Fiori di Sakura, un mio racconto pubblicato sul numero 12 della rivista Writers (liberamente ispirato al film di Kurosawa “Rapsodia in agosto”).

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Keiko fissava i fiori di sakura* posti sulla tomba di mia nonna.
Ogni anno, il 6 di agosto molte persone che l’avevano conosciuta, venivano a lasciare preghiere e fiori di ciliegio.
Ci eravamo viste anni prima a casa di mia madre durante le celebrazioni del rito funebre e ora, a distanza di sei anni, mi trovavo davanti a lei come se il tempo non avesse mai cessato di scorrere.
Da piccole eravamo amiche inseparabili fin quando Keiko si era trasferita ad Osaka per studiare legge.
Mentre la guardavo mi venivano in mente giornate di primavera, noi due a caccia di farfalle per ammirarne i colori variopinti; eravamo formidabili nell’appostarci in mezzo ai fiori di ciliegio, senza muoverci e stare minuti interi a nutrirci di quelle immagini meravigliose.
Di sera, sedute sullo zabuton, ascoltavamo la voce di mia nonna che sussurrava storie di anni prima, racconti di guerra e di dolore. La nonna guardava il cielo quasi come volesse scorgerci ancora qualcosa che non era mai andato via, «i ricordi del fuoco», li chiamava lei. Ci raccontava di una mattina d’agosto, una come tante, quando il sole si chiamava sole e i raggi avevano l’oro dei girasoli. Il cielo era diventato di uno strano colore, spaventoso, indescrivibile, orrendo. Poi la nonna si fermava e con la mano destra si copriva gli occhi e ritornava ai suoi pensieri.
A pranzo, una zuppa di riso e un bicchiere di tè erano il nostro pasto; mangiavamo in fretta e contavamo i sorsi di saké che la nonna beveva, frettolose di terminare il pasto e immergerci in nuovi giochi.
Quelle eravamo noi quando le ore erano scandite solo dai pensieri dei bambini.

Ora, davanti a me, vedevo quella bambina nel volto di una sconosciuta, di cui sapevo solo il nome e di cui ammiravo i costosi abiti che ne fasciavano il corpo.
Per un attimo avevo pensato di tendere le mani e di stringere le sue, ma non ne avevo più il coraggio.
Keiko mi guardò e mi fece un inchino, poi si fletté sulle ginocchia e raccolse un fiore di sakura porgendomelo tra le mani e sorrise. 
Gli occhi fissarono i miei e per un istante ebbi la presunzione di credere che stessero ripercorrendo le mie stesse immagini. Una farfalla si appoggiò sui fiori e attirò il nostro sguardo: immerse nello stesso ricordo di anni addietro, quando eravamo le bambine che vedo nei miei ricordi, sorridemmo entrambe.
Poi la vidi congiungere le mani e guardare la foto di mia nonna, di profilo, in silenzio. 
Questa è l’ultima immagine che conservo di lei.

* I sakura blossom sono i fiori di ciliegio
*

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Pubblicato 23 maggio 2018 da Eufemia Griffo in racconti, Senza categoria, Writers

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