Recensione a “Pareidolia” la silloge dello scrittore Lorenzo Spurio

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È un connubio di emozioni, di riflessioni, di incontri con il reale la silloge di Lorenzo Spurio dal titolo “Pareidolia”.
Come già accaduto in passato con altri poeti e altre liriche, mi addentro nei meandri di questa silloge, con umiltà e grande rispetto. Per l’uomo, per lo scrittore, per il poeta.
Lorenzo Spurio scrive liriche intense, colme di pathos che conducono il lettore a scontrarsi con quelle parti del reale che sono sovente nascoste ai nostri occhi. Può la poesia mostrare, indagare, denunciare quello di cui nemmeno i media parlano?
Può, eccome se può.
La Poesia abbraccia Infiniti universi, anime, mondi. C’è chi la utilizza celebrare l’amore, c’è chi la scrive come strumento di denuncia. Spurio declina la sofferenza con il suo personale linguaggio poetico e ne nascono parole colte, potenti, incisive.
Così la prima e la seconda sezione dell’opera, dai titoli “Affossamenti” ed “Ecchimosi”.
Parole dure le contraddistinguono e che conducono a una inevitabile denuncia da parte del Poeta.

Polpastrelli dalle impronte
salvate dal mare
e stinti per sempre
sfioravano ora qui, ora là.
(Ora qui, ora là)

Costruivo zattere
nelle notti assolate di Dicembre.
Avrei solcato fiumi e mari,
spingendomi oltre…
(La zattera)

Lorenzo parla della guerra, del dramma dei migranti ma anche di violenze inaudite nei confronti delle donne come in “Trittico del fuoco. Lamento delle donne yazide’, una delle liriche più forti della seconda sezione dal nome.
Queste donne, scrive Spurio, sono state bruciate vive in una gabbia di ferro per essersi rifiutate di concedersi sessualmente.
Quante persone sono a conoscenza di questo crimine contro l’umanità tutta?

E ancora

Fiumane di genti,
disgraziati dell’esistenza
in lotta con il tempo
(Di scisse emozioni. Lettera a Orbán).

Nella terza sezione dal titolo
“Dedicatio”, sono presenti liriche e colloqui con poeti celebri come Antonia Pozzi, Alda Merini, Garcia Lorca, i quali hanno sicuramente inciso nel percorso poetico di Spurio.
Mi sento di condividere il suo amore per la Pozzi che ha indubbiamente influenzato anche la sottoscritta.

Mi figuro quando cercavi
la nutrita polpa del vuoto
e vivevi di macigni e negazioni
(Ausculti il tempo che precede. Ad Antonia Pozzi)

Ma c’è anche un commovente tributo a Rosario Livatino, il giudice ragazzino, assassinato dalla mafia:

Livatino, che sangue desti
non sai che le belve dello zolfo
prosperano e affollano vie
(Non è Stella lucente. Al giudice ragazzino)

Giungiamo quindi alla sezione finale, la quarta, da cui trae il titolo l’intera opera, “Pareidolia”
introdotta da una citazione di Platone tratta dalla sua celebre opera “Fedro”.

“Non sempre le cose sono come sembrano, il loro primo aspetto inganna molti: di rado la mente scopre che cosa è nascosto nel loro intimo”, passaggio che si collega alla scelta del titolo la cui parola greca significa “vedere ciò che non c’è”. Tuttavia il Poeta con i suoi strumenti e la sua anima, può vedere, scrutare, cercare senza posa ciò che non è visibile ai molti.
Non è forse questo uno dei compiti supremi della Poesia?

Se la notte s’avvera
io non so il suono pesante
e i tralicci di angoscia verde
che recide di netto
quando siede sul trono del buio
(Pareidolia)

Un’opera matura, forte poeticamente e umanamente, nata dalla bella penna di Lorenzo Spurio, poeta, scrittore, saggista e presidente dell’associazione letteraria Euterpe a cui vanno i miei complimenti.

Recensione a cura di Eufemia Griffo

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Pubblicato 28 luglio 2019 da Eufemia Griffo in recensioni, Senza categoria

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