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Camminare…   Leave a comment

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Camminare passeggiando: camminare lentamente “camminare per camminare”, senza una meta precisa, per divertimento, per distrarsi, lungo il mare, per sentieri, per vicoli. Passeggiare mano nella mano, camminando uno accanto all’altro, avanti e indietro, scaricando la tensione, raccontando di sé, di noi, dell’altro, di altro.
Il ritmo del passo è il pedale della memoria e ne diventa custode, perché ricordare è richiamare ciò che abbiamo serbato nel cuore ed il passo ne diventa il suo interprete.

Pubblicato 4 luglio 2017 da Eufemia Griffo in racconti, Riflessioni

La recensione al mio libro “Il fiume scorre ancora” da parte di una lettrice.   Leave a comment

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Che dire? L’ho preso titubante, carezzando le belle immagini della copertina; ad acuire la mia già ben sviluppata curiosità, l’efficacissima prefazione e prima ancora l’omaggio alla Dickinson. Un bacio affettuoso sull’amorevole dedica che hai voluto donarci e… via! Di racconto in racconto, di lacrima in lacrima, il languore ed il dolore che diventavano reali fuori dalle pagine e si impossessavano del mio spirito. Quelle donne che penetravano la mia anima fino a far dolere il mio corpo col loro. Quei fanciulli che si fondevano con l’immagine dei miei. Ah! Quanto ho pianto al ricordo dell’insensato quanto crudele massacro dei nativi americani, come già da ragazzina infinite volte ascoltando De Andrè con la sua Fiume Sand Creek! Quanto ho sentito fin nelle ossa la disperazione profonda tanto da farti desiderare la morte delle donne abusate, dilaniate che dipingi… del resto, chi di noi non è stata in qualche modo abusata da questo mondo che ci forza in ruoli dai margini taglienti, dalla vita maestra spietata o, ancora, da noi stesse?
E che dolcezza sulla pelle dai sensi riattivati, il profumo ora del bosco, ora del mare, ora del deserto.
E poi, la fine. Inconcepibile con questa sete ancora accesa, le mani e gli occhi a cercare ancora una pagina che non c’è. Un solo pensiero: ancora! Due ore sulle ali del sogno. A quando il prossimo? E nel frattempo, ogni racconto da riprendere, questa volta a piccoli sorsi pazienti, senza la cupidigia della prima lettura.
Grazie, cara che mi onoro di chiamare Amica.
Con affetto ed ammirazione
Manuela

Pubblicato 11 maggio 2017 da Eufemia Griffo in Libri, racconti, Recensione libri, Senza categoria

Writers n. 12 sul tema dell’amicizia   Leave a comment

Onorata e felice di fare parte del nuovo numero della rivista Writers.
Un magazine ricco di contenuti, racconti da leggere, sfogliare e assaporare.
Questa volta abbiamo trattato il tema dell’ amicizia e io sono presente con due racconti:
” A te che vivi nei miei ricordi” e ” Fiori di Sakura”.
Grazie alla nostra direttrice Elena Brilli per l’ ottimo lavoro che svolge ad ogni uscita della rivista.
Buona lettura

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Clicca sul link qua sotto per il download

https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9YXJUTTZ2V1JtYUE/view

Pubblicato 27 marzo 2017 da Eufemia Griffo in racconti, Rivista on line, Senza categoria

Buonanotte Camilla, un mio racconto pubblicato nel libro “E dopo?” della casa editrice Le Mezzelane – Gennaio 2017   Leave a comment

