualità che hanno ispirato la Cerimonia del tè, si parte dal Taoismo cinese e si termina con lo Zen. Senza lo zen, non sarebbe immaginabile il cha no yu così come è conosciuto. Il Buddhismo Ch’an, che in Giappone si traduce a sua volta in “Zen” e, insieme al Taoismo, la corrente che ha tessuto lo sfondo teorico pratico del Cha no yu; l’attenzione alla vita di tutti i giorni era una caratteristica tanto del taoismo quando del buddhismo cinese, portatori di una forma mentis molto distante da quella del lettore moderno occidentale.

Tipi di tè utilizzati

I giapponesi hanno consumato tè, soprattutto tè verde, per centinaia di anni. Benché si utilizzino diversi tipi di tè, è sempre il tè verde chiamato Matcha, ad essere usato durante la Cerimonia del Cha no yu. Polverizzato e mescolato con dell’acqua calda grazie ad un particolare frullino di bambu (il chasen), il matcha (letteralmente “tè polverizzato”), viene prodotto dai germogli della pianta e per questo, durante la preparazione, esso assume un sapore particolarmente forte.
Oltre al matcha si utilizzano anche l’usucha (te leggero) ed il koicha ( te denso ).

In cosa consiste il Cha no Yu o Chadō o Sadō, (茶道, “Via del tè”)

L’occupazione più complessa a cui i giapponesi si dedicano nel tempo libero è la Cerimonia del Tè. Quella attuale costituisce un momento altamente spirituale che va ben oltre la preparazione di questa bevanda.
La casa del tè si chiama sukiya; in Giappone tale cerimonia si svolge sul pavimento ricoperto di stuoie tatami, in una piccola stanza da tè in cui si entra quasi strisciando attraverso una porticina bassa, dopo aver percorso il cosiddetto “sentiero della rugiada”. Abbassarsi per penetrare in questa stanza e un gesto d’umiltà e allo stesso tempo è un momento che richiama ordine ed equilibrio interiori. Il comportamento assai formale del padrone di casa (vestito col kimono) e dei suoi ospiti, l’uso di argenteria e vasellame, conferiscono a questo rito, un carattere alquanto particolare.
Essendoci diverse scuole, vi sono vari modi di celebrare la cerimonia del tè, ma tutti condividono gli stessi elementi essenziali.
La casa del tè (sukiya) comprende una sala per il tè (chashitsu) e una stanza per la preparazione (mizuya), una sala d’attesa (yoritsuki) e un sentiero (roji) che, attraverso il giardino, porta fino all’ingresso della casa del tè. La casa è generalmente situata in un angolo del giardino particolarmente boscoso. I principali utensili, generalmente dei veri e propri oggetti d’arte, sono la ciotola per il tè (chawan), il contenitore del tè (chaire), il frullino di bambù (chasen) e il mestolo di bambù (chashaku). Coloro che si apprestano al chado, si vestono con colori discreti. Nelle occasioni di grande solennita, gli uomini portano un kimono decorato con lo stemma familiare e le calze bianche tradizionali giapponesi (tabi). Le donne indossano lo stesso abbigliamento. Gli invitati devono portare con se un piccolo ventaglio pieghevole e un pacchetto di fazzolettini di carta (kaishi). All’interno della stanza del tè c’e un tokonoma, cioè una piccola alcova rialzata, con tatami per pavimento, dove solitamente sono appese le pergamene giapponesi, dette emakimono ed una composizione di piante sistemate secondo i concetti dell’ikebana (生花).
Prima di entrare bisogna togliersi le scarpe e l’orologio perché nella stanza del tè, il tempo non esiste più e chi entra si spoglia di esso per entrare in una sorta di spazio sacro ed a-temporale. C’e come la percezione che tutto sia sobrio, elegante e bello nella sua essenzialità. “Tutto non è che Armonia e semplicità, silenzio vivente, serenità”. Si è invitati a fare vuoto in se stessi, abbandonare le turbolenze interiori per aprirsi alla pace e alla serenità.
Nel natsume, ovvero una scatola di in lacca nera finemente decorata, è contenuta la polvere di tè.
Benché sia una cerimonia in cui non entrano né divinità né spiriti, essa ha un che di sacro ma allo stesso tempo, appartiene in toto al nostro mondo terreno. Siamo davanti ad una strana contraddizione: da una parte stiamo celebrando una cerimonia (il cui termine fa pensare a qualcosa di sacro), ma dall’altra manca il contatto con una qualsiasi divinità. Dall’altra c’e una precisa etichetta da seguire, ma contemporaneamente manca qualsiasi accenno ad un’etica religiosa.
La stanza del tè rappresenta il mondo esterno, contrapposto a quello interiore, ed allo stesso tempo un luogo sicuro che permette quel genere di comunicazione intima e profonda che può realizzarsi soltanto tra le mura domestiche. È un luogo in cui ogni distinzione di ceto o barriera di casta vengono temporaneamente sospesi. È uno spazio indefinito, dove si comunica attraverso il linguaggio della gestualità e dei movimenti.
La bevanda del tè, con le sue proprietà mistiche e terapeutiche, diviene il centro della venerazione: il tempo si ferma, lo spazio scompare.

