Archivio per la categoria ‘Premiazioni

“La giovane sposa. Penelope aspettando il ritorno di Ulisse”, poesia seconda classificata “La stanza di Erato”, concorso letterario, Genova 5 gennaio 2019.

“La giovane sposa. Penelope aspettando il ritorno di Ulisse”, poesia seconda classificata “La stanza di Erato”, concorso letterario, Genova 5 gennaio 2019.

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Il vento lambisce il nuovo tramonto
e le bianche vele s’abituano ai flutti
del mare in estate
Sulla spiaggia suoni di conchiglie
e frammenti di gusci sotto ai piedi nudi

Gli anni s’intrecciano
e le piccole mani
tessono trame e destini.
Il sole brucia i sogni
e le tremule fiamme di una candela
divorano la notte e le sue ombre.
Gli occhi di Penelope già invecchiano
solcati dai segni del tempo
e lambiti dal mare del colore del cielo.

Una candela rivela tra le fiamme
il passato e il futuro.
Come un indovino,
la regina scruta tra le volute di fumo
e rivede un antico mantello
a cingere le spalle, nude
d’una giovane sposa.

Eufemia Griffo, poesia seconda classificata La stanza di Erato, concorso letterario, Genova 5 gennaio 2019

Seconda classificata “La stanza di Erato”, Gennaio 2019

A Gennaio  si è svolta a Genova la cerimonia di premiazione del concorso letterario La stanza di Erato. Mi sono stati assegnati due premi: seconda classificata nella sezione poesia (sono state premiate cinque mie liriche a tema classico ispirate all’uomo e al mare), segnalazione di merito nella sezione haiku. 
Non ho potuto presenziare, ma ringrazio Laila Cresta, scrittrice e organizzatrice del premio e la qualificatissima giuria, composta da esperti del settore, tra cui Pasquale Asprea per la sezione haiku. Complimenti a tutti.

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LA GIURIA DI ERATO

Prof.sa Maristella Angeli, artista
Pasquale Asprea, poeta
Prof.sa M. Grazia Bertora, latinista
Prof.sa Giuseppina Lucia Capodici, linguista
Dott. Antonio Figari, Associazione Culturale Giano
Elisabetta Magri, poesie in genovese e short story
Prof. Leonardo Paganelli, studioso di lingue medio-orientali (UNIGE)
Dott.sa Fuyung Wong, medico e umanista.

Menzione di merito concorso letterario, La stanza di Erato. Gennaio 2019

 

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giardini in fiore-
il fango sulle scarpe
di questo inverno

Eufemia Griffo

Seconda classificata e per il terzo anno finalista del prestigioso concorso letterario La pelle non dimentica.

Seconda classificata e per il terzo anno finalista del prestigioso concorso letterario La pelle non dimentica. Ringrazio Rita Angelelli editore di Le Mezzelane Casa Editrice, il presidente di giuria Lorenzo Spurio e Marzia Astorino per avere ritirato il premio per me ad Ascoli Piceno. Le cinque poesie premiate sono dedicate a Ipazia, Ilaria Alpi, Anna Frank, Yara Gambirasio e a tutte le donne vittime di violenza.

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Tutte le poesie si possono leggere qua.

I rami delle memorie – Concorso letterario La pelle non dimentica (una delle cinque poesie finaliste)

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I rami delle memorie – Concorso letterario La pelle non dimentica (una delle cinque poesie finaliste)

Così ti ho visto
mentre ti sussurravo
il mio ultimo addio
nel silenzio ovattato
vestito di tristezza

Soffiava un vento ostile
a trascinare via le foglie
e il lento scricchiolio
dei passi stanchi

Rincorrevo il tuo ricordo
lungo i rami delle memorie,
gelide come fiocchi di neve
nel giardino d’inverno

A entrarci dentro,
anche io sfiorivo poco a poco
respirando lo stesso silenzio
della neve e del suo triste oblio
~
Eufemia Griffo
Immagine di Miho Hirano

The First prize, R.H. BLYTH AWARD 2019

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First prize, R.H. BLYTH AWARD 2019

First prize, R.H. BLYTH AWARD 2019

Thank you everyone for your support. Thank you so much to all team of this wonderful prize. I am very honoured for your kind words. 🙏

I won the first prize R.H. BLYTH AWARD 2019.
I’m shocked, I’m breatheless…
Thank you very much to Susumu Taikiguchi, Kala Ramesh and Rohini Gupta.
My deepest gratitude🙏 to the judge, Mr. Susumu Taikiguchi. Thank you so much. I think that this is incredible!!!

