Buonanotte Camilla, un mio racconto pubblicato nel libro “E dopo?” della casa editrice Le Mezzelane – Gennaio 2017   Leave a comment

camilla

Camilla Harris aveva quasi sei anni e portava i lunghi capelli rossicci raccolti in trecce che la mamma le faceva ogni mattina. Il suo viso delizioso ricordava l’angioletto che adornava il servizio buono di caffè di sua nonna Lavinia, romana di nascita. Camilla ogni tanto si rigirava una delle tazzine tra le mani e ridendo diceva “Questa sono io!”. Era la più coccolata in famiglia anche perché il sorriso della bambina apriva il cuore delle persone.
Camilla abitava nel Derbyshire insieme a sua madre Costanza e a suo padre Daniel. Costanza, aveva lasciato l’Italia anni addietro e insieme all’uomo che era diventato suo marito, inglese di nascita, aveva aperto un B&B nel Derbyshire, dove il fiore all’occhiello era il pane che impastava e preparava secondo la ricetta di sua madre Lavinia. Nella contea dove abitavano era risaputo che la donna sfornava un pane buonissimo e nel tempo, la famiglia Harris, era diventata famosa nella zona e il B&B attraeva molti avventori.
Venivano apposta per comprare il pane di Lady Costance, così come la chiamavano gli inglesi.
Lavinia, aveva quasi novant’anni, ma la vita era stata clemente con lei e godeva di ottima salute. La sua passione era sempre stata quella di preparare il pane e negli anni della guerra, lasciata Roma e trasferitasi ad Amatrice con i suoi genitori e fratelli, lo impastava e lo cuoceva nel forno di famiglia e lo regalava agli abitanti di Amatrice sfamando intere famiglie. Una notte, un bombardamento aveva distrutto la sua casa e con essa il forno, ma dopo i disastri del conflitto bellico, la donna aveva avuto il coraggio di iniziare tutto da capo e aveva aperto un forno tutto suo. Negli anni la sua panetteria, era diventata famosa fino a Roma, dove era nata. Ogni notte, quasi all’alba, era accanto al figlio minore a preparare il pane per gli abitanti di Amatrice.
Lavinia aveva gli stessi capelli rossi di sua nipote Camilla: la sua bellezza da giovane aveva incantato tanti uomini, ma solo uno aveva fatto breccia e se l’era sposato. Si chiamava Antonio ma era morto quando Lavinia aveva appena quarant’anni e da allora la donna aveva dedicato l’intera vita ai suoi sette figli e al forno che sfornava pane ogni notte.
Tutti i figli di Lavinia avevano ereditato la passione per la cucina: su tutti eccelleva Costanza, la mamma di Camilla, che fin da piccola aveva coltivato il sogno di andare lontano, di vedere tanti posti nuovi dove fare conoscere la cucina e soprattutto il pane di sua madre e tutto quello che negli anni le aveva insegnato. Le era costato molto lasciare l’Italia, ma a vent’anni aveva già fatto la scelta che le avrebbe segnato la vita e quando giunta in Inghilterra, nel Devon, aveva incontrato Daniel, Costanza aveva capito che quel viaggio era stato un segno del destino.
Camilla era nata da un matrimonio felice e le era stato insegnato fin da piccola, a parlare la lingua italiana insieme a quella inglese. La bambina aveva un carattere solare ereditato da sua nonna, l’intelligenza di sua madre e la precisione di suo padre: un mix che nel tempo, diceva Lavinia, le avrebbe regalato fortuna e forse fama. Erano sogni, tanti sogni, destinati un giorno a fiorire, andava ripetendosi Lavinia, pensando a sua nipote.
L’amava talmente tanto che contava i mesi, i giorni, le ore che la separavano dall’abbracciare la bambina; da quando era nata, una nuova luce si era accesa nella sua vita e si sentiva ancora forte e coraggiosa, malgrado quasi un secolo di vita alle spalle.

Era l’inizio di Agosto 2016 e come ogni anno, Camilla si accingeva ad arrivare ad Amatrice per trascorrere giorni felice e spensierati. Il paese era splendido e le case arroccate sui monti, erano così diverse da quelle del posto in cui abitava con i suoi genitori. Camilla si divertiva durante il viaggio in aereo, a disegnare i cottage inglesi e a regalare a sua nonna fogli e fogli pieni di colori e fantasia, dove su ciascuno spiccava la sua chioma rossa e il suo sorriso solare. In ogni disegno Camilla ritraeva se stessa e la sua famiglia, insieme alle valigie che li avrebbero accompagnati ogni anno ad Amatrice.
Quando si approssimavano ad arrivare in Italia, Camilla cambiava soggetto e
iniziava a disegnare i monti su cui sorgeva il paese di Amatrice che tanto amava.