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Camilla Harris aveva quasi sei anni e portava i lunghi capelli rossicci raccolti in trecce che la mamma le faceva ogni mattina. Il suo viso delizioso ricordava l’angioletto che adornava il servizio buono di caffè di sua nonna Lavinia, romana di nascita. Camilla ogni tanto si rigirava una delle tazzine tra le mani e ridendo diceva “Questa sono io!”. Era la più coccolata in famiglia anche perché il sorriso della bambina apriva il cuore delle persone.
Camilla abitava nel Derbyshire insieme a sua madre Costanza e a suo padre Daniel. Costanza, aveva lasciato l’Italia anni addietro e insieme all’uomo che era diventato suo marito, inglese di nascita, aveva aperto un B&B nel Derbyshire, dove il fiore all’occhiello era il pane che impastava e preparava secondo la ricetta di sua madre Lavinia. Nella contea dove abitavano era risaputo che la donna sfornava un pane buonissimo e nel tempo, la famiglia Harris, era diventata famosa nella zona e il B&B attraeva molti avventori.
Venivano apposta per comprare il pane di Lady Costance, così come la chiamavano gli inglesi.
Lavinia, aveva quasi novant’anni, ma la vita era stata clemente con lei e godeva di ottima salute. La sua passione era sempre stata quella di preparare il pane e negli anni della guerra, lasciata Roma e trasferitasi ad Amatrice con i suoi genitori e fratelli, lo impastava e lo cuoceva nel forno di famiglia e lo regalava agli abitanti di Amatrice sfamando intere famiglie. Una notte, un bombardamento aveva distrutto la sua casa e con essa il forno, ma dopo i disastri del conflitto bellico, la donna aveva avuto il coraggio di iniziare tutto da capo e aveva aperto un forno tutto suo. Negli anni la sua panetteria, era diventata famosa fino a Roma, dove era nata. Ogni notte, quasi all’alba, era accanto al figlio minore a preparare il pane per gli abitanti di Amatrice.
Lavinia aveva gli stessi capelli rossi di sua nipote Camilla: la sua bellezza da giovane aveva incantato tanti uomini, ma solo uno aveva fatto breccia e se l’era sposato. Si chiamava Antonio ma era morto quando Lavinia aveva appena quarant’anni e da allora la donna aveva dedicato l’intera vita ai suoi sette figli e al forno che sfornava pane ogni notte.
Tutti i figli di Lavinia avevano ereditato la passione per la cucina: su tutti eccelleva Costanza, la mamma di Camilla, che fin da piccola aveva coltivato il sogno di andare lontano, di vedere tanti posti nuovi dove fare conoscere la cucina e soprattutto il pane di sua madre e tutto quello che negli anni le aveva insegnato. Le era costato molto lasciare l’Italia, ma a vent’anni aveva già fatto la scelta che le avrebbe segnato la vita e quando giunta in Inghilterra, nel Devon, aveva incontrato Daniel, Costanza aveva capito che quel viaggio era stato un segno del destino.
Camilla era nata da un matrimonio felice e le era stato insegnato fin da piccola, a parlare la lingua italiana insieme a quella inglese. La bambina aveva un carattere solare ereditato da sua nonna, l’intelligenza di sua madre e la precisione di suo padre: un mix che nel tempo, diceva Lavinia, le avrebbe regalato fortuna e forse fama. Erano sogni, tanti sogni, destinati un giorno a fiorire, andava ripetendosi Lavinia, pensando a sua nipote.
L’amava talmente tanto che contava i mesi, i giorni, le ore che la separavano dall’abbracciare la bambina; da quando era nata, una nuova luce si era accesa nella sua vita e si sentiva ancora forte e coraggiosa, malgrado quasi un secolo di vita alle spalle.

Era l’inizio di Agosto 2016 e come ogni anno, Camilla si accingeva ad arrivare ad Amatrice per trascorrere giorni felice e spensierati. Il paese era splendido e le case arroccate sui monti, erano così diverse da quelle del posto in cui abitava con i suoi genitori. Camilla si divertiva durante il viaggio in aereo, a disegnare i cottage inglesi e a regalare a sua nonna fogli e fogli pieni di colori e fantasia, dove su ciascuno spiccava la sua chioma rossa e il suo sorriso solare. In ogni disegno Camilla ritraeva se stessa e la sua famiglia, insieme alle valigie che li avrebbero accompagnati ogni anno ad Amatrice.
Quando si approssimavano ad arrivare in Italia, Camilla cambiava soggetto e
iniziava a disegnare i monti su cui sorgeva il paese di Amatrice che tanto amava.

“Evviva!”, aveva esclamato nonna Lavinia, mentre le vide scendere dalla macchina che avevano noleggiato. Se l’era strette al cuore e poi guardando Camilla che ora aveva un anno in più, si era avvolta del profumo buono dei bambini, che aveva sognato per quasi un anno.
Daniel, disse Camilla pensando a suo padre, le avrebbe raggiunte qualche giorno prima della fine di Agosto, per poi ricondurle in Inghilterra.
Amatrice in quei giorni di sole, appariva ancora più bella e delicata: quello splendido paesaggio da cartolina, sembrava uscito da un quadro.
Lavina aveva preparato tutto a puntino per l’arrivo di Camilla e Costanza e aveva decorato la casa con fiori profumati che aveva sistemato in tanti vasi colorati, posizionati ovunque per rendere ancora più gioiosa l’atmosfera.
La bambina non si staccava un attimo da sua nonna e la tormentava con mille domande che le faceva di continuo, mentre Lavinia sorridendo, cercava di esaudire ogni singola curiosità. Tuttavia il momento che amava maggiormente era quando sua nonna la metteva a letto e le raccontava le storie, le mille storie, spesso inventate da lei. La voce di Lavinia appariva sicura, magica, le recava pace e serenità e la conduceva per mano nei mondi delle fiabe e delle favole. Là Camilla diventata una principessa oppure un cavaliere in armatura, o una strega cattiva che tormentava i bambini.
Quella notte Lavinia si addormentò accanto alla bambina, tenendole strette le piccole mani.

