A sense of place, edited by kj munro.

This is the final installment of ‘A Sense of Place’ edited by kj munro. This is my contribution for this lovely column:

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winter solstice
the first snowflake
on the city sidewalk

Eufemia Griffo

Annunci

Stardust: edited by Valentina Ranaldi- Adams, Dec. 2018

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windy day
a dandelion seed
touchs a cloud

Eufemia Griffo 

Pubblicato 27 dicembre 2018 da Eufemia Griffo in pubblicazioni internazionali, Stardust

Butterfly Dream edited by Chen-ou Liu

Absolutely honoured to appear for the second time in Butterfly Dream edited by Chen-ou Liu, with one poem of mine translated into chinese and commented by editor. 
This poem has already been published in Failed haiku August 2017 edited by Michael Rehling.

 

ba

English Original

fallen leaves
gathering the pieces
of another life

Failed Haiku, 2:20, August 2017

Eufemia Griffo

Chinese Translation (Traditional)

落葉
收集另一種生活
的碎片

Chinese Translation (Simplified)

落叶
收集另一种生活
的碎片

Bio Sketch

Eufemia Griffo is from Settimo Milanese (Milano) Italy. She is a writer and poet who has published books of poetry and fiction, including Dracula’s inheritance (The Legacy of Dracula), which she co-authored with Davide Benincasa, and The river is still flowing (a collection of tales). She has won many awards for her writing and has published haiku in the best international magazines. Her blog is Eufemia Griffo

The opening line sets the scene and seasonal context while the unexpected yet thematically and emotionally significant last line elevates the haiku to a philosophical/contemplative level, sparking the reader’s reflection on (the circle of)life and death.

https://neverendingstoryhaikutanka.blogspot.com/2018/12/butterfly-dream-another-life-haiku-by.html?m=1&fbclid=IwAR0U23cXDNCaV4copwAKYOXdHXTh0P3ueqHftIdtKUKdNo9Hn7ueTxQX7yw

Charlotte Digregorio’s Writer’s blog

Always such a pleasure to read this beautiful blog edited by Charlotte Digregorio. So happy to have one poem of mine published. Many thanks dear Charlotte.

ch

Another year older
the sun slides
into its shadow

by Eufemia Griffo (Italy)

seashores, Vol. 1, October 2018

http://www.charlottedigregorio.wordpress.com/

Primo premio Doscar, concorso letterario di poesia – Milano, 15 dicembre 2018

Primo posto premio Doscar 2018, sezione poesia. 
Sono sinceramente sorpresa perché non me lo aspettavo, ma vinco per la seconda volta questo premio con due poesie: ” Il silenzio e la neve ” e ” Davanti al mare “. 
Nessuna targa o diploma ma cento euro da spendere in Feltrinelli. 
Nella foto il presidente Dosca dottor Szeco che mi consegna il premio.

doscar

Pubblicato 22 dicembre 2018 da Eufemia Griffo in premi, Premiazioni, Premio Doscar, Senza categoria

haiku trameridiani e paralleli edizioni Fusibilia, associazione culturale.

fusibilia
Onorata di fare parte di questa splendida collezione di haiku italiani insieme a tanti amici. Bellissima la prefazione curata da Valentina Meloni. Congratulazioni a tutti.

campi innevati –
un germoglio di riso
appena nato

foglie cadute –
tutte quelle parole
mai sussurrate

nebbia sul lago –
la voce di mia madre
in lontananza

Eufemia Griffo

Pubblicato 22 dicembre 2018 da Eufemia Griffo in haiku, pubblicazioni cartacee, Senza categoria

A sense of place – Tree poems of mine featured in this beautiful column

maple

walking on the sidewalk
the smell of a warm soup
brings me home

Eufemia Griffo

A Sense of Place: CITY SIDEWALK – smell Dec. 12)

deep autumn
the flight of the last leaves
on the sidewalk

Eufemia Griffo ( A Sense of Place: CITY SIDEWALK – sight, Nov. 28)

hiking trail
the frozen taste of rain
on our lips

Eufemia Griffo

A Sense of Place: HIKING TRAIL – taste Nov. 14

camminando sul marciapiede
l’odore di una zuppa calda
mi riporta a casa

Eufemia Griffo

A Sense of Place: CITY SIDEWALK – smell 12 dic.)

