Fotografie – Writers 13, 2017

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Passi di notte, nell’antica città che dorme. Luci sull’acqua, immota e silenziosa, sembrano specchi che rubano l’anima ai ricordi. Un flash ne immortala l’istante.
E poi ancora passi. Un uomo e una donna, mano nella mano, innamorati di un istante che sembra loro eterno. La vita che inizia ora, e fuori chiusi a chiave, gli scheletri degli anni che se ne sono andati via, portando con loro mestizia e dolore.
Ascoltano i rumori lievi delle onde del mare,che una dopo l’altra vengono cullate dal vento di ottobre.
Una cattedrale nascosta dietro al vicolo si innalza possente rivelando un passato antico e la maestosità delle guglie, su cui la luna sembra riflettere i pochi raggi lucenti, velati dalle nuvole in cielo.
Quanto tempo è passato da quel giorno?
Mille anni.
Mille anni riemergono come fantasmi al suono di una musica di pianoforte in un giorno caldo d’estate.

**

La donna si alzò ad afferrare un album di fotografie e rivide quel giorno, fisso nella memoria, come i fiori nei campi d’estate e le nuvole bianche nel cielo prima della tempesta.
Si scoprì a sorridere, mentre ricordava se stessa sulla vecchia collina dove si vedeva il mare di Honfleur e il porto, con le barche ormeggiate; e poi le querce di quel bosco immenso e lei, seduta sull’erba a soffiare tra le mani le foglie d’autunno.
Erano immagini di un passato remoto? Era mai esistito quel tempo?

Se ne sono mai andati i ricordi?

Sfogliò l’album e ritrovò la foto di cui maggiormente serbava il ricordo; uno scatto a dire il vero tutt’altro che perfetto, ma nel fiume degli anni quell’immagine, più di tutte, era destinata a ricondurla indietro nel tempo.

Si possono raggomitolare gli anni?

La cattedrale di Honfleur, con le sue guglie aguzze che parevano trafiggere la luna e squarciare, come una lama di coltello, il velo nero della notte. Quella visione le aveva trasmesso una strana sensazione di inquietudine, a tratti indefinibile, che lei aveva interpretato come quel sentirsi fragili innanzi al mistero del tempo che scorre e alla grandezza degli uomini che secoli prima erano stati capaci di innalzare fino al cielo, un monumento magnifico come quello.

Il passato e il presente sembravano accavallarsi e non esistevano più confini tra ciò che era stata e quello che lo spazio della memoria ancora sembrava concederle.
Tuttavia il tempo l’aveva cambiata e infinite notti si erano susseguite a mille giorni solo apparentemente tutti uguali. I ricordi di quegli anni erano diventati uno scrigno prezioso da conservare e ogni pezzo in esso riposto aveva un immenso valore. Ogni minuscolo cristallo di memoria l’avevano condotta a ciò che era oggi.
Quanto tempo era passato da quel giorno?
Era forse ieri?
Christine chiuse il suo album di ricordi e rivedendo se stessa un’ultima volta, così come era allora, decise che era tempo di andare avanti e di crescere ancora un poco, ma senza dimenticare il passato, che come un fiume, ancora lambiva il suo sangue, il suo respiro, tutta la sua vita.

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Eufemia Griffo, Writers 13 2017

Nella foto una scorcio di Honfleur di notte – Foto tratta dal web

Pubblicato 17 maggio 2018 da Eufemia Griffo in racconti, Writers

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