Era passato quasi un mese dall’arrivo di Camilla e di Costanza: era stata un’estate luminosa e anche quella notte il cielo era pieno di stelle.
Erano quasi le tre del 24 Agosto e mancava poco all’alba. Camilla si alzò dal suo lettino per prendere una bambola e stringersela a sé. Non aveva paura di rimanere sola, la mamma le aveva insegnato ad essere una bimba coraggiosa.
Tuttavia dopo un po’ decise di raggiungere Costanza e aprendo la porta della sua stanza, sgusciò dentro senza fare rumore, si arrampicò sul letto e le diede un bacio lieve sul viso.
Guardandola a lungo, si sorprese a constatare quanto sua madre fosse bella.
“Un giorno diventerò come te, mamma”, le sussurrò in un orecchio, senza farsi sentire.
Poi arrivò fino alla camera della nonna che quella notte era ancora sveglia e rendendosi conto della presenza della bambina, disse: ”Camilla, piccola, che ci fai ancora alzata? Vieni qua, stai con me stanotte”. Camilla si era accorta che la nonna non aveva il solito volto sorridente e le chiese: “Nonna sei triste?”.
Lavinia rispose: “ Stanotte le stelle non sono luminose come le altre volte”.
Camilla guardò sua nonna interrogandosi sulla sua affermazione, ma senza dire nulla, approfittò del suo invito e si infilò nel lettone.
Lavinia se la strinse forte al cuore dicendole: “Camilla, ti voglio così tanto bene, buonanotte Camilla…”.
Da quel momento non si erano lasciate più, mai più.
~
Giorni dopo il terremoto che aveva colpito Amatrice e molti altri comuni limitrofi, aveva avuto un’eco straordinaria in ogni parte del mondo. Sembrava che tutto si fosse fermato per raccontare il dramma di tante persone che erano state sepolte dalla violenza della terra. Essa continuava a tremare ogni giorno e qualche volta, restituiva al cordoglio di coloro che erano ancora vivi, un ricordo, un giocattolo, un vestito, un pezzo del passato che ora non esisteva più.
Lavinia, Camilla e Costanza erano rimaste nella loro casa dei sogni: la nonna era stata ritrovata abbracciata alla bambina. Costanza era stata rinvenuta con le mani a coprirsi il volto. Tutte e tre senza vita.
Daniel era accorso dall’Inghilterra e aveva aiutato a scavare tra le rovine della casa, con la speranza di trovarle vive, ma era stato tutto inutile.
Seduto sulle macerie della casa di Lavinia, andava ripetendosi: “E dopo?”, mentre le ore trascorrevano lente senza regalare più nemmeno un barlume di speranza.
“E dopo?”, si chiedevano le persone scampate al terremoto, che la morte aveva risparmiato e che ora avevano il compito di iniziare a ricostruire interi paesi, intere generazioni di persone cancellate dalla furia della terra.
E dopo, quel che resta, sono i ricordi, i mille ricordi, come i fiori profumati che Lavinia amava così tanto e che coloravano la sua casa, ogni estate, quando Camilla tornava a giocare e a rincorrere quella felicità che ora era diventata solo un’ombra.
E dopo, ciò che rimane sono i ricordi delle persone che non ci sono più, come Camilla, Lavinia e Costanza, di cui questa storia inventata, ha raccontato il loro ultimo giorno, lo stesso di molte persone realmente esistite, che avevano nomi diversi dalle tre protagoniste di questa storia, ma che come loro, sono volate via tra le stelle in una notte di fine agosto.
Abbiamo il dovere di raccontare le loro storie, le loro vite, perché solo la memoria ne serberà per sempre il ricordo, perché ci sia sempre un “dopo”, per coloro che avranno avuto in sorte, di continuare a vivere.

Eufemia Griffo

Questo racconto fa parte del libro “E dopo? “. Un libro in formato e book, edito dalla casa editrice “Le Mezzelane”, a cui ho preso parte con questo racconto.  Un libro ricchissimo di racconti di scrittori da ogni parte dell’ Italia, i cui proventi saranno devoluti alla ricostruzione della biblioteca di Pievetorina (Mc).
Lo trovate anche su Amazon cliccando qua:
https://www.amazon.it/dp/B01N31DNLU/ref=sr_1_9…
Grazie alla direttrice di Le Mezzelane Rita Angelelli e a tutti gli Autori presenti nella raccolta.

