Fuori scende la neve, un mio racconto natalizio apparso sulla rivista “Writers” (numero speciale di Natale)   Leave a comment

neve

-immagine da Fiori di Poems-

E’ nelle piccole cose della vita, nei piccoli gesti, apparentemente insignificanti, che è racchiuso il senso di quello che rincorriamo per giorni, mesi, anni interi, affannandoci come instancabili viaggiatori, alla ricerca della meta da raggiungere. Eppure, a volte, essa è lì, a portata di mano e a volte basta fare un piccolo passo indietro e la felicità è là ad attenderci.

Vigilia di natale di qualche anno fa.

Ore 16,00
Scruto nervosa l’orologio della stazione. I minuti paiono non trascorrere mai e solo il suono dell’ultimo messaggio, mi scrolla dall’ansia che mi ha investita dopo avere letto del ritardo del treno.
E’ la vigilia di natale e fuori scende la neve e sento molto freddo al volto e alle mani.
Mia madre mi ha appena chiamata sul cellulare per avere novità riguardo al treno; tra meno di due ore saremo tutti a tavola, tutti insieme, per festeggiare natale che sta arrivando.
Cerco con lo sguardo un bar nelle vicinanze, ho voglia di qualcosa di caldo che mi riscaldi il cuore, ma temo di allontanarmi nel momento sbagliato.
Il treno potrebbe giungere ed io non sarei là ad attenderlo.
Il cuore in tumulto, mentre la mente vaga altrove, mentre immagino l’istante atteso da giorni, rivisto nei miei sogni ogni notte, da quando mi sono resa conto d’amarlo.
Un unico pensiero scandisce il ritmo dei battiti del mio cuore.
Scruto i volti della gente e vi leggo le mie stesse domande; chissà quante persone attendono coloro che amano e che desiderano solamente abbracciare. Come me.
Mi piace indugiare sull’espressione delle loro facce, fissarne gli occhi, osservarne il gesticolare a tratti nervoso e cercare di leggere le parole che si perdono nel brusio rumoroso. Mi chiedo se i loro pensieri siano gli stessi che attraversano la mia mente.

Una bimba, avrà forse sei anni, domanda ad alta voce alla mamma che la tiene per mano, quando arriva il treno che riporta a casa, papà.
Il volto della donna tradisce la mia identica ansia, ma un sorriso rassicurante spazza via quest’impressione fugace, mentre accarezza i capelli della figlia: un gesto che mi ricorda qualcosa. Forse un ricordo che m’appartiene e che sento familiare. Piccole tracce della mia vita che ritrovo scavando nei meandri della memoria e che hanno il potere di fare sorridere anche me.
Le osservo incantata, di nascosto, senza interferire con quell’attimo di felicità.

Ore 16,20

Tra sprazzi di luce d’un pomeriggio d’inverno ne scorgo la sagoma.
L’attesa è finita, lui sta tornando.
Lentamente il treno si avvicina alla stazione, mentre volti concitati si pongono mille domande e si aprono in un unico sorriso, come se in quel treno fosse racchiuso il momento atteso da sempre.
Le porte si aprono e scendono i primi passeggeri.
Amo questo istante.
Carrozza 9, non è vicinissima, ma da che parte scenderà?
Ho il “dono” di attendere sempre dalla parte sbagliata e finirò col non vederlo!
So che è solo l’emozione che tradisce un’immotivata preoccupazione, ma preferisco attenderlo all’inizio del binario.
Mentre lo cerco tra la folla dei viaggiatori, mi volto e rivedo la bambina che poco prima domandava del padre.
Scorgo un uomo elegante e dal volto sorridente che la prende tra le braccia e se la porta sulle spalle; la donna accanto alla bimba è visibilmente felice.
In quel loro abbraccio è racchiusa una parte del senso della vita di quelle persone.
Vedo ancora tanta, tantissima gente, che si abbraccia e che si bacia, ovunque vi è un’esplosione di gioia. O forse sono io che vedo solo questo. Mi piace pensare che ogni persona scesa da quel treno, regali un attimo di se stesso, quell’attimo che ci ostiniamo a chiamare felicità.
I miei occhi incontrano i suoi, l’attesa è finita.
Ora tocca a me abbracciare a piene mani e con una parte del mio cuore, quello che io credo sia il senso più profondo della vita e dei nostri giorni, ciò che io chiamo amore. Qualche volta basta fermarci e toccarlo con mano e avvolgerci di esso, così come ci avvolge la vita.
*
Mando un messaggio a mia madre in cui scrivo semplicemente così: “Mamma stiamo arrivando, tra un’oretta saremo a casa” e subito dopo, col cuore pieno di emozioni, mentre qualcosa di freddo ci accarezza le il volto, aggiungo: “Mamma…sta nevicando.”

Annunci

Pubblicato 2 gennaio 2017 da Eufemia Griffo in racconti, Rivista on line, Senza categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: