Haiku in workplace – August, 9   1 comment

madame

work from home …
the Madame Butterfly’s notes
to keep me awake

lavoro da casa …
le note della Madonna Butterfly
per tenermi sveglio

*

Eufemia Griffo

Pubblicato 9 agosto 2017 da Eufemia Griffo in Haiku in workplace, senryu

Hiroshima, 2   Leave a comment

only ghosts…
I don’t remember more
their names

Rhapsody3

Pubblicato 7 agosto 2017 da Eufemia Griffo in Senza categoria

Hiroshima   Leave a comment

​dark …

a mother still waits for

her child

*

( picture from google)

Pubblicato 7 agosto 2017 da Eufemia Griffo in Senza categoria

Old inuit – One poem of mine featured in Failed Haiku, August 1 and republished  in My haiku pond, August 3   Leave a comment

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old inuit …
on the kayak bow

his child’s name

 

vecchio inuit …
sulla prua del kayak

il nome del suo bambino

*

Eufemia Griffo, Failed haiku August 1 and republished in My haiku pond August, 3

Pubblicato 3 agosto 2017 da Eufemia Griffo in haiku, senryu

Mandala – One haiku of mine featured in Otata, August 1   Leave a comment

mand

mandala …
a little sunbeam
from petal to petal

un Mandala …
un piccolo raggio di sole
da petalo a petalo

*

Eufemia Griffo

Pubblicato 3 agosto 2017 da Eufemia Griffo in haiku, Otata, Senza categoria

Haiku in workplace, Aug. 2, 2017 – My contribution   Leave a comment

spagh

pranzo veloce
immaginando gli spaghetti
della domenica
*
Eufemia

Pubblicato 2 agosto 2017 da Eufemia Griffo in Haiku in workplace, senryu

Fallen leaves – My haiku in Failed haiku, Aug. 1, 2017   Leave a comment

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fallen leaves
gathering the pieces
of another life

 foglie cadute
raccogliendo i pezzi
di un’altra vita
*
Failed Haiku, Aug. 1, 2017

My four poems in Failed Haiku Issue 20, the amazing Journal edited by Mike Rheling.   Leave a comment

Lovely day!
I’ve four poems in Failed Haiku Issue 20, the amazing Journal edited by Mike Rheling.
Thank you so much dear Mike for the stunning work and congratulations to all poets selected.

 

fa

https://failedhaiku.com/2017/07/31/issue-20-is-now-up/

Pubblicato 1 agosto 2017 da Eufemia Griffo in Failed haiku, haiku, senryu

My four haiku featured on John Martone’ Otata, the amazing american issue, August 2017   Leave a comment

Honored to have my four haiku featured on John Martone‘ Otata, the amazing american issue, this month again. Caro John sono così felice di apparire insieme a tanti amici su Otata di Agosto. Grazie di cuore e congratulazioni a tutti. 💖

 

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https://otatablog.wordpress.com/2017/07/31/august-2017/#respond

Pubblicato 1 agosto 2017 da Eufemia Griffo in haiku, Otata, senryu

Tanabata Matsuri, the new e book, Is up!   Leave a comment

Il nostro bellissimo e book per celebrare Tanabata Matsuri, in ogni parte del mondo. Grazie amici Haikuist che avete inviato le vostre poesie, da ogni parte del mondo. Thanks a lot to evryone.

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU e di ispirazione giapponese

Memorie di una geisha e Ama no gawa, sono due blog italiani, fondati rispettivamente da Eufemia Griffo ed Elisa Allo. Elisa è stata la prima haikuist italiana a fondare un blog dedicato agli haiku nel lontano 2005 e qualche mese dopo, è nato anche Memorie di una Geisha. 
Per festeggiare questo sodalizio così lungo, abbiamo pensato di unire in un unico e book, dopo quello dedicato alla festa della mamma, tutte le poesie pervenute ai nostri blog in occasione di Tanabata Matsuri.
Dopo decine di e book contenenti le poesie di Autori italiani e pubblicati dal 2006 ad oggi, abbiamo creato un piccolo ma prezioso scrigno, che contiene le poesie anche di autori stranieri. Grazie a tutti, Vi auguriamo buona lettura.

“Memoirs of a Geisha” and “Ama no Gawa”, are two Italian blogs, respectively founded by Eufemia Griffo and Elisa Allo. Elisa was the first haikuist to create a blog…

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Pubblicato 31 luglio 2017 da Eufemia Griffo in Senza categoria

Daily Haiku: July 31, 2017   Leave a comment

Felice e onorata di essere nuovamente ospite del blog internazionale della scrittrice americana, Charlotte Digregorio, la mia più profonda gratitudine.

Charlotte Digregorio's Writer's Blog

senryu
daily run
on the train window
I write your nameby Eufemia Griffo (Italy)
"Haiku in the Workplace"
The Haiku Foundation
Jan. 25, 2017

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Pubblicato 31 luglio 2017 da Eufemia Griffo in Senza categoria

Un ricordo di due anni fa – La nuova Musa luglio 2015   Leave a comment

la nuova musa

Pubblicato 29 luglio 2017 da Eufemia Griffo in Giuria, premi, Premiazioni, Senza categoria

Cadono rose nel giardino – Menzione di merito XIII CONCORSO NAZIONALE di Poesia : “IL CASTELLO DI SOPRAMONTE”, in in memoria del Prof. Don Antonio Guarneri e di Barbara Valsesia. COMUNE DI PRATO SESIA LA TORRE.   Leave a comment

rose

La notte non ha voce.
Come un’ombra senza più veli
attraverserò le tempeste,
su una nave persa nel mare
quando ogni onda è già nemica

Sono già nei tuoi sogni.
Arde l’impronta dei miei baci,
candele gocciolanti cera.
L’abito dipinto di luna
s’arrende al fragore del vento

L’amore è un richiamo.
Ha le sembianze di una belva
dalle fauci insanguinate.
Nemmeno la Luna risplende,
si nasconde dietro le nubi

La sposa immacolata
altèra al pari di una regina,
ha smarrito tutti i sogni.
Cadono rose nel giardino
lentamente, una ad una

*

Eufemia Griffo

finally summer vacation… one haiku of mine in Haiku in workplace, edited by Jim Kacian   Leave a comment

One haiku of mine selected from Jim Kacian for The haiku in workplace, July 26th. The theme’s: Summer Vacation Plans.

ff

finally summer vacation…
walking barefoot
above the hills

finalmente le vacanze estive …
camminando a piedi nudi
sopra le colline
*
Eufemia Griffo

https://www.thehaikufoundation.org/…/haiku-in-the-workplace/

Antonia Pozzi, “L’eco cupa del tonfo”. Un mio articolo apparso su “Occhi di Argo” nell’ambito della mia rubrica dedicata alla poesia “Delle rose e di altri inverni”.   Leave a comment

“Delle rose e di altri inverni”: Antonia Pozzi, l’articolo di Eufemia Griffo

Antonia Pozzi.jpg

Ecco l’articolo di Eufemia Griffo dedicato alla poetessa Antonia Pozzi. Ne trovate una sintesi sul Segnalibro del mese di maggio (qui il post dedicato). 

In fondo all’articolo trovate l’immagine della colonna dedicata nel Segnalibro.

L’eco cupa del tonfo

Ricordando Antonia Pozzi

Il 13 Febbraio si celebra l’anniversario della nascita di Antonia Pozzi, poetessa milanese morta suicida a soli ventisei anni. La data che segna la fine della sua esistenza è il 3 dicembre 1938. La neve ricopre il manto erboso attorno all’abbazia di Chiaravalle e attutisce ogni rumore; l’eco del suo tonfo le dona pace, anelata da tempo. La sua bicicletta si ferma per l’ultima volta costeggiando i campi dell’abbazia di Chiaravalle: questa sarà la sua ultima fermata.

Suonano i passi come morte cose

scagliate dentro un’acqua tranquilla

che in tremulo affanno rifletta

da riva a riva

l’eco cupa del tonfo”.

Parlare di Antonia Pozzi è un percorso emozionale che le parole celebrano per restituire alla grande e indimenticabile poetessa milanese, quella fama che in vita non raggiunse. D’altra parte sceglie di togliersi la vita giovanissima, incapace di vivere in un mondo che non le apparteneva e che non riconosceva essere suo.

Sì, bello morire,
quando la nostra giovinezza arranca
su per la roccia, a conquistare l’alto.
Bello cadere, quando nervi e carne,
pazzi di forza, voglion farsi anima;
quando, dal fondo d’una fenditura,
il cielo terso pare un’imparziale
mano che benedica e i picchi, intorno,
quasi obbedienti a una consegna arcana,
vegliano irrigiditi.