 

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Pubblicato 30 gennaio 2017 da Eufemia Griffo in Libri, racconti, Senza categoria

Il fiume scorre ancora”, il mio nuovo libro di racconti   Leave a comment

Ed eccolo finalmente tra le mie mani. Il mio libro di racconti su cui ho lavorato per moltissimo tempo e che ha visto la luce, grazie alla scrittrice Franca Turco che ha curato l’editing, a Davide Beni che ha impaginato l’opera e seguito ogni dettaglio tecnico e a Mariachiara Rossetti che lo ha impreziosito illustrando la copertina con ” La dea del fiume” e una delle pagine interne.
Ringrazio chi lo ha già prenotato e gli amici che in questi giorni lo hanno già ritirato. 

Il libro “Il fiume scorre ancora”, si può acquistare sul sito Youcanprint,
http://www.youcanprint.it/…/il-fiume-scorre-ancora-raccolta…
oppure inviandomi un messaggio tramite e mail:

eufemia_g@live.it

Sul sito il costo è di euro 13 (non comprensivo delle spese di spedizione). Invece prenotandolo a me personalmente il costo è di euro 13 (comprensivo delle spese di spedizione, segnalibro/cartolina omaggio e dedica).
Grazie a tutti voi

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Pubblicato 7 gennaio 2017 da Eufemia Griffo in Libri, racconti, Senza categoria

“E dopo?”   Leave a comment

“E dopo? “. Un libro in formato e book, edito dalla casa editrice “Le Mezzelane”, a cui ho preso parte con il racconto ” Buonanotte Camilla”. Un libro ricchissimo di racconti di scrittori da ogni parte dell’ Italia, i cui proventi saranno devoluti alla ricostruzione della biblioteca di Pievetorina (Mc).
Anche su Amazon cliccando qua
https://www.amazon.it/dp/B01N31DNLU/ref=sr_1_9…
Grazie alla direttrice di Le Mezzelane Rita Angelelli e a tutti gli Autori presenti nella raccolta.

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Pubblicato 7 gennaio 2017 da Eufemia Griffo in Libri, racconti, Senza categoria

Fuori scende la neve, un mio racconto natalizio apparso sulla rivista “Writers” (numero speciale di Natale)   Leave a comment

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-immagine da Fiori di Poems-

E’ nelle piccole cose della vita, nei piccoli gesti, apparentemente insignificanti, che è racchiuso il senso di quello che rincorriamo per giorni, mesi, anni interi, affannandoci come instancabili viaggiatori, alla ricerca della meta da raggiungere. Eppure, a volte, essa è lì, a portata di mano e a volte basta fare un piccolo passo indietro e la felicità è là ad attenderci.

Vigilia di natale di qualche anno fa.

Ore 16,00
Scruto nervosa l’orologio della stazione. I minuti paiono non trascorrere mai e solo il suono dell’ultimo messaggio, mi scrolla dall’ansia che mi ha investita dopo avere letto del ritardo del treno.
E’ la vigilia di natale e fuori scende la neve e sento molto freddo al volto e alle mani.
Mia madre mi ha appena chiamata sul cellulare per avere novità riguardo al treno; tra meno di due ore saremo tutti a tavola, tutti insieme, per festeggiare natale che sta arrivando.
Cerco con lo sguardo un bar nelle vicinanze, ho voglia di qualcosa di caldo che mi riscaldi il cuore, ma temo di allontanarmi nel momento sbagliato.
Il treno potrebbe giungere ed io non sarei là ad attenderlo.
Il cuore in tumulto, mentre la mente vaga altrove, mentre immagino l’istante atteso da giorni, rivisto nei miei sogni ogni notte, da quando mi sono resa conto d’amarlo.
Un unico pensiero scandisce il ritmo dei battiti del mio cuore.
Scruto i volti della gente e vi leggo le mie stesse domande; chissà quante persone attendono coloro che amano e che desiderano solamente abbracciare. Come me.
Mi piace indugiare sull’espressione delle loro facce, fissarne gli occhi, osservarne il gesticolare a tratti nervoso e cercare di leggere le parole che si perdono nel brusio rumoroso. Mi chiedo se i loro pensieri siano gli stessi che attraversano la mia mente.

Una bimba, avrà forse sei anni, domanda ad alta voce alla mamma che la tiene per mano, quando arriva il treno che riporta a casa, papà.
Il volto della donna tradisce la mia identica ansia, ma un sorriso rassicurante spazza via quest’impressione fugace, mentre accarezza i capelli della figlia: un gesto che mi ricorda qualcosa. Forse un ricordo che m’appartiene e che sento familiare. Piccole tracce della mia vita che ritrovo scavando nei meandri della memoria e che hanno il potere di fare sorridere anche me.
Le osservo incantata, di nascosto, senza interferire con quell’attimo di felicità.