 

Pubblicato 15 febbraio 2019 da Eufemia Griffo in premi, Premiazioni, R.H. BLYTH AWARD 2019

L’eco cupa del tonfo, ricordando Antonia Pozzi. Menzione d’onore nella categoria saggio letterario, premio “Arte in versi”, Novembre 2018

L’eco cupa del tonfo, ricordando Antonia Pozzi

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Il 13 Febbraio si celebra l’anniversario della nascita di Antonia Pozzi, poetessa milanese morta suicida a soli ventisei anni. La data che segna la fine della sua esistenza è il 3 dicembre 1938. La neve ricopre il manto erboso attorno all’abbazia di Chiaravalle e attutisce ogni rumore; l’eco del suo tonfo le dona quella pace che anelava da tempo. La sua bicicletta si ferma per l’ultima volta costeggiando i campi dell’abbazia di Chiaravalle: questa sarà la sua ultima fermata.

Suonano i passi come morte cose
scagliate dentro un’acqua tranquilla
che in tremulo affanno rifletta
da riva a riva
l’eco cupa del tonfo

Antonia Pozzi scelse di togliersi la vita giovanissima, incapace di vivere in un mondo che non riconosceva essere suo.

Sì, bello morire,
quando la nostra giovinezza arranca
su per la roccia, a conquistare l’alto.

La morte rappresentò per Antonia, quella liberazione che tanto desiderava intimamente fino a cadere in quel vuoto al quale si affidò con chiara consapevolezza.

Un passo indietro
Antonia Pozzi è bionda, minuta e delicata, una bella bambina, come la ritraggono molte fotografie; accanto a lei ci sono suo padre, l’avvocato Roberto Pozzi, originario di Laveno, e la contessa Lina, figlia del conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana e di Maria Gramignola. Nelle fotografie i suoi genitori la guardano sempre con amore e dedizione. Suo nonno Antonio è una persona coltissima nonché un noto storico amante dell’arte e la nonna, Maria (Nena per Antonia) è una donna sensibilissima ed è la figlia di Elisa Grossi figlia di Tommaso. Con Nena, Antonia avrà fin da bambina un rapporto di tenerissimo affetto.
Nel 1922 Antonia si iscrive giovanissima al liceo-ginnasio Manzoni di Milano: si diplomerà nel 1930. Tra i banchi di scuola la Pozzi si innamora del suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, che per primo le mostra la bellezza celata tra le parole e la vita che scorre tra le righe di una penna. La studentessa inizia con Cervi una relazione che definisce in una lettera all’adorata nonna Nena come «una gran fiamma dietro una grata di nervi, un’anima purissima anelante.» Cervi non è fisicamente un uomo attraente ma possiede un’immensa cultura classica. Li accomuna l’amore per il bello, l’arte, la cultura, la poesia e il sapere in generale.
Tuttavia il padre di Antonia osteggia in maniera ferma la relazione col Cervi che viene trasferito a Roma. Questo amore resterà incancellabile dalla sua anima per tutta la sua breve e tormentata vita.

Dopo il bacio – dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
(L’allodola)

La poesia diventa una lirica straordinaria nonché la sublimazione di un amore impossibile.
A Roma Cervi instaurerà con la sua amata, uno scambio epistolare che si protrarrà fino al 1934.
« Navighiamo a incontrarci» , scrive Antonia in una poesia del 1933 che ha come titolo Ricongiungimento.

Se io capissi
quel che vuole dire
– non vederti più –
credo che la mia vita
qui – finirebbe.

