Intervista a Chiara Perina, scrittrice di romanzi e poeta   Leave a comment

chiara

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.
Sono Chiara Perina, nata a Milano, 26 anni. Vivo a Settimo Milanese. Scrivere è sempre stato il mio sogno, un sogno inseguito, coltivato fin da quando ero bambina, ma sognare non basta e così nell’aprile 2015 ho conseguito la laurea magistrale in Ingegneria dei Sistemi Edilizi. Attualmente lavoro come ispettrice di impianti Oil&Gas ed essere una scrittrice ingegnere non mi spaventa. Ho pubblicato due romanzi, Gli Occhi della Nebbia e Giulia Alicante, e sto lavorando sul terzo; negli ultimi tempi mi sono cimentata nella poesia, vincendo diversi concorsi.

Come autrice, i miei riferimenti sono:
– Pagina facebook: https://www.facebook.com/ChiaraPerinaAutrice/
– Blog: https://chiaraperina.wordpress.com/

Specificatamente peril romanzo Giulia Alicante, i riferimenti sono:
– Pagina facebook: https://www.facebook.com/libroGiuliaAlicante/
– Pagina casa editrice: http://www.13labedition.co.uk/13lab/home/128-giulia-alicante-di-chiaraperina.html
Specificatamente peril romanzo Gli Occhi della Nebbia, i riferimenti sono:
– Piattaforma ilmiolibro.it: http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fantascienza/99989/gli-occhi-della-nebbia/

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?
Non mi ricordo di un tempo in cui non scrivevo. Da quando ho imparato, scrivere ha sempre fatto parte della mia vita. Il primo lavoro in cui mi sono impegnata quotidianamente è stato un diario: il mio diario segreto, tenuto dall’esame di quinta elementare fino al terzo anno di università. Un insieme di volumi rilegati, chiusi a chiave, che raccontano i miei sogni, le gioie, i dolori, le giornate di scuola, le vacanze estive, il primo amore, il grande cambiamento dalla bambina che ero all’adolescente che sono stata, fino alla donna che sono ora. Il diario mi aiutava a guardare la realtà da una prospettiva differente, a trasformarla, a viverla una seconda volta, in modo più intenso.
Scrivendo, liberavo emozioni e accendevo speranze, per il futuro che mi aspettava.
Forse tra quelle pagine mi sono resa conto dello straordinario potere che la scrittura esercitava su di me, della magia che avrei potuto creare, della gioia che sentivo, come se mi trovassi su una strada sconosciuta e familiare allo stesso tempo.
La mia strada.
E a poco a poco, quasi per caso, è nato il mio primo romanzo, Gli Occhi della Nebbia. All’improvviso, lo spazio intorno a me si è moltiplicato: potevo inventare storie, viverle attraverso gli occhi dei miei protagonisti, quasi fossero state reali; potevo uscire dai confini del mio mondo, per raggiungerne altri; potevo dar voce alle mie paure, ai miei perché, a quello che forse non ero mai riuscita a esprimere veramente. Potevo trasformare la mia storia, cucirla addosso a qualcuno che l’avrebbe vissuta insieme a me e che forse mi avrebbe insegnato a renderla migliore, o semplicemente a comprenderla fino in fondo.