La cerimonia ha inizio in questa maniera: tutti gli invitati si siedono e la persona più importante comincia con il posizionare tutti i vari utensili per preparare il tè. Nel frattempo si rivolge al commensale principale invitandolo con la frase “Okashi wo douzo” a consumare il dolce. Subito dopo gli porge la tazza del tè. L’ospite a questo punto la prende mentre pronuncia la parola “osakini” che non è altro che un modo per scusarsi con gli altri partecipanti alla cerimonia di essere il primo a prendere il tè. A questo punto chiede il permesso di servirsi. Prende la tazza e la gira in modo che la rifinitura sia rivolta verso il teishu ossia “colui che prepara il tè” (亭主).
Quindi inizia a bere piccoli sorsi della bevanda e pulisce il bordo della tazza e la posa davanti a sé. Il taishu riprende la tazza e la lava. La cerimonia poi procede allo stesso modo con tutti gli altri ospiti fino a che tutti non hanno finito di bere il tè.
L’essenza della cerimonia del tè è sintetizzata nel pensiero di Sen no Rikyū: “può accadere che una volta nella tua vita incontri uno sconosciuto e che tu riesca a scorgere in quel momento quella che è tutta la tua verità”. L’idea di fondo è che ogni incontro con un’altra persona è unico e vi e la consapevolezza che potremmo anche non rivedere mai più quella persona e quindi bisogna far sì di non avere rimpianti per come ci si e comportati. Ecco quindi che nel Cha no yu, vale la regola che si può riassumere con questa frase “mi impegnerò al massimo per dimostrarti ospitalità ed eseguire perfettamente questa cerimonia, poiché ogni incontro è unico nella vita, cioè potremmo non rivederci più (e non voglio avere rimpianti per come ho agito in questa occasione)”.

La cerimonia del tè e i cinque elementi

Nella sala da tè possiamo simbolicamente ritrovare la presenza dei cinque elementi, ossia il legno, il fuoco, la terra, il metallo e l’acqua.
Il legno col tokohoma, insieme ai tre piccoli utensili utilizzati per la preparazione del tè: il mestolo dal manico lungo (hishaku), la frusta per battere il tè (chasen) e il cucchiaio per prendere la polvere di tè (chashaku).
Il fuoco (focolare) su cui poggia il bollitore. Esso concentra in se la concezione taoista della perpetua trasformazione della vita in pulsione vita-morte, vale a dire yin-yang, perché il carbone di legna che vi brucia diviene ad un tempo fiamma di vita e cenere.
La terra, ovvero il vaso dell’acqua fredda (mizusashi) è la tazza da tè (chawan).
Il metallo, cioè il bollitore (kama) ed infine l’acqua, calda e fredda, ossia yin e yang; l’acqua si scalda nel bollitore e si trasforma in vapore e scomparendo nell’aria, simbolicamente rappresenta il grande mistero della vita. Per questo gli invitati vanno ad inchinarsi davanti al focolare.

I principi del Cha No Yu

La Cerimonia del Tè si fonda su concetti basilari che ogni maestro del Tè è fondamentale che insegni ai suoi discepoli:

1. wa, ossia il Principio di Armonia (armonia tra le persone e con la natura, armonia degli utensili e la maniera in cui essi vengono usati);
2. kei, il principio del rispetto verso tutte le cose e sincera gratitudine per la loro esistenza;
3. sei, purezza interiore, ma anche pulizia delle cose che ci circondano; è la parte della cerimonia che invita a spazzare dalla stanza ciò che è costituito da vecchie energie e a predisporsi ad accogliere il bello e il nuovo. Anche nella vita, questo e un principio che invita a “spazzare” via i complessi, i vincoli, i dubbi, inutili preoccupazioni e accogliere il bello, l’ordine, l’armonia, la perfezione e la vera essenza della bellezza;
4. jaku, principio di tranquillità e pace della mente, conseguente alla realizzazione dei primi tre principi.