Tuttavia essi non si riuniranno mai più e il trasferimento del docente a Roma, segnerà la fine della loro relazione.
All’inizio degli anni trenta, Antonia si iscrive alla facoltà di lettere della Statale di Milano dove frequenta assiduamente le lezioni di filosofia di Antonio Banfi, entrando nella cerchia dei cosiddetti “banfiani”; è un ambiente culturalmente vivo e stimolante ma che la Pozzi non sente adatto a lei, donna e poetessa sensibile, al punto che un giorno si sente consigliare da Banfi di passare al romanzo storico e da Paci di «scrivere il meno possibile.» Intanto il seme del fascismo sta furiosamente germogliando e le serate alla Scala con sua madre sono oramai un lontano ricordo, giorni in cui la musica penetrava profondamente nel suo cuore e alla stregua delle sue adorate parole, attraversava i meandri della sua anima. Sono memorie lontane, appartenute a un passato cancellato dal dramma dei giorni che scorrevano sul calendario; si celebra la malvagia lussuria della guerra che permea ogni cosa.
Antonia che ha sempre snobbato i salotti borghesi, si ritira tra gli amati monti e scrive le sue poesie più belle. Nella natura selvaggia, tra rocce e gli amati nevai, a cui dedicherà una lirica struggente, Antonia cerca quella bramata pace che metta a tacere il suo tormento interiore e faccia da elemento conciliatore tra lei e il mondo. Antonia tenta di pacificare il suo tormento, instaurando un dialogo tra se stessa e il mondo, respirando le sue ferite nell’aria rarefatta delle cime innevate.

Io sognai nella neve di un’immensa
città di fiori
sepolta –
io fui sui monti
come un irto fiore –
e guardavo le rocce,
gli alti scogli
per i mari del vento –
e cantavo fra me di una remota
estate, che coi suoi amari
rododendri
m’avvampava nel sangue –
(Nevai, 1934)

La montagna è la vita e le parole di Antonia celebrano perfettamente questo suo sentire, un forte legame, un attaccamento unico alla terra. Radici forti che diventano umane, come le emozioni di Antonia che le descrive e da esse si fa prendere e condurre per mano, fino alla vetta più alta.
Lo spirito si esalta fino a entrare in una profonda comunione spirituale con la bellezza dei luoghi che la circondano.
Ma è anche una natura che le fa sentire intensamente gli umani limiti. Antonia vive con disagio la situazione politica e sociale del suo tempo, il cui clima sempre più cupo sembra influenzare progressivamente anche il suo stato d’animo e il suo sguardo sulla vita. Le parole non possono più salvarla e non colmano il vuoto e la malinconia. È una spaccatura troppo netta tra il mondo là fuori, in cui imperversa la guerra e quello che si agita nel suo cuore.

Signore, tu lo vedi
ch’io non ho occhi più
per i tuoi cieli, per le nuvole tue
consolatrici
(Preghiera, 1934)

Pochi mesi prima del suicidio, scrive all’amica Elvira Gandini senza nascondere la sua disillusione, l’incertezza del futuro, la strada in salita: una grande strada bianca. Si sente oramai senza radici:

Anch’io non ho radici
che leghino la mia
vita – alla terra –
anch’io cresco dal fondo
di un lago – colmo
di pianto.
(Ninfee, 1937)

La sua è una corazza vulnerabile che lascia intravedere la sua disperazione mortale, di cui parlerà nel suo biglietto d’addio il 3 dicembre del 1938. La neve riveste di bianco la campagna intorno all’abbazia di Chiaravalle. Antonia abbandona la bicicletta e si siede a pochi metri da una roggia; ha con sé un barattolo di barbiturici che ingoia con una sola sorsata d’acqua e poi si sdraia sulla neve. La trovano ancora viva, ma muore poche ore dopo, ufficialmente per «polmonite», dirà suo padre, che tenterà a lungo di coprire lo scandalo del suicidio, attribuendo la sua scomparsa a una polmonite ed evitando di far trapelare per molto tempo le sue opere, oggi per fortuna quasi tutte edite.

Esita l’ultima luce
fra le dita congiunte dei pioppi –
l’ombra trema di freddo e d’attesa
dietro di noi
e lenta muove intorno le braccia
per farci più soli –
(Presagio, novembre 1930)

Ad Antonia Pozzi è stato dedicato un film nel 2009 Poesia che mi guardi, della regista Marina Spada, impreziosito da immagini d’epoca della Pozzi tratte dai filmati di famiglia.
La Pozzi è sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo.