La morte è come una liberazione per Antonia, è quel momento che segna il distacco tra quei fili che in vita l’hanno tenuta tanto stretta fino a soffocarla, e quel vuoto al quale lei si affida ora con consapevolezza.

Un passo indietro

Facciamo un passo indietro e parliamo di Antonia Pozzi, ovvero della semplice ragazza che è stata, del suo amore per il suo professore di lettere del liceo, delle sue amate montagne e delle sue poesie così intense e uniche nel genere.

Bionda, minuta e delicata, Antonia è una bella bambina, come la ritraggono molte fotografie; accanto a lei ci sono suo padre, l’avvocato Roberto Pozzi, originario di Laveno, e la contessa Lina, figlia del conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana e di Maria Gramignola, proprietari di una vasta tenuta terriera, detta La Zelata, a Bereguardo. Nelle fotografie i suoi genitori la guardano sempre con amore e dedizione. Suo nonno Antonio è una persona coltissima nonché un noto storico amante dell’arte e versato nel disegno e nell’acquerello. La nonna, Maria, che Antonia chiama “Nena” è una donna sensibilissima ed è la figlia di Elisa Grossi, a sua volta figlia del più famoso Tommaso. Con Nena, Antonia avrà fin da bambina un rapporto di tenerissimo affetto.

Passano gli anni e nel 1922 Antonia si iscrive giovanissima al liceo- ginnasio Manzoni di Milano da dove, nel 1930, esce diplomata per avventurarsi negli studi universitari, alla Statale di Milano. Gli anni del liceo segnano per sempre la vita di Antonia. Tra i banchi di scuola, la Pozzi si innamora perdutamente del suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, che per primo le mostra la bellezza celata tra le parole e la vita che scorre tra le righe di una penna.

Antonia inizia con Cervi una relazione che definisce in una lettera all’adorata nonna Nena come «una gran fiamma dietro una grata di nervi, un’anima purissima anelante.» Cervi non è certamente un uomo attraente dal punto di vista meramente fisico, ma ha un’immensa cultura classica e questo è un elemento sufficiente per sedurre il cuore e l’anima di Antonia Pozzi.

La giovanissima allieva non fatica a scoprire che dietro l’ardore e la serietà, nonché la severità del docente, si celano molte affinità tra loro, come l’amore per il bello, l’arte, la cultura, la poesia e il sapere in generale.

Il fascino si tramuta in un amore intenso e allo stesso tempo tragico: Antonia non ha fatto i conti con suo padre che osteggia in maniera ferma e fin dall’inizio la relazione col professore Cervi che viene quindi trasferito a Roma. In realtà questo amore resterà incancellabile dalla sua anima anche quando, forse per colmare il terribile vuoto, si illuderà di altri amori, di altri progetti, nella sua breve e tormentata vita.

L’avvocato Pozzi, di tendenze filo-fascista, non vede di buon occhio il legame tra sua figlia e il docente a cui Antonia inizia a dedicare tante liriche, come questa che segue.

L’allodola

Dopo il bacio – dall’ombra degli olmi

sulla strada uscivamo

per ritornare:

sorridevamo al domani

come bimbi tranquilli.

Le nostre mani

congiunte

componevano una tenace

conchiglia

che custodiva

la pace.

Ed io ero piana

quasi tu fossi un santo

che placa la vana

tempesta e cammina sul lago.

Io ero un immenso

cielo d’estate

all’alba

su sconfinate

distese di grano.

E il mio cuore

una trillante allodola

che misurava

la serenità.

La poesia diventa una lirica straordinaria, bellissima e coinvolgente, nonché la sublimazione di un amore impossibile.

A Roma Cervi instaurerà con la sua amata, uno scambio epistolare che si protrarrà fino al 1934.

« Navighiamo a incontrarci» , scrive Antonia in una poesia del 1933 che ha come titolo «Ricongiungimento» .

Se io capissi
quel che vuole dire
− non vederti più −
credo che la mia vita
qui − finirebbe.

Tuttavia essi non si riuniranno mai più e il trasferimento del docente a Roma, segnerà la fine della loro relazione.