I maestri del tè ed il teismo

Il maestro del tè era un vero artista, o meglio qualcosa di più; egli voleva incarnare l’arte stessa. Questa aspirazione è lo zen dell’estetica. Maestro Rikyū diceva che la perfezione è ovunque se soltanto siamo capaci di accorgerci della sua presenza. Molteplici sono i contributi che i maestri del tè hanno dato all’arte; essi hanno rivoluzionato l’architettura classica, l’arredamento d’interni, inventando stili ben precisi che hanno esercitato un’influenza persino nella costruzione dei palazzi e dei monasteri edificati nel XVI secolo. Si pensi solo che i più celebri giardini giapponesi, furono progettati dai maestri del tè. Molti dei nostri tessuti portano il nome di questi maestri, che ne concepirono i colori e i motivi; anche nella pittura, nell’arte della lacca e della ceramica la loro influenza fu notevole. Lo stesso avvenne per lo stile di vita: avvertiamo la loro influenza non solo negli usi dell’alta società, ma anche in tutti i dettagli della vita quotidiana. Sono loro invenzioni alcuni dei nostri piatti più raffinati, come anche il nostro modo di servire il cibo. Partendo dal tè e dalla concezione di una vita sobria, essenziale e allo stesso tempo intrisa di bellezza, il tè è entrato a far parte della vita della gente.
“Perché il Teismo è l’arte di nascondere la bellezza affinché altri la possano scoprire e di suggerire quello che non si vuole rivelare. Il Teismo è il nobile segreto di saper sorridere interiormente, quietamente e quindi è l’essenza dell’umorismo stesso, il sorriso del filosofo”.
“Solo chi ha vissuto con la bellezza puo morire in bellezza”, e scritto nel libro di Kazuko Okakura dal titolo “Lo zen e la cerimonia del te”.
Gli ultimi istanti della vita dei grandi maestri del tè furono pieni di squisita raffinatezza, cosi come lo era stata la loro stessa esistenza; alla ricerca di un rapporto amoroso col cosmo e col ritmo dell’universo, erano pronti alla fine della vita, ad entrare nell’ignoto.
Il Maestro Rikyū, accusato di tradimento nei confronti di Taiko Toyotomi Hideyoshi, un grande guerriero del suo tempo, fu costretto a suicidarsi. Si racconta che maestro Rikyū, prossimo alla fine, si tolse l’abito da tè e lo piegò su una stuoia, scoprendo cosi la veste immacolata della morte che fino ad allora, aveva conservato e nascosto. Dopo aver offerto a Toyotomi Hideyoshi per l’ultima volta il tè nella sua spoglia ed essenziale chashitsu, si suicidò. Prima di morire scrisse una poesia di addio, secondo l’usanza, e incise queste parole:

“Che tu sia la benvenuta,
Spada dell’Eternità!
Attraverso il Buddha
E attraverso il Dharma
Ti sei aperta la via”.

E con un sorriso il maestro Rikyū entrò nell’ignoto.

Bibliografia e sitografia:
Lo zen e la cerimonia del tè , di Kazuko Okakura;
Il libro del tè, di Kakuzo Okakura;
http://sakuramagazine.com ;
http://ditadinchiostro.blogspot.it ;
http://spazioinwind.libero.it/culturatradizionalegiapponese/cerimoniadelte.htm;
https://it.wikipedia.org/

(Articolo pubblicato su Haijin n° 7 del 29 maggio 2013)

Pubblicato 5 agosto 2014 da Eufemia Griffo in articoli

Nuages   1 comment

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Mi basta questo tempo
a suggellare quell’amore
sepolto tra le rovine –
prigioniero di una clessidra
capovolta con l’inganno

d’ogni storia già scritta
qualcuno piangerà implorando
parole dal segno incerto;
come attori dal volto stanco
alla ricerca di un copione

sull’argine del tempo
riconteremo gli anni e le ore,
sarà tiepido il risveglio –
quel che resta sono immagini
dietro nuvole sfilacciate

⁀︶

Eufemia Griffo

Pubblicato 3 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Yama

Sommeil   1 comment

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nella neve cremisi
la pallida rosa d’inverno
rinasce tra tremule ombre;
vestita di sole e di cielo
si desta dall’ultimo sonno

mentre tu dormi ancora
scroscia pioggia dalle nuvole,
sui sentieri orme di luce-
nell’eterno gioco di opposti
le stagioni fuggono ancora
*
Eufemia Griffo

Pubblicato 3 agosto 2014 da Eufemia Griffo in Yama