Nell’immagine, uno scatto tratto dal film “Antonia”

Pubblicato 21 gennaio 2019 da Eufemia Griffo in Antonia Pozzi, articoli, premi, Premiazioni, Senza categoria

La stanza di Erato, concorso letterario, Genova, gennaio 2019. Seconda classificata nella sezione poesia, menzione di merito nella sezione haiku

Il 5 gennaio si è svolta a Genova la cerimonia di premiazione del concorso letterario La stanza di Erato. Mi sono stati assegnati due premi: seconda classificata nella sezione poesia (sono state premiate cinque mie liriche a tema classico ispirate all’uomo e al mare), segnalazione di merito nella sezione haiku. Non ho potuto presenziare, ma ringrazio Laila Cresta, scrittrice e organizzatrice del premio e la qualificatissima giuria, composta da esperti del settore, tra cui Pasquale Asprea per la sezione haiku. Complimenti a tutti. LA GIURIA DI ERATO Prof.sa Maristella Angeli, artista Pasquale Asprea, poeta Prof.sa M. Grazia Bertora, latinista Prof.sa Giuseppina Lucia Capodici, linguista Dott. Antonio Figari, Associazione Culturale Giano Elisabetta Magri, poesie in genovese e short story Prof. Leonardo Paganelli, studioso di lingue medio-orientali (UNIGE) Dott.sa Fuyung Won.

Appena arriveranno, pubblicherò le immagini dei premi e a seguire, nei prossimi giorni, le poesie vincitrici.

 

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Pubblicato 20 gennaio 2019 da Eufemia Griffo in La stanza di Erato, premi, Premiazioni

I vecchi giorni

Visto che domani la giornata sarà dedicata al mio libro, pubblico per la prima volta la poesia vincitrice del concorso “Castagne, streghe e dintorni”, Cernobbio Ottobre 2018. Le immagini si ispirano a fatti e personaggi tratti dal mio romanzo, “Sagome di carta. Le streghe di Triora”.

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Seduta accanto al fuoco
rivedo tra le fiamme i vecchi giorni
mia madre che tesseva quei fili
luminosi di sole e d’amore
tra le stanche dita annodate di dolore

Mi pettinava i capelli e con i fiori,
i piccoli non ti scordar di me,
intrecciava ghirlande
e le poneva sul capo, di me bambina
di quella che ero, un tempo, una volta

I vecchi raccontano ancora
di quel giorno funesto,
lei era al fiume, le mani nell’acqua
tra le onde colorate di cielo
e cantava un’antica ninna nanna

La portarono via, la strega
la donna da ardere al fuoco,
lo stesso colore
dei nostri tramonti
quando d’estate incendiano i cieli

Mia madre perduta per sempre
nell’oblio del sole
quando tutto brucia tra le sue fiamme
mentre le acque attendono ancora
il suo ultimo canto

Eufemia Griffo

poesia prima classificata al concorso letterario “Castagne, streghe e dintorni”, Rovenna Ottobre 2018. Poesia liberamente ispirata al mio romanzo “Sagome di carta. Le streghe di Triora” ,

Eufemia Griffo, La stanza di Erato, concorso di poesia e haiku. Menzione di merito per un mio haiku

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

et

giardini in fiore-
il fango sulle scarpe
di questo inverno

Eufemia Griffo

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Pubblicato 11 gennaio 2019 da Eufemia Griffo in haiku, premi, Premiazioni, Senza categoria

Il silenzio e la neve, poesia prima classificata premio Doscar, dicembre 2018

Questa è la poesia che il 15 dicembre si è aggiudicata il primo premio Doscar 2018.
~
Il silenzio e la neve
(a tutti coloro che non ricordano più)

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Aveva il colore della neve
e del suo silenzio.
Soffiava un vento ostile
a trascinare via le foglie
e il lento scricchiolio
dei passi stanchi.