3) Parlaci della tua scrittura e in quale campo artistico pensi di riuscire ad esprimerti meglio?
La narrativa è la forma letteraria che preferisco e in cui riesco a esprimermi in modo completo. Finora ho scritto due romanzi, entrambi fantasy, Gli Occhi della Nebbia e Giulia Alicante, e sto lavorando sul terzo.
Ho sempre amato il fantasy: è un genere che apre nuovi orizzonti, che permette di oltrepassare i confini della realtà quotidiana, dove spesso mi sento imbrigliata, e di lasciar correre l’immaginazione, là dove tutto, all’improvviso, diventa possibile.
Entrambi i romanzi, in modo particolare Giulia Alicante, non appartengono tuttavia al genere fantasy tradizionale: non si popolano di strane creature, magia o incantesimi, e non presentano uno scontro netto tra le forze del bene e le forze del male. Ho cercato di tradurre l’elemento fantastico nel sentire di persone comuni, che affrontano la vita con le loro debolezze, la paura di non farcela, la fede, incrollabile, nel destino, l’amore e la totale dedizione per la propria terra.
Ho sperimentato anche la forma poetica, sia in passato che negli ultimi tempi, vincendo diversi concorsi.
La poesia fissa l’attimo, lo descrive, lo indaga, permeandolo di emozione.Il romanzo invece è come un treno in corsa: si apre una pagina e si sale, si conoscono nuovi mondi, nuova gente, si piange, si ride, si riflette, ci si interroga, si combatte, si sogna e alla fine si torna indietro, per riprendere la vita di sempre. Più saggi, forse, pronti a partire per un nuovo, entusiasmante, viaggio.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Sono una grande lettrice: del resto, la prima regola per imparare a scrivere è leggere molto. Amo leggere, anche se vorrei avere più tempo: nei mille impegni che trasformano la giornata in una trottola impazzita, resta solo quell’ora ritagliata prima di addormentarmi. E se sto lavorando su un romanzo, preferisco abbandonare qualsiasi lettura, in modo da restare concentrata sulla mia storia.
Credo che ogni autore letto lasci una traccia: può essere un’immagine, una suggestione, una parola, un personaggio, un’idea, qualcosa che consapevolmente o inconsapevolmente diventa fonte di ispirazione per quello che scriviamo. Nel mio caso, gli autori sono diversi: Tolkien, nella sua impareggiabile fantasia e nella profondità morale ed emotiva delle sue storie, Maggie Furey, nella forza del suo personaggio femminile, Aurian, Stephanie Meyer, nella sua capacità di mischiare elementi reali e fantastici in un amore infinito, potente, senza tempo, J. Lynn e Nicholas Sparks, nei loro amori drammatici, Virginia Bramati, nella ventata di poesia e speranza che i suoi romanzi trasmettono.
E poi… immagini, ricordi più o meno coerenti di poeti, di autori, studiati a scuola o scoperti per caso, da Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen alla Digitale Purpurea di Pascoli, da Cime Tempestose di Emily Bronte ai Daffodils di William Wordsworth. Ogni emozione vissuta sulla pagina diventa parte di una trama più complessa, da cui ogni autore attinge per dare voce alla propria storia.

5)
5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Domanda complessa: potrei definire il mio stile narrativo… diretto.
Diretto, come vorrebbe essere, verso il lettore, per catturarlo, travolgerlo e costringerlo a immedesimarsi nel personaggio, nelle sue paure, nel suo stupore, nelle sue emozioni. Diretto nel senso di immediato, senza espressioni troppo ricercate o artificiose, o frasi troppo lunghe. Diretto nel senso di spontaneo, perché si scrive con il cuore prima che con tutto il resto. E’ uno stile in continua maturazione, che trova la sua espressione migliore, come ho sperimentato in Giulia Alicante, nella narrazione in prima persona.

6) Tutti gli scrittori hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
Il tempo, capace di scivolare a velocità diverse, di stringersi addosso a qualcuno in difficoltà, di perdere consistenza, di rallentare, di dilatare ogni istante; tempo come ricordo di ciò che è stato; tempo che passa, che fugge, che si esaurisce, come un’attesa durata troppo a lungo.
Lo sguardo, che si muove pigramente nella stanza, che cerca qualcuno, che rimbalza da un viso all’altro, che si abbassa per la vergogna, che si muove, ansioso, che sfugge, vacilla, che vaga, smarrito, che si fa più lontano, come a voler catturare vecchi e dolorosi ricordi; sguardo assorto, impaurito, severo, complice, silenzioso, pieno di fiducia, aggrappato a qualcosa che non si vuole lasciare. Sguardi che si incrociano, che si incontrano, che si intrecciano. Sguardi come parole.
Lo stupore che infiamma il viso.
Il cuore che cade nel vuoto.
Il buio che assale, strappando grida.
Il silenzio che si raccoglie nella stanza. Che si respira. Che regna, avvolge, inghiotte, opprime, cade, si spezza, scivola. Disperde ricordi.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
Che la vita non è una favola, dove vissero tutti felici e contenti.
Nonostante sia io la padrona della storia, ho bisogno di raccontare qualcosa di vero: la vita non è perfetta. E’ un insieme di scelte e ogni scelta comporta un sacrificio. Scegliere significa dubitare, rischiare, rinunciare. Scegliere mette a nudo la nostra anima, ci costringe a dimostrare chi siamo e quali sono i valori che ci guidano. Amare significa accettare che l’amore possa avere molte forme e un’infinità di sfumature a cui soltanto il cuore può dare una risposta. Desiderare significa combattere, giorno dopo giorno, per raggiungere il traguardo. La felicità non si crea sventolando una bacchetta magica, ma si costruisce, con impegno, fatica, costanza, nella consapevolezza che ogni nostro gesto è parte di un disegno più grande, che non siamo in grado di capire ma di cui siamo responsabili.
Un sogno non vale nulla, se non ci butta giù dal letto, ogni mattina, spronandoci a lottare in un mondo che non è sempre facile, ma che può donare e accogliere bellezza. Come ognuno di noi.