All’inizio degli anni trenta, Antonia si iscrive alla facoltà di lettere della Statale di Milano dove frequenta assiduamente le lezioni di filosofia di Antonio Banfi, entrando nella cerchia dei cosiddetti “banfiani”, tra cui spiccano Vittorio Sereni, Giulio Preti, Remo Cantoni, Alberto Mondadori, Enzo Paci e Luciano Anceschi. Si tratta di un ambiente culturalmente vivo e stimolante ma che la Pozzi non sente adatto a lei, donna e poetessa sensibile, al punto che un giorno si sente consigliare da Banfi di passare al romanzo storico e da Paci di «scrivere il meno possibile.» Ma come si fa a non dare voce alla propria anima, quando le parole ti prendono per mano e ti conducono oltre quella realtà che ti circonda?

Il seme del fascismo sta furiosamente germogliando ed è impossibile rimanere chiusi nelle università quando una guerra oramai imminente, sta per iniziare e il regime tesse la sua propaganda, entrando trionfalmente nelle menti e nei cuori degli italiani.

Antonia ricorda le serate al teatro, in compagnia di sua madre, una donna di famiglia aristocratica, colta e intelligente, ma succube del marito.

Le serate alla Scala sono oramai un lontano ricordo, giorni in cui la musica penetrava profondamente nel suo cuore e alla stregua delle sue adorate parole, attraversava i meandri della sua anima. Sono memorie lontane, appartenute a un passato cancellato dal dramma dei giorni che scorrevano sul calendario; si celebra la lussuria della guerra che permea ogni cosa.

Con Dino Antonia, vagabonda nelle periferie milanesi, annotando quella «miseria [che] durerà per sempre» e che le apre un mondo in netto contrasto con il benessere borghese in cui è nata e per il quale si sente in colpa. Antonia ha sempre snobbato i salotti borghesi preferendo a essi, i campi

della pianura lombarda e la natura incontaminata di Pasturo, un paesino della Valsassina frequentato fin dall’infanzia, tra « tra le mie mamme montagne». È tra gli amati monti che la Pozzi si ritira e scrive le sue poesie più belle. La natura è la sua dimora, è il suo rifugio ideale, è assaporare la gioia dell’infanzia e dimenticare i fantasmi che le si agitano dentro, sempre di più. È malinconia di una vita che non ha vissuto come avrebbe voluto, del ricordo di un amore perduto e mai dimenticato.

Nella natura selvaggia, tra rocce e gli amati nevai, a cui dedicherà una lirica struggente, Antonia cerca quell’agognata pace che metta a tacere il suo tormento interiore e faccia da elemento conciliatore tra lei e il mondo.

In Nevai, del 1934, Antonia tenta di pacificare il suo tormento, aprendo un dialogo tra se stessa e il mondo, respirando le sue ferite nell’aria rarefatta delle cime innevate.

Nevai

Io fui nel giorno alto che vive

oltre gli abeti,

io camminai su campi e monti

di luce –

Traversai laghi morti – ed un segreto

canto mi sussurravano le onde

prigioniere –

passai su bianche rive, chiamando

a nome le genziane

sopite –

Io sognai nella neve di un’immensa

città di fiori

sepolta –

io fui sui monti

come un irto fiore –

e guardavo le rocce,

gli alti scogli

per i mari del vento –

e cantavo fra me di una remota

estate, che coi suoi amari

rododendri

m’avvampava nel sangue –

 La montagna è la vita e le parole di Antonia celebrano perfettamente questo suo sentire. Che siano le montagne prossime a Pasturo, come la Grigna, o quella più alta e più lontana delle Dolomiti, si palesa con esse, un forte legame, un attaccamento unico alla terra. Radici forti che diventano umane, come le emozioni di Antonia che le descrive, si fa prendere per mano e condurre da esse, fino alla vetta più alta delle sue amate montagne.

Lo spirito si esalta fino a entrare in una profonda comunione spirituale con la bellezza dei luoghi che la circondano.

Sulla parete strapiombante, ho scorto
una chiazza rossastra ed ho creduto
che fosse sangue: erano licheni
piatti ed innocui. Ma io ne ho tremato.
Eppure, folle lampo di tripudio…   

Ma è anche una natura che le fa sentire tutta gli umani limiti. Antonia vive con disagio la situazione politica e sociale del suo tempo, il cui clima sempre più cupo sembra influenzare progressivamente anche il suo stato d’animo e il suo sguardo sulla vita. Le parole non possono più salvarla e non colmano il vuoto e la malinconia. È una spaccatura troppo netta tra il mondo là fuori, in cui imperversa la guerra e quello che si agita nel suo cuore.

Preghiera

Signore, tu lo senti

ch’io non ho voce più

per ridire

il tuo canto segreto.