Rincorrevo i ricordi
lungo i rami delle memorie,
intrecciate tra loro
come piccole ghirlande,
senza fiori.
A entrarci dentro,
anche io sfiorivo poco a poco
respirando lo stesso silenzio
della neve e del suo triste oblio
~

Eufemia Griffo 

Pubblicato 28 dicembre 2018 da Eufemia Griffo in Poesia, premi, Premiazioni, Premio Doscar, Senza categoria

I vecchi giorni, poesia prima classificata al concorso letterario “Castagne, streghe e dintorni”, Rovenna Ottobre 2018

I vecchi giorni

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Seduta accanto al fuoco
rivedo tra le fiamme i vecchi giorni
mia madre che tesseva quei fili
luminosi di sole e d’amore
tra le stanche dita annodate di dolore

Mi pettinava i capelli e con i fiori,
i piccoli non ti scordar di me,
intrecciava ghirlande
e le poneva sul capo, di me bambina
di quella che ero, un tempo, una volta

I vecchi raccontano ancora
di quel giorno funesto,
lei era al fiume, le mani nell’acqua
tra le onde colorate di cielo
e cantava un’antica ninna nanna

La portarono via, la strega
la donna da ardere al fuoco,
lo stesso colore
dei nostri tramonti
quando d’estate incendiano i cieli

Mia madre perduta per sempre
nell’oblio del sole
quando tutto brucia tra le sue fiamme
mentre le acque attendono ancora
il suo ultimo canto

Eufemia Griffo 

poesia prima classificata al concorso letterario “Castagne, streghe e dintorni”, Rovenna Ottobre 2018. Poesia liberamente ispirata al mio romanzo “Sagome di carta. Le streghe di Triora” , Le Mezzelane casa ed. 2018

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Pubblicato 27 dicembre 2018 da Eufemia Griffo in Poesia, premi, Premiazioni, Senza categoria

Primo premio Doscar, concorso letterario di poesia – Milano, 15 dicembre 2018

Primo posto premio Doscar 2018, sezione poesia. 
Sono sinceramente sorpresa perché non me lo aspettavo, ma vinco per la seconda volta questo premio con due poesie: ” Il silenzio e la neve ” e ” Davanti al mare “. 
Nessuna targa o diploma ma cento euro da spendere in Feltrinelli. 
Nella foto il presidente Dosca dottor Szeco che mi consegna il premio.

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Pubblicato 22 dicembre 2018 da Eufemia Griffo in premi, Premiazioni, Premio Doscar, Senza categoria

Piccola anima smarrita e soave – Un mio racconto pubblicato nell’antologia dei racconti storici di “Historica” casa editrice

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Autunno 1490

Alla corte di Ludovico il Moro, pochi mesi prima del matrimonio di Ludovico con Beatrice d’Este.
Da Madonna Cecilia Gallerani al suo amato Ludovico.
 
Caro Ludovico,
così vicino al mio cuore. Il tempo scivola via dalle nostre mani e si perde, come grani di sabbia in una clessidra. In silenzio essi giacciono uno sopra l’altro, senza più poter riprendere a vorticare perché non c’è più chi giri la clessidra. Così è il mio cuore senza di voi, in balia di questo nulla e del suo silenzio.
Quanta passione ha travolto le nostre esistenze in questo ultimo anno. Ora quello che rimane è solo questo dolore che cerco di dissimulare, questo cosciente sentimento della mia fine, mentre vago nella regione dei sogni e dei pensieri, sognando l’amore del mio amato signore, che presto sarà sposo di quella bambina  di cui tutti parlano. Tranne voi, tranne me. Di notte sogno l’amore, i vostri baci, il vostro amato volto.
 
«Dammi mille baci, e ancora cento/ poi nuovamente mille e ancora cento»(1) 
 
Ora me ne rendo conto, mentre giaccio sul mio letto che in questo anno felice, mi ha accolta tra le vostre braccia. Lo stesso letto dove mi sono rifugiata quando mi gridaste con tutta la passione e la violenza amorosa di cui eravate capace, che io ero la più bella tra tutte le donne del vostro palazzo e che a me, donavate il vostro nobile cuore.
 
«Come il frutto dell’albero, anche la vita diventa dolcissima un attimo prima di iniziare ad appassire.»(2) 
 
Ma ora io non so più nulla, non ho più certezze, tranne che vi amo e che mi aggrappo a quella vita che mi sta sfuggendo di mano, come le foglie in autunno, quando non vogliono staccarsi dal loro albero da cui traggono linfa e nutrimento vitale.
Sono stanca e anche i miei occhi lo sono, mentre indugiano su questo antico libro  le cui parole sembrano essere state scritte per me.
 