Ore 16,20

Tra sprazzi di luce d’un pomeriggio d’inverno ne scorgo la sagoma.
L’attesa è finita, lui sta tornando.
Lentamente il treno si avvicina alla stazione, mentre volti concitati si pongono mille domande e si aprono in un unico sorriso, come se in quel treno fosse racchiuso il momento atteso da sempre.
Le porte si aprono e scendono i primi passeggeri.
Amo questo istante.
Carrozza 9, non è vicinissima, ma da che parte scenderà?
Ho il “dono” di attendere sempre dalla parte sbagliata e finirò col non vederlo!
So che è solo l’emozione che tradisce un’immotivata preoccupazione, ma preferisco attenderlo all’inizio del binario.
Mentre lo cerco tra la folla dei viaggiatori, mi volto e rivedo la bambina che poco prima domandava del padre.
Scorgo un uomo elegante e dal volto sorridente che la prende tra le braccia e se la porta sulle spalle; la donna accanto alla bimba è visibilmente felice.
In quel loro abbraccio è racchiusa una parte del senso della vita di quelle persone.
Vedo ancora tanta, tantissima gente, che si abbraccia e che si bacia, ovunque vi è un’esplosione di gioia. O forse sono io che vedo solo questo. Mi piace pensare che ogni persona scesa da quel treno, regali un attimo di se stesso, quell’attimo che ci ostiniamo a chiamare felicità.
I miei occhi incontrano i suoi, l’attesa è finita.
Ora tocca a me abbracciare a piene mani e con una parte del mio cuore, quello che io credo sia il senso più profondo della vita e dei nostri giorni, ciò che io chiamo amore. Qualche volta basta fermarci e toccarlo con mano e avvolgerci di esso, così come ci avvolge la vita.
*
Mando un messaggio a mia madre in cui scrivo semplicemente così: “Mamma stiamo arrivando, tra un’oretta saremo a casa” e subito dopo, col cuore pieno di emozioni, mentre qualcosa di freddo ci accarezza le il volto, aggiungo: “Mamma…sta nevicando.”

Pubblicato 2 gennaio 2017 da Eufemia Griffo in racconti, Rivista on line, Senza categoria

Giochi di sabbia, pieni di stelle (immagine dal web)   Leave a comment

” Giochi di sabbia, pieni di stelle”

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Manca poco all’ autunno, eppure questo cielo di settembre è ancora così luminoso e fa pensare ad altri cieli, ad altre stelle, incontrate quest’ estate e che risplendono ancora nei ricordi dei giorni passati.

splende la luna –
nel cielo di settembre
ancora estate

Davanti alla luna, possiamo solo rimanere in silenzio e farci attraversare la mente, da mille pensieri, parole non dette, mute speranze aggrappate al cuore.
Come quelle per i figli, che in pochi anni sono diventati grandi, scavalcando letteralmente il tempo che sembra infinito, invece è come un granello di sabbia che scivola tra le dita. Allora sogni per loro un futuro luminoso come le stelle e vuoi ancora proteggerli come quando erano bambini e li abbracciavi anche solo con gli occhi.

pieni di stelle
negli occhi di una madre
gli stessi sogni

Camminando, ti accorgi che vorresti raggomitolare i giorni, riaprire tutti i cassetti e riporvi dentro giocattoli, caramelle e foto di momenti felici e
forse ritornare ancora un po’ bambina. Tornare a giocare sulla sabbia, in riva al mare costruendo Castelli di sogni incantati. Ma quel che rimane sono solo le impronte dei giorni trascorsi.

giochi di sabbia
sulla spiaggia rimane
solo un’ impronta

Le nuvole d’ autunno incombono, il cielo azzurro si prepara alle piogge e l’ estate, così come gli anni passati, fugge via, come una foglia spazzata via dal vento.

cadono foglie –
nessuna ancora sa
il suo destino
~
Eufemia Griffo

Dedicato a mio figlio che ha appena compiuto 17 anni. Non ero riuscita a scrivere nulla di nuovo in occasione del suo compleanno, ma stamattina le parole sono tornate a tessere pensieri e ricordi.
Dedicato al mio compagno, col quale quest’ estate, ho ammirato in silenzio, cieli pieni di stelle.