Signore, tu lo vedi

ch’io non ho occhi più

per i tuoi cieli, per le nuvole tue

consolatrici.

Il 15 settembre 1937, pochi mesi prima del suicidio, scrive all’amica Elvira Gandini senza nascondere la sua disillusione, l’incertezza del futuro, la strada in salita, una grande strada bianca. Si sente oramai sdradicata e senza radici:

Ninfee

Anch’io non ho radici

che leghino la mia

vita – alla terra –

anch’io cresco dal fondo

di un lago – colmo

di pianto.

La sua è una corazza vulnerabile che non la protegge più e anzi lascia intravedere la sua disperazione mortale, di cui parlerà nel suo biglietto d’addio, quando il 3 dicembre del 1938 sceglierà di darsi la morte con un flacone di barbiturici.

La neve riveste di bianco la campagna intorno all’abbazia di Chiaravalle. Antonia parcheggia la bicicletta e si siede a pochi metri da una roggia, come in Lombardia chiamano i piccoli corsi d’ acqua che attraversano i campi. Ha con sé un barattolo di barbiturici che ingoia con una sola sorsata d’acqua e poi si sdraia sulla neve. La trovano ancora viva, ma muore poche ore dopo, ufficialmente per «polmonite», dirà suo padre, che tenterà a lungo di coprire lo scandalo del suicidio, attribuendo la sua scomparsa a una polmonite ed evitando di far trapelare per molto tempo le sue opere, oggi quasi tutte edite.

Pudore

Se qualcuna delle mie povere parole

ti piace

e tu me lo dici

sia pur solo con gli occhi

io mi spalanco

in un riso beato

ma tremo come una mamma piccola giovane

che perfino arrossisce

Ad Antonia Pozzi, è stato dedicato un film-documentario del 2009,

«Poesia che mi guardi», della regista Marina Spada, impreziosito da immagini d’epoca della poetessa milanese tratte dai filmati di famiglia.

« Triste orto abbandonato l’anima
si cinge di selvagge siepi
di amori:
morire è questo
ricoprirsi di rovi
nati in noi 
»

(Antonia Pozzi, da Naufraghi, 19 dicembre 1933)

La Pozzi è sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo: il monumento funebre, un Cristo in bronzo, è opera dello scultore Giannino Castiglioni.

Presagio

Esita l’ultima luce

fra le dita congiunte dei pioppi –

l’ombra trema di freddo e d’attesa

dietro di noi

e lenta muove intorno le braccia

per farci più soli –

Cade l’ultima luce

sulle chiome dei tigli –

in cielo le dita dei pioppi

s’inanellano di stelle –

Qualcosa dal cielo discende

verso l’ombra che trema –

qualcosa passa

nella tenebra nostra

come un biancore –

forse qualcosa che ancora

non è –

forse qualcuno che sarà

domani –

forse una creatura

del nostro pianto –

Milano, 15 novembre 1930

Opere di Antonia Pozzi (fonte: Wikipedia)

Tutte le sue opere sono state pubblicate postume. Nelle edizioni più recenti è stata ricostruita la genesi delle sue poesie.

Parole, Milano, Mondadori, 1939, I ed., 91 poesie; 1943, II ed., 157 poesie; 1948, III ed., 159 poesie; 1964, IV ed., 176 poesie, con prefazione di Eugenio Montale.

Flaubert. La formazione letteraria (1830 – 1865), tesi di laurea, con prefazione di Antonio Banfi, Garzanti, 1940.

La vita sognata ed altre poesie inedite, Milano, Scheiwiller, a cura di Alessandra Cenni e Onorina Dino, 1986.

Diari, introduzione di O. Dino a cura di O. Dino e A.Cenni, Scheiwiller, 1988.

L’età delle parole è finita. Lettere (1925 – 1938), con prefazione di A. Cenni, Milano, Archinto, 1989.

Parole, con prefazione di Alessandra Cenni, a cura di A. Cenni e O. Dino, Milano, Garzanti, 1989 e 2001.

Pozzi e Sereni. La giovinezza che non trova scampo, a cura di Alessandra Cenni, Milano, Scheiwiller, 1988.

Mentre tu dormi le stagioni passano…, a cura di Alessandra Cenni e Onorina Dino, Milano, Viennepierre, 1998.

Poesia, mi confesso con te. Ultime poesie inedite (1929-1933), a cura di Onorina Dino, Viennepierre, 2004.

