La spada Excalibur e la Tavola rotonda

La spada Excalibur

Per prima cosa Artù volle esplorare il suo reame in compagnia del solo Merlino, e dovettero affrontare molte avventure. Artù restò gravemente ferito in un duello con un cavaliere di nome Pellinore, che sfidava chiunque entrasse nelle sue terre e avrebbe ucciso il re se Merlino non l’avesse soccorso con la sua magia, immergendo Pellinore in un profondo sonno, dal quale si sarebbe ridestato solo dopo qualche ora. Poi portò Artù da un eremita dotato di straordinarie qualità di guaritore, e nel giro di tre giorni, le ferite di Artù furono risanate. Mentre ripartivano, Artù si rese conto di aver perduto la propria spada.
«Non preoccuparti», gli disse Merlino. «Qui vicino ce n’ è un’altra che farà al caso tuo.»
Giunsero ben presto a un vasto lago dalle acque trasparenti, nel mezzo delle quali si levava un braccio coperto di bianca stoffa che impugnava una magnifica spada. «Quella è la spada che ti ho promesso», disse Merlino al giovane re.

In quel momento, ecco una bella donna emergere dalle acque. Merlino disse che era la Signora del Lago, dentro il quale c’era una grande roccia, e nella roccia la signora aveva dimora in uno splendido palazzo. La donna si accostò ad Artù che la salutò cortesemente, dicendole che desiderava avere la spada che si levava sulle acque.
«Artù», rispose la donna, «quella è la spada Excalibur, ed è mia. Ma te la darò se avrò da te il dono che desidero.»
Artù promise di darle tutto ciò che desiderava.
«Allora, va’’ a quella barca, e rema fino alla spada. Prendi la spada e il fodero, e io verrò da te al momento propizio e ti chiederò il mio dono.»
I due uomini legarono i cavalli a un albero e remarono fino alla spada.
Artù la afferrò, e il braccio scomparve sott’acqua. La esaminò ammirandone la sua fattura.
«Che cosa preferisci», gli chiese Merlino, «la spada o il fodero?»
«La spada naturalmente», rispose il giovane.
«Sei poco saggio», replicò Merlino. «Sappi infatti che il fodero possiede poteri magici, e finché sarà al tuo fianco non potrai essere gravemente ferito. Un giorno ti sarà tolto, ma fino ad allora non distaccartene.»

(Tratto da “Miti e leggende da tutto il mondo”, edizioni Mondadori)

La Tavola Rotonda

Re Artù prese in mogli la bella Ginevra, la quale gli portò in dote, tra l’altro, una bella tavola rotonda di legno, tanto vasta che centocinquanta cavalieri potevano sedervisi attorno assieme. La sua forma impediva che tra loro ve ne fosse uno che primeggiasse, e Re Artù e i suoi cavalieri si resero celebri, non soltanto per le loro avventure, ma anche e soprattutto perché vissero sempre secondo giustizia e onestà. I Cavalieri della Tavola Rotonda erano i più valenti campioni della cristianità, e tra loro si contavano molti famosi guerrieri, come Sir Bedivere, Sir Lancillotto e suo figlio Sir Galahad, e ancora Sir Gawain, nipote del re, e Sir Tristano della Leonessa. Ma di tutte le storie dei Cavalieri della Tavola Rotonda, la più celebre è senz’altro quella della Cerca del Santo Graal, la coppa usata durante l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. Molte leggende correvano, ai tempi di Re Artù, sul Santo Graal e una di esse voleva che fosse stato riempito con il sangue di Cristo crocifisso da Giuseppe di Arimatea, ma nessuno sapeva che fine avesse fatto la coppa. Una sera, mentre Artù e i suoi cavalieri cenavano attorno alla Tavola Rotonda, udirono un grande scroscio di tuono mentre nella sala appariva un raggio di luce sette volte più intensa di ogni altra luce. E parve, a ciascuno dei presenti, che tutti gli altri fossero assai più belli di quanto fossero mai stati, e rimasero muti, persuasi che fosse giunto il giorno del giudizio. In quel momento, invisibili portatori recarono, facendola girare per la sala, una coppa coperta di candida seta, mentre si spandeva un dolcissimo profumo e davanti a ciascuno dei commensali comparivano il cibo e la bevanda preferiti. Poi la coppa scomparve. Il re ringraziò allora Dio per avere concesso quella visione, e Sir Gawain disse: – Indubbiamente ci è stata offerta una visione di grazia. Ma io faccio voto che domani, e non più tardi, partirò alla ricerca del Santo Graal. Voglio vederlo senza veli, e continuerò la mia ricerca finché potrò reggere, e se non dovessi riuscirci, so che sarò stato ritenuto indegno di trovarlo.
Quando gli altri cavalieri udirono il voto di Sir Gawain, si alzarono in piedi e fecero lo stesso giuramento, ma Re Artù ne fu profondamente addolorato. – Ahimè – disse a Gawain – con il tuo voto mi hai ucciso, perché mi hai fatto perdere la compagnia dei più nobili e valorosi cavalieri che ci siano. E sono certo che molti di noi non si rivedranno più, poiché molti periranno nella cerca e gli occhi si imperlarono di lacrime. Lunga e difficile fu la cerca tra mille avventure e pericoli, e alla fine soltanto Galahad, il giovane figlio di Lancillotto, fu degno di portare a termine l’impresa, ma neppure lui visse tanto a lungo da portarne la notizia a re Artù alla corte di questi. C’è chi dice che il Santo Graal sia tuttora sepolto a Glastonbury nel Somerset, ma questa è un’altra storia.
(Tratto da “Miti e leggende da tutto il mondo”, edizioni Mondadori)

Altre informazioni sulla Tavola Rotonda


Per prima cosa, in quanto cerchio, la Tavola rotonda è un’immagine del cielo, di cui tuttavia il centro, dove appare il Graal, non è un dato, ma un polo di attrazione: l’obiettivo della cerca nel corso della quale i cavalieri non possono permettersi debolezze o compromessi. La simbologia celeste è ribadita dal fatto che i cavalieri sono dodici( Calogrenant, Galahard, Gareth, Garvaine, Kai, Iwayn, Lancelot, Bohort, Perceval, Pelleas, Tor, Tristam), come i segni dello zodiaco, la ruota della vita. I loro compiti ( punizione dei malvagi e degli oppressori, protezione della donna, lotta contro le forze negative, rappresentate dagli incantesimi, dagli esseri eccessivi come i giganti o dagli animali nocivi, e così via) sono finalizzati al recupero di una dimensione paradisiaca della vita, per se stessi e la comunità in cui operano.
Anche il personaggio di Ginevra (Guinevere o Gwenhyfar) merita qualche osservazione. In alcuni racconti si dice che Artù avesse sposato tre donne, tutte con questo nome. Ciò fa pensare che la fatale regina abbia assunto l’eredità mitologica della triplice dea gallese della Terra, che mediante l’unione con il re conferiva alla regalità un carattere sacro. Nei racconti in cui tradisce lo sposo con un uomo più giovane, sembra invece essersi conservata un’eco di divinità celtiche femminili come Blodewedd, che secondo il mitografo R. Graves, erano il residuo di culti matriarcali in cui la dea si univa ritualmente al re, che poi le veniva sacrificato.

Immagini tratte dal web, tutti i diritti riservati.

Pubblicato 24 aprile 2022 da Eufemia Griffo in Miti celtici

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