8) Spesso gli scrittori sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
Per molti anni ho studiato musica, ma non era la mia strada. Quanto all’ingegneria, non è esattamente un campo artistico. Un ingegnere scrittrice, o meglio una scrittrice ingegnere ha una vita in continuo movimento tra arte e scienza: la mia espressione artistica è puramente letteraria.

9)Quale tipo di letture preferisci? 
Dipende dal mio stato d’animo: leggere è un bisogno, che risponde a necessità differenti. In genere, se un autore mi conquista, inizio a leggere tutti i libri che ha scritto, trasformando per così dire gli anni in periodi letterari, anche molto diversi fra loro: ho attraversato il periodo di Jane Austen, Nicholas Sparks, Tolkien, J. Rowling, Stephanie Meyer, Jennifer Armentrout, Maggie Furey, Virginia Bramati…, autori per lo più fantasy, o d’amore. So che dovrei affrontare letture più impegnate, ma per il momento leggere è sognare e non mi vergogno di amare storie in cui mi precipiterei ad occhi chiusi, se solo la pagina scritta potesse prendere vita e chiedermi di farne parte.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).
Purtroppo no. Nonostante io abbia 26 anni, sono una lettrice all’antica, che ama la carta e storce il naso alla vista di un e-reader o di un blog letterario. Piuttosto che assoggettarmi a leggere un e-book, preferisco aspettare anche per settimane un libro, vero, ordinato in biblioteca. La carta ha un profumo, un rumore, una storia. La carta è dove nascono le storie (io scrivo solo a mano, in una calligrafia mi dicono indecifrabile). So che il mondo letterario è cambiato e sta cambiando in fretta, inchinandosi alle nuove tecnologie: io stessa ho dovuto aprire una pagina facebook e un blog, ma iniziare a seguire altri autori in rete… Credo di aver bisogno di tempo, per adattarmi.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).
Ho pubblicato due opere:
– Gli Occhi Della Nebbia, romanzo fantasy, pag. 600, prima edizione 11/2013, auto-pubblicato sulla piattaforma ilmiolibro.it;
– Giulia Alicante, romanzo fantasy, pag. 1046, prima edizione 03/2016, edito da 13Lab Edition Ltd.
Gli Occhi Della Nebbiaè un’opera giovanile: ho provato a presentarla ad alcune agenzie letterarie, decidendo, infine, di auto-pubblicarla. E’ la storia di un amore drammatico tra la regina di Fireth e un giovane consigliere del Regno Azzurro, una guerra che incombe, un sacrificio che potrebbe salvare due terre; è la storia di una giovane donna di ritorno a casa dopo molti anni: ad attenderla, il destino di una dumath nelle Terre della Nebbia.
Giulia Alicante, invece, è stato valutato positivamente da parte di diverse agenzie letterarie, fino a ricevere una proposta editoriale da parte della 13Lab Edition, una piccola casa editrice, che pubblica nella formula del print on demand e che si appoggia ai maggiori distributori (IBS, Amazon, Mondadori Store, Feltrinelli…). E’ la storia di una giovane donna, nata in epoca medievale, nelle terre del Mahat, che una notte sogna il volto di un ragazzo, sconosciuto, tra i cortili del Politecnico di Milano: consapevole del potere profetico dei sogni e della minaccia che incombe sulla sua terra, Yuliana varca la porta fra i mondi e giunge a Milano, nella nostra epoca, dove il suo destino ha inizio.