« Ti odio e ti amo. Ti Chiederai come faccia! Non so, ma avviene ed è la mia tortura.»(3) 
 
Ieri, mentre guardavo quel meraviglioso quadro che mi ritrae (4) in cui Magister Leonardo ha profuso tutta la sua arte di abile pittore e genio, ho pensato alle sue parole, mentre dipingeva.
«Madonna, tanti e tali sono i marchingegni che ho inventato seguendo il genio della mia mente, eppure una sola cosa non sono stato capace di creare. Qualcosa a cui non so dare il nome, qualcosa che riguarda il cuore, in modo che possa scioglierlo dalle catene del dolore, della malinconia e dalla tristezza, quando essi sopraggiungono e come belve fameliche, lo divorano poco a poco, fino a farlo a pezzi.»
Questo mi disse Leonardo da Vinci, mentre dava nuova bellezza al mio volto, facendolo rivivere per sempre. In quei giorni ero così felice, ma le sue parole adombrarono il mio cuore, come se qualcosa dovesse accadere da lì a poco. Non riuscii a trovare le parole adatte, ma questo artista così geniale, di cui tutti parlano a corte, ha intuito già allora l’effimera felicità di cui abbiamo goduto per così poco tempo.
 
Milano, 5 dicembre 1490
 
Caro Ludovico,
è quasi inverno, eppure oggi il sole splende nella nostra amata Milano. Ma nel mio cuore c’è un velo di nebbia, lo stesso che spesso ricopre, in autunno, ogni cosa.
Cosa conta davvero nella nostra esistenza?
Per alcuni il potere, il rango, la nobiltà e l’essere nobile, oppure essere ricordati nelle biografie ufficiali e figurare col proprio nome sulla tomba.(5)
Tutte sciocchezze!
Lo scorrere inesorabile del tempo scava un baratro nell’esistenza degli uomini e noi ci troviamo come sospesi su una voragine, in precario equilibrio; nel vuoto, riusciamo finalmente a osservare come degli spettatori, l’avventura della nostra vita che solo nel momento del pericolo, acquista un senso e si dischiude in tutta la sua interezza e in tutta la sua bellezza.
Ma in quel momento, prima di cadere, immagino tutto il dolore, il mio e il vostro, Ludovico, mentre ci pervade. Allora mi prende una tale disperazione che la sento divenire pura e tangibile in me.
Ludovico, sono stanca, nel fisico e nella mente. In questi giorni ho ricevuto ed eseguito tutti gli ordini che mi avete impartito, sono diventata un’ombra nell’ombra, sottile come la forma dei miei desideri, trasparente come una goccia d’acqua quando la pioggia attraversa l’arcobaleno. Silenziosa, perché le parole devono scomparire ed essere seppellite nello scrigno della mia anima.
Per un attimo ho pensato al mio passato, mi sono rivista bambina, adolescente e finalmente donna. Ho preso coscienza di esserlo diventata il giorno in cui i vostri occhi posarono lo sguardo sul mio viso.  Era poco più di un anno fa, da poco avevo compiuto diciassette anni; avevo i capelli raccolti sotto la retina impreziosita da piccoli diademi, a cui giorno dopo giorno, sene aggiungeva uno. Eravate voi a donarmelo, pegno del vostro amore, così bello, puro, infinito.
Amore, amore…questa parola che mi sussurravate all’orecchio,  scivolava in fondo al mio cuore. Una parola che detestavo prima di allora, dopo una delusione che oggi definirei puerile, quando quel giovane che credevo di amare, preferì a me una duchessa, che  avrebbe portato più lustro alla sua casata, rispetto al mio titolo di contessa.
Amore. Una parola che so finalmente appartenermi da quando esso ha bussato con la vostra mano alla mia porta, come un forestiero venuto da lontano e che dopo tanto peregrinare trova finalmente riposo.
Una parola che è riemersa nella mia memoria pur nella stupida convinzione di volerla seppellire per sempre. Che assurda presunzione!
Ma ora,  vi congiungerete per sempre a Beatrice. E io rimarrò sola, aggirandomi nelle stanze dove abbiamo conosciuto l’amore e dove dimoreranno solo le ombre dei nostri ricordi. Esse diventeranno nel tempo i luoghi dei miei sogni e le mie residenze segrete.
 
« Nella notte ingannevole i lievi sogni si prendono gioco di me e fanno trepidare di falsi terrori le nostre menti spaventate…»(6)
 
Un luogo dove  costruirò un castello fatto da quegli stessi sogni che sono così reali e allo stesso tempo immaginari, dentro i quali mi rifugerò nei momenti di solitudine e di tristezza. E mi piace pensare che qui sarò al momento della mia morte.