autunno profondo
il volo delle ultime foglie
sul marciapiede

Eufemia Griffo (A Sense of Place: CITY SIDEWALK – sight, 28 nov)

sentiero d’escursionismo
il sapore congelato della pioggia
sulle nostre labbra

Eufemia Griffo

A Sense of Place: HIKING TRAIL – assaggio il 14 novembre

Eufemia Griffo – Otata December, 2018

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nebbia autunnale
il luccichio delle stelle
svanisce nel nulla

autumn fog
the stars’ glittering lost
in that void

lungo inverno
la neve cade ancora
su ogni foglia

long winter
the snow still falls
on every leaf

luna errante
ancora l’eco
di una canzone d’amore

wandering moon
still the echo
of a love song

luna d’inverno
la forma argentata
di un fiocco di neve

winter moon
the silvered shape
of a snowflake

brughiera d’autunno
il canto d’addio
di una poiana

autumn moorlands
the farewell song
of a buzzard

Eufemia Griffo 

Pubblicato 13 dicembre 2018 da Eufemia Griffo in haiku, Otata, pubblicazioni internazionali

Failed Haiku – December 2018

Seven poems of mine featured in December issue 36 of Failed Haiku edited by Michael Rehling. There are also five poems of mine in memory of Angelee Deodhar. Thank you so much Mike for these three years full of poetry.

tribute
~~~
A Tribute to Angelee Deodhar

falling blossoms
your last poem
carried by the wind

winter solitude
looking for tiny stars
in the dark night

last journey
the stars protect
all your steps

last lines
the words are still looking for
their poet

winter solstice
the useless wait
of your retourn
~~~
empty garden
the call of a great tit
after love

cold spring
the spider still weaves
new frozen paths

~~~
Un tributo per Angelee Deodhar

fiori che cadono
il tuo ultimo poema
portato dal vento

solitudine invernale
alla ricerca di piccole stelle
nella notte oscura

ultimo viaggio
le stelle proteggono
tutti i tuoi passi

ultime righe
le parole stanno ancora cercando
il loro poeta

solstizio d’inverno
l’attesa inutile
del tuo ritorno
~~~
giardino vuoto
il richiamo di una cinciallegra
dopo l’amore

primavera fredda
il ragno continua a tessere
nuovi percorsi congelati

Eufemia Griffo

Eufemia Griffo – Sezione B 2018

La pelle non dimentica, edizione 2018. Le mie poesie in gara per il premio.

La pelle non dimentica

rachel-weisz-interpreta-ipazia-di-alessandria-in-agoraIl pianto del vento ( A Ipazia)

Sanguina la luna, stanotte.
Si spengono anche le stelle,
gli ultimi riverberi brillano
nella notte luccicante
quando ancora tutti i sogni
sono antiche memorie

Un peplo si agita nel vento
scosso dalla dama dal nero manto
seduttrice di uomini famelici
i volti sporchi di odio
e di cenere grigia caduta
da un rogo di cielo e di nubi

Piangono gli antichi dei
agitandosi tra le pietre
dell’antico tempio.
“Ipazia, Ipazia, dove sei?”

Nella piazza, dove si raccontava
di lune, di stelle e pianeti
una pira di fuoco lambisce la notte.
Le pietre conservano ancora
il pianto del vento

Rain – A Yara Gambirasio

Voglio pensare
ad ali di farfalla
e tu in silenzio
a osservare il mondo
che a te fu portato via

Il tempo cola
sotto fili di pioggia
e catene di giorni
e sui vetri opachi
scorrono rivoli
di fragili ricordi

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Pubblicato 28 novembre 2018 da Eufemia Griffo in Senza categoria

Stardust, Issue 23 – November 2018

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rustling leaves
the last breath
of Autumn

Eufemia Griffo

stardust

https://drive.google.com/file/d/1Z8kKH_fINvT-8Eim6Q507eTEV5cYbx68/view

Pubblicato 24 novembre 2018 da Eufemia Griffo in Stardust

Otata, November 2018. Ten poems of mine featured in this wonderful journal edited by John Martone

foglie

 