Pubblicato 12 settembre 2016 da Eufemia Griffo in haiku, racconti

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I posti più belli sono quelli che ti fanno sentire a casa, che nel tempo continuano a ‘ farsi ricordare’, a rimanere impigliati nella memoria. Sono quelli dove vorresti ritornare ogni volta, per rivedere un particolare che ti ha colpito, sentire un profumo, calpestare lo stesso suolo che hai già percorso.
O camminare per una strada di un borgo antico ed andare indietro con la mente, pensando a chi ti ha preceduto nel tempo e ha rifatto quello stesso percorso, migliaia di volte.
Il posto più bello è quello che puoi vedere con gli occhi della persona che ami e che ti sta accanto, che condivide con te le stesse identiche emozioni, da raccontare nei giorni d’ estate o in quelle lunghe d’ inverno senza mai stancarsi di dire: ‘ Ti ricordi quella volta? ‘

*

Eufemia Griffo

Pubblicato 29 agosto 2016 da Eufemia Griffo in racconti

Ricordi d’estate- immagine da Pinterest   Leave a comment

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Amo i ricordi dell’ estate. Amo scrivere dei momenti perfetti che rimarranno sospesi – come piccole stelle – nella mia memoria. A riempire quegli spazi che attendevano da tempo di essere colmati, come il cielo nella notte delle stelle cadenti, che da oscuro, si riempie di mille riflessi, fino a risplendere di cose belle.
Amo tutto questo, le cose semplici, inattese e casuali, che nessuno può prevedere e che proprio per questo, diventano tesori da celare nel dedalo della vita.
~
Eufemia Griffo

Pubblicato 23 agosto 2016 da Eufemia Griffo in racconti

Il rito del caffé – Foto mia   Leave a comment

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Il caffè di mattina è un rito che si perde nel dedalo dei ricordi. Mia nonna era famosa per il ‘ suo caffè ‘ e a tutte le ore, la casa dove abitava e dove ho avuto la fortuna di passare un’ infanzia meravigliosa, profumava di quell’ aroma singolare. Era d’ obbligo per i paesani, sostare a casa sua per scambiare un saluto ed ovviamente per degustare una tazzina di quella bevanda così speciale.
Il caffè è anche una pausa dai ritmi frenetici della vita, è riempire il palato e la bocca, di qualcosa di buono che ti regala un piacere singolare. E’ incontrare al bar vecchi amici o scambiare quattro chiacchiere col tuo barman di fiducia. E’ passeggiare per le strade affollate della città o quelle deliziose di un antico borgo medievale e scegliere la caffetteria che in quel momento attrae la tua attenzione, con le sue vetrine, il profumo dei dolci appena sfornati e l’inconfondibile aroma che stuzzica i sensi.
Caffè è anche alzarsi al mattino e condividerlo con la persona che ami e che magari te lo prepara con amore, ogni giorno, versandolo in una tazzina, che sulla tavola, attende solo te.

*

Eufemia Griffo

Pubblicato 23 agosto 2016 da Eufemia Griffo in racconti

Città della Pieve- foto mia   Leave a comment

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Tutto è così bello, luminoso come l’ alba del primo mattino o quando il sole tramonta, prima della notte.
Il cielo attende notti scintillanti e si dipinge di ombre oscure, ma solo per poco.
Le stelle luccicanti che attraversano le nuvole, gli occhi ed i miei ricordi, sono destinate a rimanere.
Sospese nel tempo, nel confine dell’ infinito, per poi scomparire di nuovo e lasciare ai raggi dorati, il compito di risorgere di nuovo, sulla città antica.
~
Eufemia Griffo
(testo e foto, miei) – Città della Pieve ( Perugia)

Pubblicato 23 agosto 2016 da Eufemia Griffo in racconti

Varenna (Lago di Lecco)   Leave a comment

I colori dei fiori rubano tutta la bellezza del cielo, azzurro e trasparente, come le acque del lago.
Varenna, un nome dal fascino antico, dove le stradine a picco sull’ immensa distesa d’ acqua, sono dedali di scalini che salgono su su, in cima, e paiono non terminare mai.
Il sole di luglio luccica sulle onde. Non c’ è tempo per pensare, quando il tempo scorre, veloce, come l’ acqua del lago.