Ho fatto un sogno di recente.
Ero felice. Ci guardavamo e a un certo punto mi carezzavate i capelli. Era un sogno colorato e pieno di luce. Poi il sogno ha assunto i colori del rosso. Ma non erano i colori del tramonto, bensì quelli del sangue, quando prende a scorrere impetuoso. Tutto si colorava di rosso: il fiume, l’erba, il cielo mentre intorno calavano il buio e le tenebre. Un dolore ha preso a lacerarmi il petto e a farmi sanguinare.

Voi eravate così lontano da me, le vostre mani a protendersi mentre cercavano le mie, ma io scivolavo lontano, portata via dalle onde di quel fiume. E il vostro volto amato scompariva così per sempre.
Mi sono svegliata di soprassalto, piangendo. Solo allora mi sono accorta che Il vostro corpo caldo, forte, possente, giaceva accanto al mio. Era allora tutto un sogno?
Vi siete voltato e mi avete guardata col vostro sguardo pieno d’amore. Così come avete fatto tutte le volte in cui mi avete detto di amarmi, pur non potendo condurmi all’altare.
«Cecilia,  Vi amo più della mia vita.»
Poi vi siete voltato, il volto sereno, lontano dai miei sogni, lontano dal presente e dal futuro che ci attende. Eravate solo un uomo, il mio amato uomo. Solo io vi avrò visto così. Solo io avrò guardato in fondo alla vostra anima, una piccola anima smarrita e soave (7), su cui l’ombra  nera del futuro, non ha posto ancora il suo velo di tenebre.
 

Per sempre Vostra Cecilia

*
 
Il 17 gennaio 1491, nella cappella ducale del Castello di Pavia, Ludovico il Moro sposò Beatrice d’Este, figlia tredicenne di Ercole I d’Este, duca di Ferrara.
La contessa Cecilia Gallerani ebbe un figlio da Ludovico il Moro, Cesare. Dopo essere rimasta presso gli Sforza anche dopo il matrimonio del Moro con Beatrice d’Este, alla nascita del figlioletto fu allontanata dalla corte degli Sforza dallo stesso Ludovico ricevendo in dono diversi immobili e beni.
Rifugiatasi per due anni da Isabella d’Este a Mantova, tornò a Milano dagli Sforza. Al 27 luglio 1492 risalgono le sue nozze con il conte Ludovico Carminati “il Bergamino”.
 
Note al testo
(1) “Da mi basia mille, deinde centum/dein mille altera, dein seconda centum, deinde usque altera mille/deiade centum”: da Catullo (poeta latino, 87-54 a.C.) , Poesie, V, 7/9.
(2) Questa citazione è di N.M. Karamzin, scrittore russo (1766-1826)…
(3) Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Ti odio e ti amo. Ti Chiederai come faccia! Non so, ma avviene ed è la mia tortura.
Gaio Valerio Catullo
(4) Cecilia Gallerani ha dato il suo volto al famoso quadro di Leonardo da Vinci “La dama con l’ermellino”. Mentre posava per il dipinto, Cecilia ebbe modo di apprezzare Leonardo e di comprenderne le straordinarie doti. Lo invitò a riunioni di studiosi e di intellettuali di Milano, in cui si discuteva di filosofia e di varia cultura. Cecilia stessa presiedeva alcune di queste riunioni.
(5)  Foscolo, “Jacopo Ortis”.
(6) Tibullo, poeta latino (54-19 a.C.) , tratta da “Elegie” , III, 4,7/8 .
(7) Così termina il libro “Mémoires d’Hadrien” della Yourcenar! Queste parole sono state scritte realmente dall’imperatore Adriano e la scrittrice le utilizza al termine del suo bellissimo libro: “ Animula vagula, blandula..Hospes comesque corporis, quae nunc abibis in loca…Pallidula , rigida, nudula, nec ut soles, dabis iocos…” P. Aelius Hadrianus.

*
Racconto pubblicato nell’antologia dei racconti storici della casa editrice “Historica”, settembre 2018

Racconti storici. Vol. 1

“Sull’altra riva. Dante e Virgilio tra i dannati”. La mia lirica, primo premio, concorso letterario “Il modernismo “, 21 ottobre 2018.