paper lanterns
a sparkling swarm
of tiny stars

lanterne di carta
uno sciame scintillante
di piccole stelle

winter solitude
the snow geese fly
in the silence

solitudine invernale
le oche delle nevi volano
nel silenzio

falling leaves
an old monk hums
an ancient mantra

foglie che cadono
un vecchio monaco canticchia
un antico mantra

candlelight
a poet still looking for
a last line

lume di candela
un poeta sta ancora cercando
un’ultima riga

leafless trees
the light of dusk
in my hair

alberi senza foglie
la luce del tramonto
tra i miei capelli

misty woods
the invisible color
of elderberry leaves

bosco nebbioso
il colore invisibile
delle foglie di sambuco

indian summer
the wild smell
of red berries

estate di San Martino
l’odore selvatico
delle bacche rosse

fishing village
the lapping of waves
in empty nets

villaggio di pescatori
lo sciabordio delle onde
tra le reti vuote

windy shore
the fragile scent
of sea lilies

spiaggia ventosa
il fragile profumo
dei gigli marini

The Great Wave
an old painter mixes colours
of the infinite

La Grande Onda
il vecchio pittore mescola i colori
dell’infinito
~
Eufemia Griffo

Seashore an international journal to share the spirit of haiku (edited by Paul Chambers, Gilles Fabres, David Burleigh), October 2018, Volume 1

Happy to appear in Seashore an international journal to share the spirit of haiku (edited by Paul Chambers, Gilles Fabres, David Burleigh), October 2018, Volume 1. These are my two poems featured in this beautiful issue:

sea

another year older
the sun slides
into its shadow

un altro anno più vecchio
il sole scivola
nella sua ombra

paper lanterns
all these little fires
in the summer sky

lanterne di carta
tutti questi piccoli fuochi
nel cielo estivo

*
Eufemia Griffo

Eufemia Griffo, Chrysanthemum edited by Beate Conrad, Fall Issue – October 2018

mallard

misty morning
the invisible flight
of a mallard

mattino nebbioso
il volo invisibile
di un germano reale

Eufemia Griffo

Siamo una squadra, Herr Göbbels, un racconto di Renato Ghezzi pubblicato nell’antologia dei racconti storici di “Historica” casa editrice