“Evviva!”, aveva esclamato nonna Lavinia, mentre le vide scendere dalla macchina che avevano noleggiato. Se l’era strette al cuore e poi guardando Camilla che ora aveva un anno in più, si era avvolta del profumo buono dei bambini, che aveva sognato per quasi un anno.
Daniel, disse Camilla pensando a suo padre, le avrebbe raggiunte qualche giorno prima della fine di Agosto, per poi ricondurle in Inghilterra.
Amatrice in quei giorni di sole, appariva ancora più bella e delicata: quello splendido paesaggio da cartolina, sembrava uscito da un quadro.
Lavina aveva preparato tutto a puntino per l’arrivo di Camilla e Costanza e aveva decorato la casa con fiori profumati che aveva sistemato in tanti vasi colorati, posizionati ovunque per rendere ancora più gioiosa l’atmosfera.
La bambina non si staccava un attimo da sua nonna e la tormentava con mille domande che le faceva di continuo, mentre Lavinia sorridendo, cercava di esaudire ogni singola curiosità. Tuttavia il momento che amava maggiormente era quando sua nonna la metteva a letto e le raccontava le storie, le mille storie, spesso inventate da lei. La voce di Lavinia appariva sicura, magica, le recava pace e serenità e la conduceva per mano nei mondi delle fiabe e delle favole. Là Camilla diventata una principessa oppure un cavaliere in armatura, o una strega cattiva che tormentava i bambini.
Quella notte Lavinia si addormentò accanto alla bambina, tenendole strette le piccole mani.

Era passato quasi un mese dall’arrivo di Camilla e di Costanza: era stata un’estate luminosa e anche quella notte il cielo era pieno di stelle.
Erano quasi le tre del 24 Agosto e mancava poco all’alba. Camilla si alzò dal suo lettino per prendere una bambola e stringersela a sé. Non aveva paura di rimanere sola, la mamma le aveva insegnato ad essere una bimba coraggiosa.
Tuttavia dopo un po’ decise di raggiungere Costanza e aprendo la porta della sua stanza, sgusciò dentro senza fare rumore, si arrampicò sul letto e le diede un bacio lieve sul viso.
Guardandola a lungo, si sorprese a constatare quanto sua madre fosse bella.
“Un giorno diventerò come te, mamma”, le sussurrò in un orecchio, senza farsi sentire.
Poi arrivò fino alla camera della nonna che quella notte era ancora sveglia e rendendosi conto della presenza della bambina, disse: ”Camilla, piccola, che ci fai ancora alzata? Vieni qua, stai con me stanotte”. Camilla si era accorta che la nonna non aveva il solito volto sorridente e le chiese: “Nonna sei triste?”.
Lavinia rispose: “ Stanotte le stelle non sono luminose come le altre volte”.
Camilla guardò sua nonna interrogandosi sulla sua affermazione, ma senza dire nulla, approfittò del suo invito e si infilò nel lettone.
Lavinia se la strinse forte al cuore dicendole: “Camilla, ti voglio così tanto bene, buonanotte Camilla…”.
Da quel momento non si erano lasciate più, mai più.
~
Giorni dopo il terremoto che aveva colpito Amatrice e molti altri comuni limitrofi, aveva avuto un’eco straordinaria in ogni parte del mondo. Sembrava che tutto si fosse fermato per raccontare il dramma di tante persone che erano state sepolte dalla violenza della terra. Essa continuava a tremare ogni giorno e qualche volta, restituiva al cordoglio di coloro che erano ancora vivi, un ricordo, un giocattolo, un vestito, un pezzo del passato che ora non esisteva più.
Lavinia, Camilla e Costanza erano rimaste nella loro casa dei sogni: la nonna era stata ritrovata abbracciata alla bambina. Costanza era stata rinvenuta con le mani a coprirsi il volto. Tutte e tre senza vita.
Daniel era accorso dall’Inghilterra e aveva aiutato a scavare tra le rovine della casa, con la speranza di trovarle vive, ma era stato tutto inutile.
Seduto sulle macerie della casa di Lavinia, andava ripetendosi: “E dopo?”, mentre le ore trascorrevano lente senza regalare più nemmeno un barlume di speranza.
“E dopo?”, si chiedevano le persone scampate al terremoto, che la morte aveva risparmiato e che ora avevano il compito di iniziare a ricostruire interi paesi, intere generazioni di persone cancellate dalla furia della terra.
E dopo, quel che resta, sono i ricordi, i mille ricordi, come i fiori profumati che Lavinia amava così tanto e che coloravano la sua casa, ogni estate, quando Camilla tornava a giocare e a rincorrere quella felicità che ora era diventata solo un’ombra.
E dopo, ciò che rimane sono i ricordi delle persone che non ci sono più, come Camilla, Lavinia e Costanza, di cui questa storia inventata, ha raccontato il loro ultimo giorno, lo stesso di molte persone realmente esistite, che avevano nomi diversi dalle tre protagoniste di questa storia, ma che come loro, sono volate via tra le stelle in una notte di fine agosto.
Abbiamo il dovere di raccontare le loro storie, le loro vite, perché solo la memoria ne serberà per sempre il ricordo, perché ci sia sempre un “dopo”, per coloro che avranno avuto in sorte, di continuare a vivere.

Eufemia Griffo

Questo racconto fa parte del libro “E dopo? “. Un libro in formato e book, edito dalla casa editrice “Le Mezzelane”, a cui ho preso parte con questo racconto.  Un libro ricchissimo di racconti di scrittori da ogni parte dell’ Italia, i cui proventi saranno devoluti alla ricostruzione della biblioteca di Pievetorina (Mc).
Lo trovate anche su Amazon cliccando qua:
https://www.amazon.it/dp/B01N31DNLU/ref=sr_1_9…
Grazie alla direttrice di Le Mezzelane Rita Angelelli e a tutti gli Autori presenti nella raccolta.

 

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Pubblicato 30 gennaio 2017 da Eufemia Griffo in Libri, racconti, Senza categoria

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