12) Spesso gli scrittori sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
Forse. Mi sono sempre sentita in qualche modo diversa dagli altri, fin da quando ero adolescente: i miei coetanei organizzavano feste e serate in discoteca, io mi chiudevo nella mia stanza, a scrivere storie. E’ una diversità che mi è pesata, che avrei voluto colmare, disperatamente, e che altrettanto disperatamente difendevo, come se la scrittura fosse stata la mia sola arma per affrontare il mondo esterno.
Non mi definirei, tuttavia, eccentrica: sono una persona comune, che come mille altre lotta per realizzare un sogno, che come mille altre è convinta che il suo sogno sia speciale, che la sua strada la porterà lontano. Spero soltanto di avere abbastanza coraggio, per diventare la persona che vorrei.

13) Per chiudere l’intervista cita tre tra i tuoi scritti che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.

Fu strano, vivere quei momenti.
Le giornate scorrevano veloci, più brevi di un soffio di vento. Mi allontanavo di nascosto attraverso il giardino, fermandomi a contemplare gli ultimi raggi che accarezzavano le fronde degli alberi prima di tramontare dietro le colline. Osservavo il cielo, quella luce rosata che sembrava sfumare in un’infinità di colori, sentendomi all’improvviso molto sola.
Stavo cambiando. E avevo paura. Paura di perdere me stessa, in quel mondo così lontano.
Mille volte avevo sognato di andarmene, per correre incontro alla mia vita, al mio destino, ma soltanto in quei giorni capii che quel viaggio, come ogni altro viaggio, avrebbe avuto il suo prezzo.
(Da Giulia Alicante)

Con uno sforzo, alzai gli occhi, per incontrare i suoi: erano così profondi, così belli. I miei pensieri si confusero; di tutti ricordi che ci legavano ne affiorò uno soltanto: l’istante in cui l’avevo visto per la prima volta. Mi accorsi di provare lo stesso stupore che avevo provato allora, la stessa paura, la stessa sensazione che una nebbia invisibile si fosse appena squarciata davanti a me, rivelandomi il suo volto. Dietro di lui, la scala scomparve. Scomparve il rumore del fuoco e l’odore della minestra. Scomparve il pavimento sotto di noi e i muri di quella stanza.
Il tempo scivolò via tra i nostri respiri, come se non ci fosse posto nemmeno per lui, in quel momento.
(Da Giulia Alicante)

Lo guardai allontanarsi e scomparire verso il Mahat. Rimasi sola. Lentamente, tornai a fissare il mare.
Il suo odore riempiva l’aria, un odore forte, salmastro, di acqua, di alghe, di vento.
I raggi del sole luccicavano tra le onde, come tanti piccoli specchi.
Mi tolsi le scarpe e iniziai a camminare lungo la riva, lasciando che l’acqua mi bagnasse il bordo della gonna.
In lontananza, scorsi qualche piccola casa.
All’improvviso mi chiesi come avrei fatto, a ritrovarlo.
Sarei dovuta tornare a Milano, nel suo appartamento. Forse i suoi genitori vivevano ancora lì e avrebbero potuto darmi notizie.
Forse.
A poco a poco il sole si fece più caldo, mi accarezzò la pelle.
Era dolce, il rumore delle onde: rotolavano sulla spiaggia, depositando piccoli sassi, legnetti, ciuffi di alghe. Il tappo di una bottiglia. Poi l’acqua si ritirava, dandomi l’impressione di affondare nella sabbia morbida.
Qualche gabbiano volava sopra la mia testa, le ali spiegate alla ricerca di cibo. Il loro grido riempiva il silenzio.
Non c’era nessuno, intorno a me.
Rovi e cespugli crescevano qualche metro più in là.
(Da Giulia Alicante)

Sporco di infinito
(Premio speciale medaglia del Pontefice concorso nazionale di poesia “XX Grappolo d’Oro 2015”)

Odore di candeggina
tra queste mani già vecchie.
Freddo che abbraccia,
carezza di rabbia.
Vorrei
riuscire a vederla
quella luna d’argento
che ogni notte si leva,
sussurra
segreti d’amore.
Riuscire a sentirlo
quel vento che soffia
misteri, profumi
di cose perdute.
Stringono i muri,
spezzano ali.
Uno straccio che cola,
si spande,
macchiato di vita.
Labbra che gridano
al di là dello specchio.
Rughe, come ragni.
Scivola il dubbio,
scava una luce.
La scopro. L’afferro.
Mi lascio
toccare.
Trema, nel secchio.
Riflette il mio sguardo
affamato.
E in fondo
uno spazio.
Avanzi di bellezza.

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Pubblicato 15 gennaio 2017 da Eufemia Griffo in Autori in vetrina, Interviste, Senza categoria

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