Siamo una squadra, Herr Göbbels
di Renato Ghezzi

rudi
Così non andava, proprio non andava.
Theo Kaufmann si guardò di nuovo intorno e scosse il capo. Si sentiva oppresso da un senso di rabbia misto a impotenza che gli impediva di essere felice. Era stato convocato come portiere titolare per la squadra nazionale di hockey su ghiaccio, avrebbe difeso la porta della Germania alle olimpiadi di Garmisch, davanti al suo pubblico, al suo popolo. Ma non riusciva a provare gioia, non a quelle condizioni. Per l’ennesima volta cercò conforto negli occhi dei compagni, ma non lo trovò. Wiedermann, Kuhn, Schenk: gli sguardi bassi e i volti tirati, come se si vergognassero di essere lì, in quello spogliatoio. Loro, i più forti hockeisti tedeschi, i vincitori del campionato del mondo del 1934.
Theo sapeva che condividevano il suo stesso pensiero: mancava Rudi Ball.
Rudi, il più bravo, il miglior attaccante mai visto in Europa. Uno scricciolo di sì e no cinquanta chili, col suo metro e mezzo di altezza scompariva in mezzo ai giganteschi compagni. Ma sui pattini lo scricciolo diventava veloce, elegante e micidiale come un ghepardo. Era anche il giocatore più altruista, generoso e allegro che fosse mai sceso su una pista di ghiaccio. Theo cercò di ricordare quando l’avesse visto arrabbiato e si rese conto che non era mai successo. Poteva richiamare alla mente solo il suo sorriso aperto, cordiale. Sincero.
Nessuno lo aveva comunicato ufficialmente, ma tutti avevano compreso perché Rudi non fosse lì. Rudi Ball era ebreo. Con Joseph Göbbels ministro dello sport non poteva essere altrimenti. Mancava anche Gustav Jaenecke, peraltro. Lui non era stato escluso, aveva rifiutato la convocazione.
«Se non gioca Rudi, non gioco nemmeno io», aveva detto. Per quanto ariano, era anche amico fraterno di Rudi, e aveva deciso di mettere a repentaglio la sua carriera per solidarietà. Ci voleva coraggio, troppo coraggio.
Theo cercò di scacciare quei fantasmi e si concentrò sull’allacciatura dei pattini, l’allenamento stava per cominciare. Uscirono tutti insieme dallo spogliatoio, scesero in pista in assoluto silenzio e, come automi, iniziarono i giri di riscaldamento.
Dopo qualche minuto il fischietto dell’allenatore li richiamò a centro pista. Theo non capì perché Hoffinger li facesse allineare lì in mezzo, anziché radunarli in panchina, fin quando non riconobbe l’ometto che lo accompagnava.
Era Karl Ritter von Halt, di recente nominato responsabile del Comitato Olimpico. A Theo per poco non sfuggì un’imprecazione. Considerava quell’uomo un inetto, un incapace che aveva fatto carriera solo grazie a protezioni altolocate. Correva voce che anche quel “von” fosse fasullo, un regalo del suo amico von Tschammen, lui sì, un vero nobile.
Von Halt attaccò il suo discorso magniloquente, del quale Theo non ascoltò una sola parola. Ritrovò l’attenzione solo quando dal tono riuscì a intuire che il gerarca stesse per concludere.
«…per la gloria imperitura del Terzo Reich. Heil Hitler!»
«Heil Hitler!» risposero tutti, tendendo il braccio in alto. Alla fine del saluto, Theo non lo riabbassò.
«Kaufmann, cosa vuoi?» lo apostrofò Bobby Hoffinger, con quel suo accento impastato, da canadese.
«Avrei una domanda.»
«Abbassa quel braccio e falla.»
Theo chiuse gli occhi, si riempì i polmoni e buttò fuori: «Dov’è Rudi Ball?»
«Vedi…» cercò di dire Hoffinger, ma von Halt lo zittì.
«Non è stato convocato», rispose secco.
«Perché? È il nostro miglior giocatore. Senza di lui non abbiamo speranze di vincere neanche una partita.»
Von Halt gli si avvicinò fino a mezzo metro ma si arrestò di colpo, quasi imbarazzato. Theo capì che quel piccoletto non aveva calcolato di trovarsi di fronte a un portiere che, sui pattini, lo sovrastava di mezzo metro buono. Il gerarca unì le mani dietro la schiena e tornò a mettersi di fianco all’allenatore.
«Voi giocherete senza Ball e vincerete l’oro», intimò, fissando Theo da quella distanza.
«Non mi avete ancora detto perché lo avete escluso», insistette Theo. «Non credo per motivi sportivi.»
Dopo alcuni secondi di silenzio, Hoffinger prese coraggio e rispose: «No, Kaufmann. Tu sai a che razza appartiene Ball, vero?»
Theo drizzò la schiena. «Rudi Ball è un giocatore di hockey, il migliore.»
«Lo so, ma ti chiedevo: sai di che razza è?»
«Herr Trainer, qui, nell’arena del ghiaccio, io conosco solo due razze: i giocatori di hockey e gli altri.» Disse le ultime parole fissando von Halt con disprezzo. «Rudi Ball è un giocatore di hockey.»
«Ma è un ebreo!» strillò il gerarca. «La nazionale del Reich non ammette ebrei!»
Theo guardò a destra e a sinistra le due ali dei compagni. Diede un colpo di pattino, avanzò di mezzo metro.
«Allora io non gioco», disse cercando di controllare il tremito della voce.
«Cos’hai detto?» La voce di von Halt divenne ancora più stridula.
«Che se non giocano Ball e Jaenecke non gioco nemmeno io.»
«Ma sei impazzito? Non ti puoi rifiutare!» gridò l’allenatore, inviperito.
Von Halt fece un cenno con la mano guantata di nero. «Non importa, lo lasci andare. Con lui faremo i conti dopo. Ce l’avete un secondo portiere, no?»
Dalla fila uscì Wilhelm Egginger: «Sono io. Ma nemmeno io gioco.»
Hoffinger si mise le mani nei capelli. «Ma cosa vi sta succedendo? Sono le olimpiadi, l’occasione della vostra vita! Volete rovinarvi la carriera, ma vi rendete conto? Verrete deferiti, radiati!»
«Non solo loro», disse una voce, bassa ma ferma, proveniente dalla fila.
«Chi ha parlato, adesso?» Von Halt stava per raggiungere livelli da isteria.
«Io, Georg Strobl.»
«Anch’io, Alois Kuhn.»
«Anch’io.»
«Anch’io.»
Uno per uno, tutti i giocatori avanzarono di mezzo metro, affiancando Theo Kaufmann. Fu capitan Paul Trauttman a parlare per tutti: «Herr Hoffinger, Herr von Halt: se non riammettete Rudi Ball nessuno di noi andrà a Garmisch.»
Fermi, sull’attenti, gli undici giocatori attesero una risposta che non arrivò. Von Halt e l’allenatore si erano messi invece a confabulare tra loro. Infine Hoffinger batté le mani e disse: «Bene, signori. A cambiarvi, e restate nello spogliatoio. Vi raggiungeremo tra poco.»

