La notte di San Giovanni, la notte delle streghe: un articolo di Elisa Bernardinis   Leave a comment

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(immagine dal web)

Notte di San Giovanni: la notte delle streghe.

di Elisa Bernardinis

La notte tra il 23 e il 24 giugno è forse una delle notti più magiche dell’anno. Numerosi sono i riti che si compiono in diverse località italiane, in coincidenza con la celebrazione della nascita di San Giovanni, la maggior parte dei quali affonda le sue storiche radici nelle tradizioni e leggende popolari, nonostante questa festa sia in realtà dedicata a un Santo cristiano. Pare che le sue origini siano antecedenti all’impero romano, provenendo dai popoli primitivi d’Europa. Successivamente questa celebrazione venne dedicata al dio Giano, divinità della tradizione romana, per poi essere cristianizzata e celebrata nel nome del Santo.
In alcune zone e in particolare a San Giovanni in Marignano, delizioso paese nei pressi di Rimini, è considerata la notte delle streghe, in quanto nella notte più corta dell’anno i confini tra i mondi si assottiglierebbero e ogni cosa diventerebbe possibile.
Molto ci sarebbe da dire riguardo alle usanze e credenze popolari che sono giunte, più o meno immutate, di generazione in generazione fino ai giorni nostri, trovando posto anche nella nostra letteratura:
[…Li hanno fatti quest’anno i falò? – chiesi a Cinto.
Noi li facevamo sempre. La notte di S. Giovanni tutta la collina era accesa.
Poca roba, – disse lui. – Lo fanno grosso alla Stazione, ma di qui non si vede. Il Piola dice che una volta ci bruciavano delle fascine.
Chissà perché mai, – dissi, – si fanno questi fuochi.
Si vede che fa bene alle campagne, – disse Cinto, – le ingrassa…]
Cesare Pavese, da “La luna e i falò” – 1949
“Tersa per chiari fuochi
festosi, la notte odora
acre, di sugheri arsi
e di fumo”
Da: San Giovambattista, poesia di Giorgio Caproni
Una particolare usanza che trova luogo non solo in moltissime località della nostra penisola, ma anche in diverse parti d’Europa, è proprio quella dei falò solstiziali: in cima alle colline, vengono accesi i falò purificatori e rigeneranti in onore del sole.
Con questi fuochi, il contadino vuole propiziarsi la benevolenza del sole stesso, essendo giunto al suo apice annuale, perché continui a donare luce sui campi garantendo un buon raccolto e tentando di governare e propiziarsi il favore delle forze che potrebbero invece vanificare ogni fatica.
Allo stesso tempo, si bruciano nel fuoco cose vecchie per tenere lontani spiriti maligni e streghe.
Una tradizione molto simile e in qualche modo legata a quella del Pignarûl. Alcuni di voi forse ricorderanno un mio precedente scritto a riguardo – un’antichissima tradizione del Friuli Venezia Giulia e di alcune zone del Veneto, di origine celtica e legata al culto del dio Belanu, che prevede l’accensione di fuochi in tutto il territorio regionale nella notte del 6 gennaio.
Saltare tre volte le fiamme o correre in mezzo a due falò assicurava un raccolto abbondante, mentre spargerne le ceneri nei campi allontanava i parassiti. Far correre una ruota in fiamme attraverso campi e vigneti, invece, li rendeva feritili. Anche gli animali venivano fatti passare attraverso il fumo dei falò perché ciò li avrebbe mantenuti in buona salute.
Numerosi sono anche i riti legati all’amore: le ragazze lanciavano corone di artemisia attraverso il fuoco e gli innamorati dovevano prenderle, oppure ogni coppia, tenendosi per mano, saltava tre volte attraverso le braci.
Oggi, per via della sempre crescente urbanizzazione, in diverse città i fuochi sono stati sostituiti dai fuochi artificiali.
Nei vari riti legati all’amore e alla festività di San Giovanni, uno in particolare vuole che venga posta una chiara d’uovo in un bicchiere contenente dell’acqua e lasciato sul davanzale tutta la notte, in modo che rimanga esposto alla rugiada. Al mattino, la particolare forma assunta dall’albume ci dirà quale sarà il destino amoroso della fanciulla che ha interrogato la sorte.
Questo è molto simile a un rituale che appartiene alla mia infanzia, giunto nella nostra famiglia tramite mia nonna paterna. Nella notte di San Pietro, tra il 28 e il 29 giugno, si pone una chiara d’uovo in una bottiglia contenente dell’acqua, successivamente collocata all’aperto a impregnarsi di rugiada. Al mattino, potremo vedere all’interno della bottiglia la forma di una barca (più o meno delineata, con tanto di chiglia, alberi e vele) la quale simboleggerebbe la barca del Santo, da cui si dovrebbe poter divinare l’andamento dei raccolti dell’anno in corso.
È dunque la rugiada (l’elemento acqua, contrapposto e complementare all’elemento fuoco) che cade in questa notte ad essere la protagonista di molte usanze legate alla ricorrenza, si ritiene infatti che abbia poteri taumaturgici e protettivi.
Oltre a berla dopo averla raccolta per mezzo di alcuni particolari accorgimenti, si usava bagnare il proprio corpo rotolandosi nell’erba al mattino presto, assicurandosi salute e protezione
Si dice inoltre che raccogliere piante officinali, (in particolare iperico, anche noto come erba di San Giovanni, nocciolo, menta, lavanda e aglio) in questa particolare occasione, realizzando i famosi mazzetti e ponendole tutta la notte a impregnarsi di rugiada, le caricherebbe di ulteriori e potenziati effetti curativi, protettivi se le stesse piante vengono usate per preparare particolari amuleti.
Queste stesse piante, coperte d’acqua e poste all’aperto per tutta la notte, servirebbero alla preparazione dell’acqua di San Giovanni. La speciale preparazione, così caricata dalle influenze positive, si ritiene abbia il potere di donare bellezza, tonicità e vigore, nonché di tenere lontani gli influssi negativi.
Realizzare un mazzetto cogliendo dodici spighe di grano e tenerlo tutto l’anno nella propria casa terrebbe lontane le influenze negative. Il mazzetto, così come quello di erbe andrà bruciato nel falò dell’anno successivo.
Tutto questo lunghissimo (ma spero non noiosissimo) post per dirvi che io invece stanotte raccoglierò le noci, naturalmente bagnate dalla rugiada 😉, per preparare il nocino, delizioso liquore con proprietà curative.
Il fatto che le noci debbano essere raccolte il 23 giugno (quando sono ancora verdi ed è possibile trapassarle con uno spillo, in quanto il mallo non è ancora solidificato) pare sia anch’esso legato a una leggenda, che vuole che tutte le streghe del mondo (a tal proposito si dice che gli aloni, creati dai nembi sottilissimi, che possiamo vedere in cielo dopo il calar del sole siano in realtà le streghe in viaggio) volino in direzione di Benevento, per raccogliersi attorno all’antico noce protagonista di numerose storie più o meno legate a fatti realmente accaduti Si dice che esso ricompaia solamente nella notte tra il 23 e il 24, per permettere alle streghe di celebrare il loro sabba.

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Pubblicato 24 giugno 2017 da Eufemia Griffo in articoli, Miti celtici, Senza categoria

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