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Pubblicato 23 luglio 2016 da Eufemia Griffo in racconti

A casa   1 comment

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  • Immagine by Deviantart “Home sweet home –

Ci sono cose che diamo per scontato, su cui non ci soffermiamo più perché fanno parte della nostra quotidianità. Ci sono persino persone che non riusciamo più a guardare negli occhi, di cui la voce non ci dice più nulla e che pur sfiorando il nostro cammino ogni giorno, sono diventate un enorme puzzle di indifferenza che si incastra come un pezzo dalla forma bizzarra, nella nostra vita. A furia di correre, ci lasciamo sfuggire le piccole cose e non ci sorprendiamo più. E così parole come sogni, viaggio, amicizia, amore, casa… diventato poco più di un suono, che si smarrisce tra i migliaia esistenti!
Che bella la parola “casa”! Quali e quanti modi esistono per parlare di quel luogo speciale che ci accoglie, la dimora dove ci sentiamo al sicuro, dove ritroviamo noi stessi ed i nostri affetti, dopo ore trascorse lontano da essa. Dove aprendo la porta, ti accoglie il sorriso di un bambino, di un uomo o una donna o il semplice profumo di una torta appena sfornata.
Si possono percorrere migliaia di chilometri cercando e cercando la casa dei nostri sogni. Si possono attraversare mille paesi e percorrere le strade più lunghe, ma la casa, la nostra casa, sarà sempre quel luogo dove entrando, ti sentirai “giunto” nell’ unico posto che hai cercato per tanto tempo e dove volevi essere esattamente in quell’ istante in cui spalancando la porta, ritroverai tutte quelle piccole cose che ancora non sapevi nemmeno di avere.
~
Eufemia Griffo

Pubblicato 23 maggio 2016 da Eufemia Griffo in racconti

“Il tempo scorre ancora”, mio racconto sulla foto di Paolo Palmieri   Leave a comment

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“Verrò presto”, disse il Sole inciampando nelle stelle sospese nel cielo d’ estate.
“Verrò presto”, ripeté, attraversando le nuvole sospinte dal vento, nel silenzio irreale in un giorno d’ autunno.
Il tempo scorreva e le foglie, nello sguardo del Sole, sbiadirono nel gelo dei cristalli in inverno.
“Verrò presto”, ripete’ nuovamente, mentre i raggi sfioravano la neve sotto il cui manto le prime gemme, annunciavano la primavera.
Dopo un lungo viaggio, il Sole giunse infine tra le braccia della Luna, che lo attendeva nel tempo eterno delle stagioni che scorrono, vestita
di cielo e del blu della notte. Ad ogni primavera, e soltanto per una notte, Sole e Luna intrecciavano i loro raggi luminosi ed iniziavano a danzare in un eterno abbraccio, fatto di stelle, nubi, foglie d’autunno, cristalli di neve e gemme in fiore, in un tempo infinito, senza fine, impetuoso come un fiume che scorre ma armonico, come una antica melodia la cui ultima nota ancora non è stata scritta.
Quando la danza terminava, infine essi tornavano nelle loro dimore, separati dalle tenebre e da scie luminose, in attesa che ancora una volta e per una volta soltanto, potessero nuovamente ricongiungersi per risplendere insieme come in una notte d’estate.
~
Eufemia Griffo

(nella foto il cantautore Alessandro Mannarino, tutti i diritti d`autore sono riservati ed appartengono all’ autore della foto).

Pubblicato 15 febbraio 2016 da Eufemia Griffo in racconti

Appunti di viaggio 3 – A Perugia   Leave a comment

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(Perugia )

Oggi il cielo è sgombro dalla nebbia e le verdi vallate si aprono all’ orizzonte come in estate. Raggi di sole sembrano girandole di stelle e la città – che meraviglia!!! – conserva la bellezza del passato e sembra non curarsi dei secoli che scorrono.

Tutto è più bello a Natale e sotto la rocca, l’ incanto e le luci dei mercanti, rendono l’ aria ancora più festosa. Un senso di felicità resta impigliato negliocchi e poi si torna a casa e si sta tutti insieme, davanti al fuoco del camino, che lambisce di rosso le ombre della sera.
~

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Eufemia

Pubblicato 6 gennaio 2016 da Eufemia Griffo in racconti

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Appunti di viaggio 2 – Umbria mon amour   Leave a comment

Nel cielo terso, splende la luce dorata d’ un lucernario e dissolve quel mare di nebbia che fa da confine tra il cielo e la terra. Un oceano bianco ed infinito fatto di onde di bruma, ad ingannare viaggiatori distratti sulle strade quasi deserte.
Appunti di viaggio, stavolta in inverno, parole alla ricerca di un posto sicuro per rivivere i ricordi di un’ estate passata fatta di stelle nel cielo d’ agosto.
Eppure a ben guardare, la limpida luce di quelle stelle lontane, dissolve la nebbia e nel firmamento, rimangono scie luminose che attraversano il buio che fa meno paura.
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Eufemia

Foto mie

(Città della Pieve, Perugia)

Pubblicato 6 gennaio 2016 da Eufemia Griffo in racconti

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Appunti di viaggio parte I – Racconto sulla foto d Paolo Sdruscia   1 comment