Rivestiti dei loro abiti borghesi, i ragazzi aspettavano. Non sapevano bene cosa, forse qualcuno che dicesse loro di andare a casa, forse le SA che li avrebbero arrestati. La tensione cresceva e Theo pensò che quell’attesa prolungata potesse essere una tattica, un tentativo di farli cedere.
Passò più di un’ora prima che la porta si aprisse. Dietro a Hoffinger e von Halt videro entrare un uomo magro, distinto, in giacca e cravatta. Il viso era scarno ma gli occhi emanavano una luce cupa, magnetica. Theo lo riconobbe, come anche gli altri: Joseph Göbbels.
«Buonasera, signori», esordì, «mi si dice che non volete fare parte della selezione olimpica.»
Paul Trauttman emise un lungo respiro e si alzò. «È vero, signore», rispose per tutti. Theo lo ammirò, in quel momento. Era e rimaneva il loro capitano.
«E potrei conoscerne il motivo?» domandò Göbbels avvicinandosi. L’effetto di quello sguardo era soggiogante, ben diverso dal vuoto inespressivo di quello di von Halt.
Theo si rese conto che Trauttman ansimava, che stava lottando contro la soggezione e il timore. Ce la fece, però e rispose, con una gamba tremante ma con voce ferma: «Noi siamo una squadra, signore. Rudi Ball è parte della squadra. Gustav Jaenecke è parte della squadra. Senza di loro non giochiamo.»
«E così, rinuncereste a Garmisch per un ebreo?»
«Rinunceremmo per un nostro compagno di squadra. Faremmo la stessa cosa per chiunque di noi.»
Göbbels annuì. «Bene. State parlando solo per voi stesso, vero? Facciamo così: chi vuol entrare a far parte della selezione, rimanga. Gli altri, fuori. Ma sappiate che verrete deferiti, la vostra carriera terminerà oggi.»
Si mossero tutti verso l’uscita.
«Fermi!» gridò Hoffinger, e soffiò qualche parola nell’orecchio del ministro, che impallidì visibilmente.
Theo, che era il più vicino, riuscì a cogliere la sua risposta: «Perché non possiamo far giocare i rincalzi?»
Hoffinger rispose in un sussurro inudibile, se non da Göbbels che a quelle parole si fece ancora più cupo in viso.
Seguì un silenzio teso e imbarazzato. Göbbels parve chiudersi in se stesso e né Hoffinger né von Halt osavano disturbarlo. Theo Kaufmann capì di dover cogliere quell’ultima opportunità: «Mi perdoni, signor Ministro della Propaganda.»
Göbbels gli puntò addosso il suo sguardo raggelante. Theo temette che le gambe gli cedessero e fece uno sforzo per restare sull’attenti. Riuscì lo stesso a proseguire: «Come spiegherà alla stampa, a quella estera in particolare, l’assenza da Garmisch di tutti i migliori hockeisti tedeschi? E al nostro popolo cosa dirà quando la squadra su cui puntate per una medaglia d’oro verrà eliminata al primo turno? E al Fuhrer?»
Rimasero a fissarsi immobili, sostenendo l’uno lo sguardo dell’altro.
Infine, Göbbels si passò una mano sulla fronte, come a tergere il sudore.
Fulminò von Halt con lo sguardo, si voltò verso Hoffinger e gli disse solamente: «Convocate Rudi Ball.»

Grazie alla coraggiosa presa di posizione dei compagni di squadra, Rudi Ball partecipò alle Olimpiadi di Garmisch Partenkirchen del 1936. Con lui in squadra, la Germania si classificò prima nella fase iniziale. Nella prima partita della seconda fase, Rudi portò i suoi compagni alla vittoria contro la temibile Ungheria ma gli avversari lo presero di mira durante tutta la partita. Uno scontro non certo fortuito gli procurò la rottura della clavicola e Rudi dovette abbandonare il torneo. Senza di lui, i tedeschi pareggiarono contro la Gran Bretagna e furono sconfitti dal Canada, terminando quinti.
Come riconoscimento per aver partecipato ai Giochi, Rudi ottenne il visto per sé e la sua famiglia ed espatriò in Sudafrica, dove morì nel 1975. Nel 2004 è stato ammesso alla Hockey Hall of Fame di Toronto.