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Come un tramonto di fuoco
il cielo si colora di sangue
e si tinge di lacrime, dannate
ruscelli silenziosi di ombre
che furono uomini

Sta curvo il mio maestro
dall’aspetto di un antico dio
assiso sul trono d’argento,
ma è tempo di lasciare le memorie
al fiume infernale e alle sue onde

Orde di ragni neri
tessono tele di tenebre
prigioni d’incubi e d’illusioni.
Lo specchio si frantuma e cela
il regno di cenere e fiamme

Dentro l’oscurità, piccole fiammelle.
Paiono stelle splendenti
nel buio che tutto divora
a ricordare la luce
e il suo eterno bagliore

Sull’altra riva scorgo ancora
il profilo di un fiore, lontano
sognato e azzurro come il cielo.
In questo nulla di cenere
rimane solo un sogno di sole
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Eufemia Griffo

Pubblicato 26 ottobre 2018 da Eufemia Griffo in Poesia, premi, Premiazioni, Senza categoria

I vecchi giorni, primo premio concorso letterario “Castagne, streghe e dintorni”. Cernobbio, 6 ottobre 2018

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I vecchi giorni

Seduta accanto al fuoco
rivedo tra le fiamme i vecchi giorni
mia madre che tesseva quei fili
luminosi di sole e d’amore
tra le stanche dita annodate di dolore

Mi pettinava i capelli e con i fiori,
i piccoli non ti scordar di me,
intrecciava ghirlande
e le poneva sul capo, di me bambina
di quella che ero, un tempo, una volta

I vecchi raccontano ancora
di quel giorno funesto,
lei era al fiume, le mani nell’acqua
tra le onde colorate di cielo
e cantava un’antica ninna nanna

La portarono via, la strega
la donna da ardere al fuoco,
lo stesso colore
dei nostri tramonti
quando d’estate incendiano i cieli

Mia madre perduta per sempre
nell’oblio del sole
quando tutto brucia tra le sue fiamme
mentre le acque attendono ancora
il suo ultimo canto

*
Eufemia Griffo, primo premio di poesia “Castagne, streghe e dintorni”. Cernobbio 6 ottobre 2018

Poesia ispirata alle streghe di Triora. 

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Pubblicato 19 ottobre 2018 da Eufemia Griffo in Poesia, premi, Premiazioni, Senza categoria

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La Luna e il vigneto – Segnalazione di merito per tre miei haiku (Tema: una gita in collina)

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Pubblicato 28 giugno 2018 da Eufemia Griffo in concorsi, haiku, premi, Premiazioni, Senza categoria

Lampi di poesia, concorso letterario: Torino 16 giugno 2018

Premiazione Lampi di poesia

Concorso di poesia e haiku ‘ Lampi di poesia’ dell’ associazione torinese Monginevro. Ricevo il diploma e il premio per i miei quattro haiku: due segnalazioni di merito e due pubblicazioni per dignità di stampa. Tutti e quattro sono stati pubblicati in antologia.
Ringrazio la giuria del premio e il presidente Sergio Donna.

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Pubblicato 22 giugno 2018 da Eufemia Griffo in haiku, premi, Premiazioni, Senza categoria

Contorni imperfetti, terzo posto concorso letterario “Enrichetta Galli”

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Contorni imperfetti
(ai malati di Alzheimer)

Prendimi silenzio,
tra i rumori del giorno
che s’addormenta,
assopito tra sprazzi
di nuvole in viaggio

Prendimi cielo,
velato di blu e indaco
e fogli bianchi,
un dipinto delle ore
dai contorni perfetti

Prendimi fiume,
nella tua profondità
di abissi verdi
accogli benevolo
il mio silenzioso addio

Ho dimenticato il mare
i suoi colori
e i suoni di conchiglie,
ho dimenticato le stagioni,
gli alberi in fiore
e il lento scorrere
della pioggia

Il tempo si è cancellato,
come le orme sulla neve
mescolate in un universo
tutto bianco
dai contorni imperfetti

*
Eufemia Griffo

Pubblicato 21 giugno 2018 da Eufemia Griffo in Poesia, premi, Premiazioni, Senza categoria