Nelle immagini l’anima: antologia fotografica, a cura di L. Pellegatta e O. Dino, Milano, Ancora, 2007.

Diari e altri scritti, nuova edizione a cura di Onorina Dino, note ai testi e postfazione di Matteo M. Vecchio, Milano, Viennepierre, 2008

  1. Pozzi – T. Gadenz, Epistolario (1933-1938), a cura di O. Dino, Viennepierre, Milano 2008.

Tutte le opere, a cura di Alessandra Cenni, Garzanti, Milano, 2009.

Poesia che mi guardi, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino, Bologna, Luca Sossella Editore, 2010.

Soltanto in sogno. Lettere e fotografie per Dino Formaggio, a cura di Giuseppe Sandrini, Verona, Alba Pratalia, 2011.

Flaubert. La formazione letteraria (1830-1865) , a cura di Alessandra Cenni, Milano, Libri Scheiwiller, 2012.

Lieve offerta, Poesie e Prose, a cura di Alessandra Cenni e Silvio Raffo, Milano, Bietti, 2013.

Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere (1919-1938), a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino, Milano, Àncora, 2014.

Nel prato azzurro del cielo, a cura di Teresa Porcella, illustrazioni di Gioia Marchegiani, Firenze, Motta Junior, 2015.

Parole. Tutte le poesie, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino, Milano, Àncora, 2015.

Lieve offerta, Poesie e Prose, a cura di Alessandra Cenni e Silvio Raffo (con la biografia di Alessandra Cenni: In riva alla vita), Milano, Bietti, 1ª ed. 2014, 2a ed 2015, ebook 2016.

Dal Segnalibro di maggio.

 

L’articolo orginale si può leggere qua.

http://occhidiargo.blogspot.it/2017/07/delle-rose-e-di-altri-inverni-antonia.html

 

 

Un mio haiku pubblicato nella rivista americana “Stardust, poetry with a little sparkle” numero di Luglio, di Valentina Ranaldi Adams   2 comments

tu
(picture from google)

Aquarium …
a turtle still remembers
the sound of the sea

 

Acquario…
una tartaruga ricorda ancora
il suono del mare

*

Eufemia Griffo

Ecco il link per potere scaricare l’intera rivista

https://drive.google.com/file/d/0B2qnvk3Lnv93Sk9nTm9aVGljOFk/view

On the Jim Kacian’s column “Haiku in workplace”. Theme: getting fired, July 13   Leave a comment

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fired . . .
only speck of dust
on the desk

licenziato…
solo un granello di polvere
sulla scrivania

*

Eufemia Griffo 

Pubblicato 23 luglio 2017 da Eufemia Griffo in Haiku in workplace, senryu

Haiku – Otata, Juin 1   Leave a comment

ch

childhood memories
shelling the grains of wheat 
one by one

recuerdos de infancia *
desgranando los granos de maíz
uno por uno

memorie d’infanzia
sgranando chicchi di mais
uno a uno

*
Eufemia Griffo

La traduzione in spagnolo è di Julia Guzmán, thank you so much dear Julia. ❤

Pubblicato 22 luglio 2017 da Eufemia Griffo in haiku, Otata, Senza categoria

Haiku in work place – July 19th (theme’s : Elevator Awkwardness)   Leave a comment

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secret love . . .
I watch him on the elevator
with lowered eyes

amore segreto…
lo guardonell’ascensore
con gli occhi abbassati
~

Eufemia Griffo 

( in the picture Gwyneth Paltrow in “Sliding Doors”, -American romantic drama film written and directed by Peter Howitt).

Pubblicato 20 luglio 2017 da Eufemia Griffo in Haiku in workplace, senryu

Si spengono le stelle – Alla principessa Leila Organa, volata per sempre verso le stelle   Leave a comment

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21/10/1956 – 27/12/2016

Si spengono le stelle,
l’ ultimo riverbero brilla
nella notte luccicante
quando ancora tutti i sogni
sono come antiche memorie

Sul trono abbandonato
resta soltanto un abito bianco
del colore della Luna.
L’ ultimo viaggio attende Leila,
verso l’ aurora tinta di Sole
`
Eufemia Griffo 

28/12/2016

Nell’ immagine Carrie Fisher (princess Leila) 

Pubblicato 18 luglio 2017 da Eufemia Griffo in Poesia, Senza categoria, Star Wars Leila