A Sense of Place: HIKING TRAIL – hearing My poem with a comment by Kathy Munro (October 31, 2018)

There is the suggestion of several things going on here – the sighing, possibly because it is such a long trail, is not being heard, and this description of the wind swallowing other sounds… it has certainly taken my breath away…

snow

 

winter trail
the white noise
of snow

Eufemia Griffo

A sense of place ( hearing) edited by kj munro

 

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summer solstice
the call of a buzzard
on Amiata mount

Mount Amiata is located about 20 km northwest of Lake Bolsena in the southern Tuscany region of Italy.

Eufemia Griffo

A Sense of place edited by kj munro is up! This week’s theme: MOUNTAIN – sight.

milky

milky way
the stars frame
even the mountains

Piccola anima smarrita e soave – Un mio racconto pubblicato nell’antologia dei racconti storici di “Historica” casa editrice

cecilia

Autunno 1490

Alla corte di Ludovico il Moro, pochi mesi prima del matrimonio di Ludovico con Beatrice d’Este.
Da Madonna Cecilia Gallerani al suo amato Ludovico.
 
Caro Ludovico,
così vicino al mio cuore. Il tempo scivola via dalle nostre mani e si perde, come grani di sabbia in una clessidra. In silenzio essi giacciono uno sopra l’altro, senza più poter riprendere a vorticare perché non c’è più chi giri la clessidra. Così è il mio cuore senza di voi, in balia di questo nulla e del suo silenzio.
Quanta passione ha travolto le nostre esistenze in questo ultimo anno. Ora quello che rimane è solo questo dolore che cerco di dissimulare, questo cosciente sentimento della mia fine, mentre vago nella regione dei sogni e dei pensieri, sognando l’amore del mio amato signore, che presto sarà sposo di quella bambina  di cui tutti parlano. Tranne voi, tranne me. Di notte sogno l’amore, i vostri baci, il vostro amato volto.
 
«Dammi mille baci, e ancora cento/ poi nuovamente mille e ancora cento»(1) 
 
Ora me ne rendo conto, mentre giaccio sul mio letto che in questo anno felice, mi ha accolta tra le vostre braccia. Lo stesso letto dove mi sono rifugiata quando mi gridaste con tutta la passione e la violenza amorosa di cui eravate capace, che io ero la più bella tra tutte le donne del vostro palazzo e che a me, donavate il vostro nobile cuore.
 
«Come il frutto dell’albero, anche la vita diventa dolcissima un attimo prima di iniziare ad appassire.»(2) 
 
Ma ora io non so più nulla, non ho più certezze, tranne che vi amo e che mi aggrappo a quella vita che mi sta sfuggendo di mano, come le foglie in autunno, quando non vogliono staccarsi dal loro albero da cui traggono linfa e nutrimento vitale.
Sono stanca e anche i miei occhi lo sono, mentre indugiano su questo antico libro  le cui parole sembrano essere state scritte per me.
 
« Ti odio e ti amo. Ti Chiederai come faccia! Non so, ma avviene ed è la mia tortura.»(3) 
 
Ieri, mentre guardavo quel meraviglioso quadro che mi ritrae (4) in cui Magister Leonardo ha profuso tutta la sua arte di abile pittore e genio, ho pensato alle sue parole, mentre dipingeva.
«Madonna, tanti e tali sono i marchingegni che ho inventato seguendo il genio della mia mente, eppure una sola cosa non sono stato capace di creare. Qualcosa a cui non so dare il nome, qualcosa che riguarda il cuore, in modo che possa scioglierlo dalle catene del dolore, della malinconia e dalla tristezza, quando essi sopraggiungono e come belve fameliche, lo divorano poco a poco, fino a farlo a pezzi.»
Questo mi disse Leonardo da Vinci, mentre dava nuova bellezza al mio volto, facendolo rivivere per sempre. In quei giorni ero così felice, ma le sue parole adombrarono il mio cuore, come se qualcosa dovesse accadere da lì a poco. Non riuscii a trovare le parole adatte, ma questo artista così geniale, di cui tutti parlano a corte, ha intuito già allora l’effimera felicità di cui abbiamo goduto per così poco tempo.
 