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Come il pittore che cerca la giusta angolazione per catturare la luce che trasferisce sul dipinto, così io trovai quella scia luminosa che doveva guidare il mio scatto. Un momento perfetto per il luogo che mi trovai ad attraversare, imperfetto poiché non si può catturare l’ eterno e la storia, attraverso un semplice fotogramma.
Eppure è quello che tenta di fare ogni viaggiatore, ossia imprimere nei ricordi, gli scorci che hanno il potere di lasciare un’ impronta sull’anima.
Quella ero io, una viaggiatrice senza mete, rapita dal profumo dei fiori appesi alle finestre di vecchie case di un antico borgo medievale.
Quella ero io, che attraversava il passato impossessandosi della sua bellezza, in punta di piedi,con quella sorta di timore di chi viaggia a ritroso nel tempo attraverso il presente. Un divario che a tratti sembrava un paradosso, ma col rispetto che si ha per le cose antiche, costruite con mani nude da uomini che mai avrebbero immaginato quali tesori avrebbero consegnato al futuro.
Ora però il viaggio proseguiva verso altre mete, alla ricerca di qualcosa che attraversasse il senso dei giorni e si spingesse al di là di essi. Altre strade da percorrere, città da visitare, persone con cui scambiare ricordi e pensieri da appuntare su un taccuino, con le parole che danzano sulla carta e diventano emozioni e memorie da sfogliare un giorno, ricordando quel che è stato e quel che di esso è rimasto.
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Eufemia Griffo ©

Pubblicato 21 settembre 2015 da Eufemia Griffo in Paolo Sdruscia, racconti

Il vecchio campanile – foto di Paolo Sdruscia   1 comment

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E se il tempo non esistesse? E se fosse solo un’ illusione della mente? Potrebbe essere come un granello di sabbia prigioniero di una clessidra?
E se il fiume dei giorni interrompesse finalmente la sua corsa, quell’ eterno divenire che tutto trascina via?
Ed invece, tutto scorre, le ore ed i giorni, i mesi e gli anni al rintocco di vecchi orologi che stanno là in bella mostra, sui campanili delle città.
Baluardi e sentinelle del passato e del presente.
Ne hanno viste di cose i vecchi campanili, come questo della fotografia, che si erge magnifico quasi a sfiorare il cielo. Solitario simbolo di tanti secoli che si rincorrono frenetici, ad osservare i volti della gente, i loro capricci, i giorni di gloria e quelli della sconfitta, le gioie e i dolori. Le madri che attendono i figli reduci dagli orrori della guerra, o fanciulle innamorate in attesa di riabbracciare il loro amore. Quanti anni sono passati ? Quanti destini si sono incrociati all’ ombra del vecchio campanile?
Gli antichi avevano trovato la chiave per essere felici: ignorare il tempo, tendergli un bel tranello vivendo ogni giorno secondo il famoso detto “carpe diem”. Gli uomini allora non si curavano di quel signore capriccioso incurante della felicità degli uomini, astuto giocatore impegnato a muovere le sue pedine sulla scacchiera.
Forse forse chissà mai che un giorno potremo ancora vivere così, senza le corse e gli affanni, senza guardare l’ orologio e senza curarci di invecchiare.
Allora anche il vecchio campanile potrà prendersi una pausa, finalmente, stanco di essere sempre così preciso e vorrà godere del suono del silenzio. Immerso nel buio della notte, sotto un cielo d’estate, trapuntato di stelle.

Pubblicato 28 agosto 2015 da Eufemia Griffo in Paolo Sdruscia, racconti

Il suono del silenzio – sull’immagine di Paolo Sdruscia   1 comment

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Cécile guardò  fuori dalla finestra che rifletteva la sua immagine sui vetri, deformata da piccole gocce di pioggia. Erano giorni che diluviava ed il maltempo si addiceva perfettamente al suo stato d’animo.
D’ un tratto però la pioggia cessò ed apparve tra le nubi scomposte dal forte vento, un arco luminoso che attraversava il cielo quasi squarciandone il colore. A fondersi con esso, in lontananza, il mare che la donna amava osservare da quella postazione privilegiata, finanche a perdersi in esso e ritrovare il suono perfetto del silenzio.
Come un’unica melodia capace di unire l’infinito col finito.
Cécile guardava attraverso le sottili sbarre della finestra quasi a voler raggiungere quella dimora perfetta dove i sogni non erano solo illusioni e dove il domani non era più una goccia di rugiada scivolata sul bordo di una foglia, ma piccole scintille di sole, sprigionate dal lento consumarsi di un giorno di pioggia.
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Eufemia Griffo

Pubblicato 1 agosto 2015 da Eufemia Griffo in Paolo Sdruscia, racconti