Milano, 5 dicembre 1490
 
Caro Ludovico,
è quasi inverno, eppure oggi il sole splende nella nostra amata Milano. Ma nel mio cuore c’è un velo di nebbia, lo stesso che spesso ricopre, in autunno, ogni cosa.
Cosa conta davvero nella nostra esistenza?
Per alcuni il potere, il rango, la nobiltà e l’essere nobile, oppure essere ricordati nelle biografie ufficiali e figurare col proprio nome sulla tomba.(5)
Tutte sciocchezze!
Lo scorrere inesorabile del tempo scava un baratro nell’esistenza degli uomini e noi ci troviamo come sospesi su una voragine, in precario equilibrio; nel vuoto, riusciamo finalmente a osservare come degli spettatori, l’avventura della nostra vita che solo nel momento del pericolo, acquista un senso e si dischiude in tutta la sua interezza e in tutta la sua bellezza.
Ma in quel momento, prima di cadere, immagino tutto il dolore, il mio e il vostro, Ludovico, mentre ci pervade. Allora mi prende una tale disperazione che la sento divenire pura e tangibile in me.
Ludovico, sono stanca, nel fisico e nella mente. In questi giorni ho ricevuto ed eseguito tutti gli ordini che mi avete impartito, sono diventata un’ombra nell’ombra, sottile come la forma dei miei desideri, trasparente come una goccia d’acqua quando la pioggia attraversa l’arcobaleno. Silenziosa, perché le parole devono scomparire ed essere seppellite nello scrigno della mia anima.
Per un attimo ho pensato al mio passato, mi sono rivista bambina, adolescente e finalmente donna. Ho preso coscienza di esserlo diventata il giorno in cui i vostri occhi posarono lo sguardo sul mio viso.  Era poco più di un anno fa, da poco avevo compiuto diciassette anni; avevo i capelli raccolti sotto la retina impreziosita da piccoli diademi, a cui giorno dopo giorno, sene aggiungeva uno. Eravate voi a donarmelo, pegno del vostro amore, così bello, puro, infinito.
Amore, amore…questa parola che mi sussurravate all’orecchio,  scivolava in fondo al mio cuore. Una parola che detestavo prima di allora, dopo una delusione che oggi definirei puerile, quando quel giovane che credevo di amare, preferì a me una duchessa, che  avrebbe portato più lustro alla sua casata, rispetto al mio titolo di contessa.
Amore. Una parola che so finalmente appartenermi da quando esso ha bussato con la vostra mano alla mia porta, come un forestiero venuto da lontano e che dopo tanto peregrinare trova finalmente riposo.
Una parola che è riemersa nella mia memoria pur nella stupida convinzione di volerla seppellire per sempre. Che assurda presunzione!
Ma ora,  vi congiungerete per sempre a Beatrice. E io rimarrò sola, aggirandomi nelle stanze dove abbiamo conosciuto l’amore e dove dimoreranno solo le ombre dei nostri ricordi. Esse diventeranno nel tempo i luoghi dei miei sogni e le mie residenze segrete.
 
« Nella notte ingannevole i lievi sogni si prendono gioco di me e fanno trepidare di falsi terrori le nostre menti spaventate…»(6)
 
Un luogo dove  costruirò un castello fatto da quegli stessi sogni che sono così reali e allo stesso tempo immaginari, dentro i quali mi rifugerò nei momenti di solitudine e di tristezza. E mi piace pensare che qui sarò al momento della mia morte.

Ho fatto un sogno di recente.
Ero felice. Ci guardavamo e a un certo punto mi carezzavate i capelli. Era un sogno colorato e pieno di luce. Poi il sogno ha assunto i colori del rosso. Ma non erano i colori del tramonto, bensì quelli del sangue, quando prende a scorrere impetuoso. Tutto si colorava di rosso: il fiume, l’erba, il cielo mentre intorno calavano il buio e le tenebre. Un dolore ha preso a lacerarmi il petto e a farmi sanguinare.

Voi eravate così lontano da me, le vostre mani a protendersi mentre cercavano le mie, ma io scivolavo lontano, portata via dalle onde di quel fiume. E il vostro volto amato scompariva così per sempre.
Mi sono svegliata di soprassalto, piangendo. Solo allora mi sono accorta che Il vostro corpo caldo, forte, possente, giaceva accanto al mio. Era allora tutto un sogno?
Vi siete voltato e mi avete guardata col vostro sguardo pieno d’amore. Così come avete fatto tutte le volte in cui mi avete detto di amarmi, pur non potendo condurmi all’altare.
«Cecilia,  Vi amo più della mia vita.»
Poi vi siete voltato, il volto sereno, lontano dai miei sogni, lontano dal presente e dal futuro che ci attende. Eravate solo un uomo, il mio amato uomo. Solo io vi avrò visto così. Solo io avrò guardato in fondo alla vostra anima, una piccola anima smarrita e soave (7), su cui l’ombra  nera del futuro, non ha posto ancora il suo velo di tenebre.
 

Per sempre Vostra Cecilia

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Il 17 gennaio 1491, nella cappella ducale del Castello di Pavia, Ludovico il Moro sposò Beatrice d’Este, figlia tredicenne di Ercole I d’Este, duca di Ferrara.
La contessa Cecilia Gallerani ebbe un figlio da Ludovico il Moro, Cesare. Dopo essere rimasta presso gli Sforza anche dopo il matrimonio del Moro con Beatrice d’Este, alla nascita del figlioletto fu allontanata dalla corte degli Sforza dallo stesso Ludovico ricevendo in dono diversi immobili e beni.
Rifugiatasi per due anni da Isabella d’Este a Mantova, tornò a Milano dagli Sforza. Al 27 luglio 1492 risalgono le sue nozze con il conte Ludovico Carminati “il Bergamino”.
 
Note al testo
(1) “Da mi basia mille, deinde centum/dein mille altera, dein seconda centum, deinde usque altera mille/deiade centum”: da Catullo (poeta latino, 87-54 a.C.) , Poesie, V, 7/9.
(2) Questa citazione è di N.M. Karamzin, scrittore russo (1766-1826)…
(3) Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Ti odio e ti amo. Ti Chiederai come faccia! Non so, ma avviene ed è la mia tortura.
Gaio Valerio Catullo
(4) Cecilia Gallerani ha dato il suo volto al famoso quadro di Leonardo da Vinci “La dama con l’ermellino”. Mentre posava per il dipinto, Cecilia ebbe modo di apprezzare Leonardo e di comprenderne le straordinarie doti. Lo invitò a riunioni di studiosi e di intellettuali di Milano, in cui si discuteva di filosofia e di varia cultura. Cecilia stessa presiedeva alcune di queste riunioni.
(5)  Foscolo, “Jacopo Ortis”.
(6) Tibullo, poeta latino (54-19 a.C.) , tratta da “Elegie” , III, 4,7/8 .
(7) Così termina il libro “Mémoires d’Hadrien” della Yourcenar! Queste parole sono state scritte realmente dall’imperatore Adriano e la scrittrice le utilizza al termine del suo bellissimo libro: “ Animula vagula, blandula..Hospes comesque corporis, quae nunc abibis in loca…Pallidula , rigida, nudula, nec ut soles, dabis iocos…” P. Aelius Hadrianus.

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Racconto pubblicato nell’antologia dei racconti storici della casa editrice “Historica”, settembre 2018

Racconti storici. Vol. 1

Komorebi – Colonna haiku rivista letteraria “Euterpe”, Settembre 2018

Komorebi, curata da Valentina Meloni all’interno della rivista letteraria Euterpe. Questi sono i miei quattro contributi dedicati a donne coraggiose. Il tema delle donne e il coraggio è stato quello del numero 27 della rivista uscita in agosto. Complimenti a tutti.

anna

gelide foglie
un profondo silenzio
dentro me stessa
(a Mia Martini)

fili spinati
gli intrecci dolorosi
dei miei ricordi
(Ad Anna Frank)

fiocchi di neve
così effimero il tempo
che ci rimane
(A Jane Austen e a Tom Lefroy, che Jane amò per tutta la vita)

tela di ragno
tutta la mia esistenza
appesa a un filo
(a Sylvia Plath)

Eufemia Griffo

https://drive.google.com/file/d/1IboaGLe7fPhxTj3z371WF-a5CoKVAPl1/view

Pubblicato 29 ottobre 2018 da Eufemia Griffo in Euterpe, Senza categoria